Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2020  gennaio 11 Sabato calendario


Storia di Laurent, morto sul carrello dell’aereo

È stata una questione di secondi. Nelle immagini di sorveglianza dell’aeroporto di Abidjan si vede un ragazzino, con indosso maglietta sottile e calzoni corti, avanzare spedito verso il carrello d’atterraggio di un aereo Air France posato sulla pista con i motori accesi, pronto al decollo. È notte, sono le 22.55 nella capitale economica della Costa d’Avorio. Un Boeing 777 si appresta a partire per Parigi. Il giovane sale sulle ruote, si aggrappa ai tiranti e riesce ad entrare nella parte inferiore dell’aereo un attimo prima del decollo.
Laurent Barthélemy Ani Guibahi, questo il nome del giovane ritrovato morto all’aeroporto di Roissy mercoledì, sapeva di non avere nessuna chance di arrivare in Europa? Ignorava che quel suo balzo veloce dentro all’aereo lo destinava a una morte orrenda, per asfissia o ipotermia, o qualcuno lo aveva illuso che ci fosse una qualche possibilità di salvarsi? Di lui si sa ancora poco. Le prime informazioni anagrafiche del ragazzo sono state fornite ieri dal ministro ivoriano dei Trasporti, Amadou Koné.Laurent era nato in un sobborgo di Abidjan, Yopougon, dove frequentava la terza media. Avrebbe compiuto 15 anni il 5 febbraio. Secondo il ministro Koné, qualche ora prima del decollo c’era stato l’avvistamento di un individuo nei pressi delle piste ma l’ispezione degli agenti non aveva permesso di rintracciarlo. Al di là dell’alto recinto che circonda l’aeroporto è stato trovato il suo zainetto, con indumenti ed effetti personali. Laurent ha probabilmente aspettato per ore il volo per Parigi, nascondendosi nella vegetazione, e nel momento di lanciarsi verso l’ultimo, disperato viaggio non ha preso nemmeno la borsa.
Il ministro Koné ha sottolineato ieri che tutti controlli di sicurezza prima del decollo erano stati effettuati regolarmente. Non c’è stata nessuna complicità interna allo scalo, ha aggiunto. Dal comunicato rilasciato dal ministero, che esprime «compassione» per la famiglia di Laurent, si capisce che il governo ivoriano teme un impatto negativo sull’immagine dell’aeroporto di Abidjan, snodo importante nell’Africa occidentale. «Abbiamo rafforzato le misure di protezione delle piste e vogliamo creare una zona tampone più larga» ha precisato il ministro. Come se la sicurezza aerea venisse prima del dramma umano.
A Parigi, oltre allo scarno messaggio di Air France che ha annunciato il ritrovamento del «passeggero clandestino» sul volo AF703, non ci sono reazioni. Anche la Francia si è lentamente assuefatta. La salma del ragazzo si trova nella camera mortuaria di Roissy in attesa dell’autopsia ordinata dalla procura di Bobigny. È il passaggio legale necessario per poter mettere il corpo del giovane su un altro aereo e restituirlo alla famiglia.
«Sappiamo che le procedure giudiziarie in questi casi sono più lunghe del solito perché, in fondo, quando muore un immigrato non interessa a nessuno» dice Rafael Flichman della Cimade. L’associazione che offre assistenza agli immigrati in Francia si batte contro una burocrazia che impedisce di dare un nome e una sepoltura dignitosa a queste vittime. Flichman cita molti altri casi, alla frontiera con l’Italia, con l’Inghilterra, a Marsiglia. Questa volta, grazie all’eco mediatica, l’identificazione è stata più rapida. Il rischio è che la storia di Laurent si perda nel tempo e nella memoria, come quella di tanti altri.