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 2020  gennaio 07 Martedì calendario


Le offerte alla Chiesa dimezzate in un decennio

Un banner mi ha stalkerato per un giorno intero. Alla fine ho ceduto e sono andata su www.insiemeaisacerdoti.it, il sito della Cei realizzato dal Servizio per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica per raccogliere offerte destinate a «garantire una dignitosa sussistenza» al clero. Tocca a noi mantenere i quasi 34 mila sacerdoti diocesani con dodici mensilità, la previdenza e l’assistenza sanitaria. Ci graziano della tredicesima ma anche loro sono uomini e, come tali, mangiano, bevono, hanno bisogno di abiti e della benzina nell’auto. Servono Dio, hanno un vertice nel Papa ma non sono dipendenti del Vaticano. E da quando lo Stato Italiano, per la revisione del Concordato nel 1984, non gli passa più l’assegno di congrua è una faticaccia. Già, basti pensare che nell’ultimo anno in cui le congrue furono pagate, il loro ammontare complessivo era pari a 399 miliardi di lire a cui si aggiungevano i contributi per l’edilizia di culto per circa 7 miliardi di lire l’anno. Tutto scompare, sostituito dalla legge 222/85 che introduceva il sistema dell’otto per mille, la parte di Irpef che i contribuenti possono devolvere ad una confessione religiosa (buddisti, ortodossi ed induisti compresi) o allo Stato in sede di dichiarazione dei redditi. Non si è obbligati ad esprimere una scelta e, in questo caso, la quota viene ripartita tra tutti i soggetti aventi diritto, in misura proporzionale alle scelte compiute dagli altri cittadini. Questo significa che la quota “anonima” andrà in gran parte alla Chiesa cattolica, essendo la prescelta dalla maggior parte dei contribuenti. Nel 1989 la Cei ha attivato anche la raccolta delle offerte Insieme ai sacerdoti che l’Istituto Centrale Sostentamento Clero distribuisce, tramite un sistema di perequazione, ai 30 mila sacerdoti a servizio delle 224 diocesi italiane, ai 3000 preti in pensione e ai 500 sacerdoti impegnati nelle missioni in Paesi in via di sviluppo. 

 TUTTO HA UN PREZZO
 Il fabbisogno annuale necessario alla Chiesa per garantire una remunerazione adeguata ai suoi sacerdoti è intorno ai 550 milioni di euro, tenendo conto anche dell’aumento di 20 euro al mese che la Cei ha approvato lo scorso 26 settembre, dopo averlo tenuto fermo dal 2009 come “segno di partecipazione” alla crisi. Ora lo stipendio minimo è passato da 988,80 a 1.008,80 euro lordi, quello di un parroco è poco più di 1300 euro e di un vescovo tra i 1500 e i 1600 euro, a seconda dell’anzianità. Se i prelati hanno già una paga (come insegnante o cappellano, per esempio), la remunerazione colmerà solo la differenza. E il Papa? Si stima che Benedetto XVI avesse un mensile di oltre 2500 euro, mentre Papa Francesco ha rinunciato ad ogni compenso, sperando di fare proseliti. Ogni giorno è proprio lui ad intraprendere una battaglia di pulizia e trasparenza. Contro la sporcizia degli scandali finanziari e degli abusi sessuali in casa propria e contro quelle parrocchie trasformate in supermercati dove tutto ha un prezzo. Anche la Messa. Lo ha tuonato a luglio: «La Messa non si paga. La Messa è il sacrificio di Cristo che è gratuito. Se vuoi fare un’offerta falla, ma non si paga». La Chiesa deve cambiare se vuole rivedere i fedeli a Messa (negli anni ’50 la stima degli italiani alle funzioni della domenica era del 35-40%, oggi siamo al 15-20%) e i ragazzini all’oratorio. Nonostante l’oltre miliardo di euro arrivato con l’ultimo 8 per mille, in 7 anni ha perso 2 milioni (da 15 a 13) di contribuenti. Non smuovono grandi numeri le campagne mediatiche che raccontano quanto i preti fanno per gli ultimi, gli invisibili, i disperati. A poco servono gli assillanti inviti ad apporre una firma sull’8 per mille o a fare un’offerta per il clero ricordandovi che in entrambi i casi la somma è fiscalmente deducibile fino ad un massimo di 1.032,91 euro. «Ciò – spiegano – non significa che bisogna versare per forza tale cifra. Si possono offrire anche somme inferiori e ricordiamo che non ci sono limiti alla generosità...». Ed allora diventa fondamentale spiegarti tutto bene (su www.8xmille.it o www.sovvenire.it) e sollecitare le parrocchie ad organizzare incontri formativi ricompensati con contributi da 500 a 1.500 euro. 

PASTORE O MERCANTE?
L’8 per mille aiuta i sacerdoti per il 64,9% (345 milioni di euro) mentre solo l’1.8% (10 milioni) arriva dalle offerte per il sostentamento del clero. Lo scorso 24 novembre, in occasione della 31a giornata nazionale delle Offerte per il sostentamento del clero, Matteo Calabresi, responsabile del Servizio Promozione Sostegno economico alla Chiesa cattolica ha sottolineato come «aiutare in maniera concreta i nostri sacerdoti dovrebbe essere un dovere di tutti noi che ne apprezziamo il loro operato. Dovremmo introdurre questo gesto nella nostra vita cristiana e ripeterlo più volte durante l’anno. Piccole cifre ma che sono il segno tangibile della nostra riconoscenza. Se crediamo in loro, dobbiamo sostenerli». È proprio questo il punto: «Se crediamo in loro....». Ci vuole poco per accorgersi di quanto sia calata la fiducia nei loro confronti. È sufficiente visionare la tabella con i dati storici sulla raccolta annuale delle Offerte Insieme ai sacerdoti, dal 1989 al 2018: donazioni stabilmente sopra i 20 milioni di euro fino al 2000 (con il picco di quasi 24 milioni nel 1994), record di 211.138 offerte e di 168.051offerenti nel 1992 con un’offerta media di 111 euro. Poi, inesorabile, la discesa verso il basso. Dai 16 milioni e 562 mila euro donati nel 2008 agli 8 milioni e 801 euro del 2018: dimezzati in un decennio. E anche gli offerenti sono calati: dai 120.607 (con 160.878 offerte) del 2008 ai 74.928 (con 98.927 offerte) del 2018.

LE MOTIVAZIONI
«Per anni – racconta Riccardo, 71 anni, ex maestro elementare lombardo – ho firmato convinto il mio 8 per mille alla Chiesa cattolica. Ho smesso di farlo schifato nel 2017, dopo lo scandalo della ristrutturazione dell’attico del cardinale Bertone con i 420 mila euro sottratti all’Ospedale del Bambino Gesù. Ora dono alla Chiesa Valdese. Mi sento più tranquillo». Quello del cardinale non è rimasto un caso isolato, in una Chiesa martoriata da prelati troppo disinvolti ed avidi, al punto da sottrarre offerte per giocarsele al casinò, nella droga, in viaggi, boutique di lusso e festini hard (come dimenticare le “imprese” di Pietro Vittorelli, l’emerito abate di Montecassino?). Troppi preti hanno richiamato i mercanti nel Tempio invece di cacciarli e i fedeli quel Tempio lo hanno abbandonato. Don Ivan Maffeis, portavoce e sottosegretario della Cei, ci mette la faccia e non c’è occasione in cui non sottolinei come «trasparenza e legalità sono la condizione di credibilità della Chiesa. Troppi episodi hanno portato allo smarrimento dei fedeli. Un’indagine della Cei legata all’8 per mille aveva già evidenziato come è proprio una cattiva gestione del denaro a togliere fiducia alla Chiesa. Pastore o mercante? Questo è il dubbio tra i fedeli che ci ha sottratto non solo le offerte, ma anche le anime». La conferma arriva da Simonetta, impiegata contabile genovese, 52 anni: «Da una parte c’è Papa Francesco che parla di trasparenza, ma nella mia parrocchia ogni sacramento ha il suo tariffario mimetizzato dalla dicitura “offerta minima”. Eppure il parroco continua a dire che il denaro è un mezzo, non un fine». Scherzetti da prete.