Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2019  dicembre 06 Venerdì calendario


Periscopio

Che faranno le sardine? Seguire l’oroscopo al segno dei Pesci. Dino Basili. Uffa news.La dizione «Scendi la valigia» è ammessa se ti trovi alla stazione centrale di Napoli. Ma non è accettabile alla stazione di Milano. Vera Gheno, Potere alle parole. Einaudi, 2019.
Instagram social ha un’impennata di «mi piace» verso sera perché tutti postano foto di paesaggi al calar del sole. Paolo Landi, comunicatore esperto di Instagram (Stefano Lorenzetto). Corsera.
La Germania ha il complesso di Cartagine. «Cartagine deve essere distrutta» ed essa lo è stata dopo tre guerre. Essa ha guadagnato la prima, perso la seconda, la terza l’ha rasa dalla carta del mondo. I tedeschi temono che una sorte delle genere possa colpirli. Brigitte Sauzay, La vertigine tedesca. Olivier Orban, 1985.
Come la Chiesa ha preti che cantano Bella ciao e maledicono Matteo Salvini, anche lo Stato ha le sue macchiette. Al governo c’è un Sottosegretario grillino all’Interno, Carlo Sibilia, con un’infarinatura culturale (laurea triennale in biotecnologia) che non c’entra un piffero col ruolo. Ma non è grave, poiché neanche risulta che stia lasciando traccia del suo lavoro. Il fatto è che Sibilia ha opinioni più da mattacchione di paese che da politico cui affidarci. Ha grilli in testa, è il caso di dire. Per esempio, non crede che l’uomo sia sceso sulla luna nel 1969. «Lo sbarco è una farsa», ha proclamato debuttando in Parlamento nella scorsa legislatura. Attirata l’attenzione, ne sparò un’altra: «Sono per le nozze tra persone di specie diverse». Gli fu chiesto: «Tra donne e cavalli, per tornare ai centauri?». Non smentì. Giancarlo Perna. LaVerità.
Ero vicino anche a Giuseppe Saragat, diventato poi presidente della Repubblica. Ma forse lo ero perché ero piemontese, come lui, e perché condivideva molte cose che scrivevo. Lui e i suoi uomini mi corteggiavano : mi offrivano candidature politiche, ma io rifiutavo sempre perché non mi piaceva quell’uomo, troppo vanitoso, ammalato di retorica e di grandeur. I suoi seguaci lo adoravano e lui li considerava come schiavi ubbidienti. Oltre al Pci, anche Amintore Fanfani mi stimava e mi faceva avere messaggi con offerte di candidature, che io lasciavo cadere. Franco Ferrarotti, sociologo 93 anni (Aldo Forbice). LaVerità.
Il film The Irishman è girato per il 70 per cento in digitale e per il 30 per cento in 35mm. Per il mio film precedente, Silenzio, le proporzioni erano invertite. Ho sempre cercato di usare la pellicola quando ho potuto, ma per la sperimentazione digitale sul ringiovanimento ho dovuto utilizzare una macchina da presa speciale e naturalmente digitale. Martin Scorsese, regista (Paolo Mereghetti). Corsera.
Tra Freud e Jung scelgo Freud senza alcun dubbio. Jung è come costruire un edificio con le nuvole. C’è qualcosa di indimostrabile e di oscuro nelle sue ricerche. Pensi al suo allievo Ernst Bernhard. Fu l’analista, tra l’altro, di Fellini. La sua analisi era totalmente inaffidabile. Ferdinando Camon, scrittore (Antonio Gnoli). La Repubblica.
Dal nostro studio milanese passano assistenti designers da mezzo mondo: inglesi, austriaci, svizzeri, coreani. Non si parla mai italiano. L’automobile la usiamo solo per tornare a casa. Se ne sta lì parcheggiata con cinque centimetri di polvere sopra. Car sharing e piste ciclabili, anche se senza regole, hanno cambiato la viabilità. Anche i parchi hanno un’altra faccia. Il Sempione è bellissimo. Catharina Lorenz, designer tedesca, da 25 anni a Milano (Stefano Landi). Corsera.
Quelle gondole fasciate di plastica nera, sbattute contro i muri delle calli deserte; quei vaporetti sempre affollati di voci in ogni lingua, di eccitazione dei nuovi arrivati e risate, ora vuoti e di traverso, contro le banchine. E quanti antichi tesori d’arte, insidiati dall’acqua melmosa. Una marea di fango ha coperto quella che per noi, non veneziani, è una fiaba. E pensi poi alla gente della città, ai vecchi nelle case allagate o inaccessibili, ai malati. A chi si affanna per fare la spesa per la famiglia, camminando a fatica con l’acqua fino ai fianchi. E a Pellestrina, dove ci sono stati due morti, a Chioggia, alle isole, che nelle riprese dall’elicottero dei Vigili del fuoco sono pure sommerse. Marina Corradi. Avvenire.
Il paese era l’unico del Reggiano a produrre canapa, una canapa famosa per la sua qualità; venivano incettatori dall’Inghilterra e la portavano via tutta. Sotto Re Giorgio, le gomene dell’attrezzatura in più di una nave di S.M. britannica erano intrecciate col tiglio vimondinese. I contadini fatti padroni, reclutavano (li andavano a cercare nell’Appennino) i braccianti per le fatiche grosse. E si adagiarono in un benessere pigro e avaro, estraneo al fervore politico della provincia, anzi dell’Emilia. Guido Morselli, Il comunista. Bompiani, 1976.
Il torinese Giacinto Giacoletto, sergente del 132mo artiglieria corazzato dell’Ariete, è arrivato in tempo in Africa per catturare un paio di scarpe dal deposito, e dice: «Con queste, se porto la pelle a casa, mi scelgo l’amorosa che voglio io, e non quella che mi tocca». Ma è stato dei primi, ora le sentinelle alla scarpe sono addirittura raddoppiate, e sono sentinelle prussiane che hanno la fucilata facile. «Per disciplinare la distribuzione» spiegherà l’intendenza dell’Afrika Korps di Rommel che è probabilmente già sul posto. «Per beccarsi tutto loro», dice un caporale del 65mo fanteria Trieste, più aderente alla realtà. Paolo Caccia Dominioni, El Alamein. Longanesi, 1966.
Nel rileggere le mie prime storie a fumetti quarant’anni dopo, la prima cosa che penso è che oggi non ne sarei capace. Non avrei la stessa energia. Comportavano un’immersione totale che mi teneva sveglio tutta la notte. Come all’inseguimento di un filo narrativo che non mi lasciava tregua. Altan (Simonetta Fiori). la Repubblica.
I negozi del centro cominciavano ad aprire le saracinesche con un rumore di ferraglie che li facevano sembrare treni improvvisi, capitati sulla strada per un attimo. Franco Moro Bolzoni, Le parole che si dicono di notte. Albatros, 2019.
Esisteva uno scarto insormontabile tra la nostra prova e la vita delle persone normali. Io facevo parte dei trenta sopravvissuti di un convoglio di mille deportati. Vivevo in permanenza con l’ombra dei morti e di coloro che furono gettati nella fossa comune di Langenstein. Come siamo noi riusciti a sopravvivere? Le parole non uscivano dalla mia gola. Ero secco. Tutto mi feriva. Hélie de Saint Marc, Mémoires-Les campagne de braises. Perrin, 1995.
I partiti politici sono associazioni per delinquere consacrate dal suffragio universale. Roberto Gervaso. Il Giornale.