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 2019  dicembre 05 Giovedì calendario

Puigdemont in esilio da milionario

Come vive l’ex presidente catalano in esilio Carles Puigdemont, ma soprattutto di che cosa vive? Che non riceva un euro dalla sua ex patria, che al contrario lo persegue da due anni come il peggiore dei criminali, è ovvio, né tantomeno può contare su entrate extra per le sue conferenze che non ci sono. Anzi, a essere sinceri Puigdemont più che invitato viene il più delle volte evitato, trattato a Bruxelles come un pericoloso cospiratore dal quale è meglio stare alla larga o altrove come una mina vagante capace di risvegliare secessionismi addomesticati. 

LE DONAZIONI 
Ne è dimostrazione il fatto che il Canada dell’illuminato Trudeau si sia rifiutato di concedergli il visto per un viaggio che Puigdemont aveva programmato dalle parti del Quebec, terra dagli antichi conati indipendentisti. Piccato per il rifiuto inaspettato l’esiliato ha scritto una lettera aperta ai Quebekers sottolineando il sacrosanto diritto dei popoli all’autodeterminazione, che in Quebec viene sancito dalla discussa legge 99, ma soprattutto rendendo noto il suo disappunto per il rifiuto del governo federale di Ottawa quando al contrario, nonostante l’ordine di cattura spagnolo, «mi è stato possibile muovermi liberamente in diversi Paesi europei tra cui il Regno Unito». Tornando però alla domanda iniziale val la pena ricordare che due anni fa, all’indomani della sua fuga da Barcellona dopo i fatti del famoso referendum per l’indipendenza catalana, Puigdemont aprì una pagina web per raccogliere le donazioni di quanti avessero a cuore le sorti degli sventurati, lui compreso, costretti a darsi a gambe per evitare il carcere che invece altri suoi ex colleghi stanno tuttora assaporando. Defensaexili.org si chiama, e nella pagina principale si spiega a che cosa serve e chi sono i beneficiari delle donazioni. L’unica persona però che viene esplicitamente nominata è lo stesso Carles Puigdemont, 130° presidente della Generalitat. Altre iniziative sono seguite, come l’introduzione di una sorta di abbonamento per sostenere il “Consiglio esiliato di Waterloo” da 10 euro al mese, o l’apertura di alcune società senza fine di lucro a Bruxelles. L’ex presidente della Generalitat aveva promesso che le cifre raccolte e le spese relative sarebbero state documentate pubblicamente attraverso lo stesso sito. «Periodicamente, verranno pubblicate informazioni di follow-up sul fondo, sull’evoluzione del reddito e sulla destinazione delle risorse», affermava DefenseExili. «I responsabili dell’amministrazione del fondo, dalla preparazione e approvazione del bilancio al controllo della sua esecuzione, saranno i membri del governo in esilio», aggiungeva.

IL RENDICONTO
A distanza di due anni queste promesse si sono perdute nel tempo come lacrime nella pioggia. Nessuna somma è stata resa nota, nessun budget. È stata pubblicata solo una tabella, una “torta” per dirla in gergo, relativa ai due mesi finali del 2017 e dell’intero 2018, in cui almeno si rende noto come in percentuale sono stati spesi i soldi ricevuti. Che siano 100 euro o 10 milioni, per la gran parte sarebbero finiti in spese legali evidenziate come “offensiva giuridica, difesa legale e traduzioni”. Si tratta del 59% del totale, contro il 16% appena che sarebbe stato speso per il sostentamento di Puigdemont e degli altri consiglieri, Antoni Comin, Meritxell Serret, Clara Ponsati e Lluis Puig Gordi. In quest’ultima voce però non è incluso il mantenimento della costosa villa padronale sita in Waterloo in cui vive l’ex presidente catalano e il cui affitto mensile è di 4.400 euro, spese escluse. Va detto però che tale villa è anche la sede del Consell in esilio e quindi non può che rientrare nell’8% dedicato al “mantenimento delle infrastrutture dell’esilio”. Il resto della somma si divide in piccole percentuali tra “sicurezza”, “viaggi internazionali”, “comunicazione” e “tecnologia” varia. Ma a quanto ammonta appunto la somma in questione? Gli spagnoli che seguono come segugi i passi del catalano in esilio hanno provato a fare due conti e hanno stimato, chiedendo lumi a noti avvocati locali e di Bruxelles, che per le sole spese legali Puigdemont e i suoi consiglieri non devono aver speso meno di tre milioni di euro. Si parla di diversi procedimenti che riguardano sia lui che Clara Ponsati, ma anche un’azione legale promossa dal consiglio in esilio contro il famigerato giudice Pablo Llarena. Se quindi il 60% del totale sono tre milioni, il totale dovrebbe essere di 5 milioni di euro. Tra mantenimento personale e infrastrutture i consiglieri in un anno e due mesi di duro esilio avrebbero dunque speso un milione e 200 mila euro. In cinque. Non male.