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 2019  dicembre 03 Martedì calendario


I conti di Exor, la cassaforte degli Agnelli

La trattativa Fca-Psa, l’aumento di capitale della Juventus e ora il colpo nell’editoria. Tre tavoli differenti ma con un protagonista unico: John Elkann. L’erede della dinastia Agnelli si è mosso con la determinazione di chi ha capito che era giunto il momento di cogliere le opportunità che mancavano per dare ulteriore spinta a un portafoglio partecipazioni mai stato così ricco.
E così prima ha gettato le basi per quella che potrebbe essere davvero la svolta per la holding di famiglia, ossia la definizione di un futuro da big per Fca, poi ha messo sul piatto i soldi necessari per garantire alla Juventus di proseguire nel percorso di scalata al calcio europeo, e quindi ha colto l’occasione Gedi per assecondare una passione tutta personale: quella per il settore dell’editoria. Passione che, naturalmente, non prescinde dall’ottica che governa ogni scelta di John Elkann: dare senso industriale e prospettive reddituali agli asset in gestione.
Un portafoglio che, si diceva, non è mai stato così ricco. Due numeri danno l’idea di come è cambiata Exor. Facendo un confronto con il 2009, anno in cui la holding è nata per effetto della fusione tra le storiche cassaforti della famiglia Agnelli Ifi e Ifil, il net asset value è passato da 3,1 miliardi a 20,9 miliardi a fronte di un debito che a giugno era pari a 2,5 miliardi. Più significativo è il dato del total shareholder return, ovvero il ritorno per gli azionisti se tutti i dividendi percepiti fossero stati reinvestiti in titoli Exor: 1251%, con la performance di Borsa che ha portato le azioni da 5,79 euro ai circa 70 euro di ieri. In questo stesso arco temporale il portafoglio partecipazioni ha garantito alla holding dividendi complessivi per 2,7 miliardi, che potrebbero salire oltre i 4 miliardi con l’affare Psa. La cedola più ricca è relativa al 2019 ed è pari a 1,059 miliardi, frutto del ritorno al dividendo del gruppo Fca e della cedola straordinaria di 2 miliardi (600 milioni la parte relativa a Exor) legata alla cessione di Magneti Marelli.
Negli anni, gran parte di questa liquidità è stata poi reinvestita nella finanziaria. Se si guarda infatti alle cedole distribuite da Exor ai soci, i dividendi pagati sono stati pari a 882 milioni, di cui 467 milioni alla famiglia Agnelli. Il resto, dunque, quasi 1,9 miliardi, è rimasto nelle casse della holding che a sua volta ha anche modificato in modo sensibile la composizione del portafoglio partecipazioni tra scorpori, nuovi investimenti e cessioni. Campagna acquisti e diversificazione che ha impiegato risorse per 8,5 miliardi.