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 2019  dicembre 03 Martedì calendario


Biografia di Sergej Bubka


Sergej Bubka, nato a Vorošilovgrad (oggi Luhans’k, in Ucraina) il 4 dicembre 1963 (56 anni). Campione di salto con l’asta: oro olimpico a Seul nel 1988, sei volte campione del mondo (1983, 1987, 1991, 1993, 1995, 1997), tre volte campione del mondo indoor (1987, 1991, 1995), campione d’Europa all’aperto (1986) e indoor (1985) • «Pur senza apparire un superman, possiede un fisico ragguardevole, è alto metri 1,83 e pesa 80 chili» (Mario Gherarducci, Corriere della Sera, 5/9/1987) • Ha gareggiato con l’Unione Sovietica fino al 1991, poi con l’Ucraina • Ha stabilito in totale trentacinque record del mondo tra indoor e aperto. Primo uomo a superare il muro dei 6 metri, primo a saltare oltre 6 metri e 10. Il suo record personale è stato di 6 metri e 15 (indoor), primato mondiale infranto solo nel 2014 • «Il Gabbiano» • «Sua Maestà» • «Lo Zar di tutte le aste» • «Mai nessun rivale, solo medaglie d’oro al collo, anche se il suo feeling coi Giochi non si è mai acceso» (Maria Luisa Colledani, Il Sole 24 Ore, 10/10/2012) • «Ancora oggi Bubka è considerato il saltatore dell’asta più forte di tutti i tempi» (Il Post, 4/12/2013) • «L’hanno soprannominato in tanti modi: Zar, Imperatore, Sputnik, Terminator. […] Per lui, sovietico e nemico, una ditta americana studiò aste rigidissime, che nessun altro poteva adoperare per mancanza di forza nelle braccia e di velocità nelle gambe. Bubka saltava, ma correva anche i 100 in 10” 3 e nel lungo si spingeva a 8 metri [...] Nella sua vita è stato in volo più del Concorde, ha fatto più di 13 mila salti l’anno, è stato in aria duemila volte, ha passato una vita a combattere e a vincere contro l’asticella. Ora è ricco e ben sistemato, casa a Montecarlo e a Berlino, ha la Ferrari e la Mercedes, ha due bambini, Vitaly (in onore del suo ex allenatore) e Sergei che giocano bene a tennis» (Emanuela Audisio, la Repubblica, 5/2/2001) • «Bubka era l’uomo nato dietro la cortina di ferro, capace di saltare al di là del confine neanche troppo immaginario nel preciso momento in cui il mercato si è sostituito alle ideologie, un atleta capace di sorridere del suo essere rigorosamente perfetto. In un’epoca in cui i viaggi nello spazio vivevano la prima vera flessione all’interno dell’immaginario collettivo, a causa dei troppi incidenti e di qualche brutto film, a volare nel cielo era un sovietico nato in Ucraina» (Gianluca Ciucci, L’Ultimo Uomo, 30/10/2017) • Dopo il suo ritiro, nel 2001, in Ucraina è diventato una specie di eroe nazionale: gli hanno dedicato una statua e lo hanno eletto deputato (dal 2002 al 2006). Presidente del Comitato olimpico ucraino, membro dell’esecutivo del Cio, uno dei quattro vicepresidenti della federazione dell’atletica mondiale.
Nome Il suo nome completo è Sergej Nazarovyč: in russo Сергей Назарович Бубка, in ucraino Сергій Назарович Бубка; viene traslitterato spesso in modi diversi • Sergey • Serhij • Serhiy • Sergej.
Record (all’aperto) Bratislava 1984, 5 metri e 85 • Parigi 84, 5.88 • Londra 84, 5.90 • Roma 84, 5.94 • Parigi 85, 6.00 • Mosca 86, 6.01 • Praga 87, 6.03 • Bratislava 88, 6.05 • Nizza 88, 6.06 • Shizuoka 91, 6.07 • Mosca 91, 6.08 • Formia 91, 6.09 • Malmö 91, 6.10 • Digione 92, 6.11 • Padova 92, 6.12 • Tokio 92, 6.13 • Sestriere 94, 6.14 • «Dicevano che fosse più interessato ai soldi che ad abbattere i confini, altrimenti perché ogni volta mangiava un centimetro in più, invece di fare un salto più ingordo?» (Audisio).
Titoli di testa «La tazza di caffè in mano, l’inconfondibile mascella squadrata, la tuta con cui è appena uscito dalla palestra dell’albergo» (Gaia Piccardi, Corriere della Sera, 19/10/2017) • «La faccia da vecchio generale, che non ha bisogno di aprire il cappotto per far vedere le medaglie» (Audisio).
Vita «Da piccolo era stato un bimbo vivace: a tre anni era scappato di casa, a quattro aveva rischiato di annegare in una botte, a cinque era caduto da un albero e non si era rotto l’osso del collo solo perché un ramo aveva attutito la caduta» (Audisio) • «Pare che la sua predilezione per le vittorie e per i record abbia cominciato a manifestarsi quando lui non aveva ancora dieci anni. Un giorno vinse una gara tra amici riuscendo a tenere la testa sott’acqua più a lungo di tutti. Un’altra volta fu l’unico capace di arrampicarsi sull’albero più alto di Voroshilovgrad» (Mario Gherarducci, Corriere della Sera, 5/9/1987) • Un «giorno di settembre del 1974 […] alla scuola di Vitaly Petrov, l’allenatore che accompagnerà Sergey in tutta la sua carriera, si presenta un ragazzino gracile, ma dotato di una determinazione fuori dal comune...» • «Petrov, sbalordito da una prova dell’allora tredicenne Sergej che, con un vecchio attrezzo in alluminio lungo tre metri, scavalcò l’asticella posta a 3.50. Fu il differenziale tra l’impugnatura e la misura ottenuta a convincere Petrov che quel ragazzino aveva la stoffa del campione» (Gherarducci) • «La sua famiglia apparteneva alla classe operaia […] e il padre, che faceva parte dell’Armata Rossa, non voleva che lui perdesse tempo con lo sport, ci teneva che lui e il fratello Vasily seguissero la carriera militare. Tuttavia Sergey non se la sente di abbandonare l’atletica e continua per la sua strada. A 15 anni però il divorzio dei suoi genitori rischia di minarne la carriera sportiva. Per fortuna il suo allenatore Vitalij Petrov decide di accoglierlo con sé: aveva già capito di avere sotto gli occhi un futuro campione» (Michele Fortunato, Track Arena, 8/2/2013) • «Sono stato fortunato a incontrarlo. Nessuno al mondo conosce l’asta come lui» • «Non so se avevo qualcosa di speciale, so che ho amato lo sport in modo totale. È stato Petrov a insegnarmelo. Mi diceva: “Senza passione non si va lontano, tu cerca di amare quello che fai, il resto verrà di conseguenza”. Sono stato attento a tutto: 24 ore al giorno, tutti i giorni della mia vita ho respirato salto con l’asta, attento a come mangiavo, a come dormivo. Ho affinato la tecnica che ancora manca un po’ ai saltatori di oggi. Sono stato durissimo con me stesso, perché per battere sé stessi bisogna sconfiggere le proprie debolezze» • «Sergey esordisce ufficialmente nel 1980, con un “misero” personale stagionale di 5,10 m. Aveva 17 anni a quel tempo, e pensate che il Record Italiano della categoria Allievi è 5,11m , raggiunto solo nel 2008. La sua prima uscita internazionale avviene l’anno dopo agli Europei Junior dove si classifica settimo. Il nome di Bubka quindi inizia a fare capolino nelle graduatorie ma di certo nessuno si aspettava che da lì a qualche anno avrebbe conquistato la scena del salto con l’asta. Non bisogna attendere molto: nel 1983 infatti vince quasi a sorpresa la prima edizione dei Campionati del Mondo con la misura di 5,70m. Aveva solo 19 anni» (Fortunato) • «[...] Non avevo ancora 20 anni nell’agosto del 1983. Sentivo addosso una grande emozione. Allora vivevamo nell’Unione Sovietica chiusa, dura. Era la mia prima esperienza. Ricordo che ho passato ore in riva al lago, che costeggia il Villaggio degli atleti, perché l’acqua aiuta a rigenerarsi. L’acqua e il fuoco sono gli elementi che ti aiutano a ritrovare la pace dell’anima. Il tempo era stato magnifico fino al venerdì della qualificazione, quando è cominciato a piovere e a fare freddo. Un disastro [...] Hanno cambiato il programma e hanno fatto iniziare la finale la domenica alle 9 di mattina invece che alle 14. Così ci siamo sorbiti dieci ore di competizione. Alle 17 sono riuscito a battere il vento e sono salito a 5.60, ero terzo, in paradiso. I tecnici avevano stabilito questo traguardo per me. C’erano ancora Slusarski e Volkov in gara. Ho sorvolato 5.70 e sono passato in testa. Ho vinto così. Non riuscivo a crederci. Ed ero ancora tanto naif, che dopo la cerimonia di premiazione sono salito sul bus per il villaggio. A un certo punto Kozakievicz mi ha chiesto: ma che cosa fai qui? Dovevi andare alla conferenza stampa... Io non sapevo» (Gianni Merlo, “La Gazzetta dello Sport” 4/8/2005) • «Sergej Bubka, un biondino con i baffetti radi, viso giovanile macchiato dal brufoli, estroverso e disponibile […] “Arrivo dall’Ucraina, da Dongetsk: ho appena compiuto venti anni, sono iscritto all’Istituto Superiore di educazione fisica. Papà e mamma? Non hanno mai potuto vedere lo sport, ma io ce l’avevo nel sangue; come mio fratello Vassili, non riuscivo a star fermo in casa. A dieci anni già facevo le prime prove con l’asta, anche Vassili, più vecchio di me, che ora fa 5.60. […] Ho ottenuto questo record a 5.82 ma non mi fermerò certo qui” […] Qualcuno gli chiede se è fidanzato. Risponde: “È una domanda necessaria?”» (Gianni Romeo, La Stampa, 1984) • «Da allora, anno dopo anno, Bubka è salito sempre più in alto, meritandosi un’automobile, un appartamento e l’ingresso tra i membri del partito comunista sovietico» (Gherarducci) • «Quando a Roma in una notte di fine agosto del 1984 […] un francese coi capelli lunghi, un playboy delle pedane, gli rubò il primato e poi tutto contento si mise a fumare una sigaretta, gauloise bien sûr, pensando che il mondo quella sera non si sarebbe più mosso. Non conosceva Bubka, che a notte fonda salì a 5,94 e si riprese per sempre il cielo» (Audisio) • «Gli si chiede quale sia la differenza con gli astisti francesi, sempre bravi a fare i record e regolarmente primi nelle gare importanti. Risponde: “Non so quali siano le differente tecniche con i francesi. So però che io ho il carattere russo”» (Romeo) • «Il 13 luglio 1985, cadeva uno dei “muri” dell’atletica: in una tiepida serata parigina Sergei Bubka, in un sol colpo, incrementava di 6 cm il record del mondo ottenuto l’anno precedente a Roma facendosi fiondare dalla sua asta oltre i 6 metri» (Giorgio Barberis, La Stampa, 13/7/2005) • Una pietra miliare della sua carriera • «Sei metri equivalgono a due piani di un palazzo. Provate ad uscire di casa e ad alzare la testa, vi renderete conto dell’impresa che […] è riuscito a compiere» (Fortunato) • «Tra il 1983 e il 1997 vinse tutte le edizioni dei campionati del mondo. La sua partecipazione alle Olimpiadi portò invece a risultati molto diversi: una specie di “maledizione”, come la chiamò qualcuno. Nel 1984 l’URSS, insieme a quasi tutto il blocco sovietico, boicottò le Olimpiadi di Los Angeles, negli Stati Uniti, e quindi Bubka non partecipò» • «Le sue bandiere hanno sventolato più in alto di tutte per vent’anni: Bubka ha fatto la gioia prima dell’URSS, poi della CSI e infine dell’Ucraina. Ha vissuto l’ultima grande stagione dell’impero di madre Russia, il caos dell’implosione e la travagliata nascita della nuova Repubblica. Figlio di un paese enorme nel quale “non dovevamo preoccuparci, i ruoli erano chiari, la filosofia dello sport anche. Quando siamo passati sotto la bandiera delle Repubbliche indipendenti tutto è cambiato, non si capiva più niente, non si sapeva a chi bisognasse dare retta, ognuno aveva i suoi programmi, le sue gerarchie. È stato il momento peggiore, quello più incerto, più difficile per chi è atleta e ha bisogno di calma e sicurezza”» (Ciucci) • «Alla caduta del comunismo in URSS, si trasferì prima a Berlino e poi nel Principato di Monaco. Negli anni d’oro era pagato 100.000 dollari per gara, con l’aggiunta di un eventuale bonus in caso di record e per questo è stato accusato di centellinare i primati allo scopo di monetizzare il più possibile» (Giorgio Reineri, Enciclopedia dello Sport, 2004) • «Gli sponsor e gli organizzatori dei meeting lo pagavano ogni volta che stabiliva un record del mondo, la Nike gli dava addirittura 40 mila dollari a record, fate voi il conto. Questo atteggiamento però gli ha fatto perdere parecchi sostenitori, che ormai lo consideravano un calcolatore e un mercenario. […] Tutta la ricchezza accumulata però ha attirato l’attenzione della mafia russa che voleva ricevere la sua parte. Bubka ha rifiutato e ha ricevuto parecchie minacce di morte, costringendolo a girare con una guardia del corpo fin dagli anni 90» (Fortunato) • «A Barcellona, Olimpiadi 92, Bubka sbagliò i tre salti d’entrata, a 5,70 (il terzo a 5,75), e tornò a casa dicendo che la pressione psicologica l’aveva stroncato» (Aligi Pontani, la Repubblica, 1/8/1994) • «Le gare con i titoli in palio sono troppo stressanti, non posso più farne una all’anno» • «Io sono un essere umano, sapete? E gli esseri umani, a volte, si stancano» • «Dei sei titoli, due sono stati davvero complicati: Tokyo 1991 e Atene 1997, l’ultimo. In Giappone ero arrivato con il tallone destro malandato. Ho dovuto fare due iniezioni per potere stare in pedana. Ricordo che ai primi due tentativi falliti a 5.90 ho avvertito un sinistro crack nel piede. Niente dolore, perché la puntura aveva tolto la sensibilità, ma era arrivato al cervello il messaggio che il tallone poteva sbriciolarsi. Ero indeciso, perché rischiavo di chiudere la carriera. Però non mi sono arreso e ho tenuto l’ultimo tentativo per 5.95, l’unica possibilità per vincere. Ho cercato di non pensare. Sono salito altissimo. I tecnici giapponesi al computer hanno studiato il salto e mi hanno detto che ero arrivato a 6.27... Dai sacconi ho visto in tribuna Nebiolo che si agitava vicino a Samaranch. Mi mandò un emissario che mi chiese di tentare i 6.11 del record del mondo. Scossi il capo, non potevo rischiare il futuro. Ad Atene la fatica invece era tutta mentale, 14 anni dopo la prima vittoria [...]» (Gianni Merlo, La Gazzetta dello Sport, 4/8/2005) • Alla fine del secolo lo operano al tendine, deve restare fermo per quattro mesi e zoppicare • «I medici gli avevano detto che poteva scegliere: fare l’uomo normale e scampare i ferri o fare l’atleta, ma allora dovevano intervenire, l’infezione gli stava mangiando l’osso. Lui non aveva avuto dubbi: “Aprite”» (Audisio) • Ma ormai è finita. Le Olimpiadi di Sidney, nel 2000, sono le sue ultime. Finisce alle qualificazioni • «Lo zar ha definitivamente abdicato» (la Repubblica, 27/9/2000) • Ha 36 anni • «Bubka torna a terra, il cielo non è più suo» (Audisio).
Vita privata Sposato con la ginnasta Lilia Tutunik nel 1984, quando lui aveva ventuno anni. Due figli: Vitaliy (n. 1985) e il tennista Sergey Sergeivič (n.1987).
Asta Ne usava una costruita apposta per lui, meno elastica e più lunga (5,26 metri) di quelle degli altri. La impugnava a 5,10-5,15 metri.
Pensione «“Pianificai tutto. Dopo Sydney avevo deciso che, qualsiasi fosse il risultato, avrei smesso. Ero già membro Cio in quota atleti e membro della commissione atleti Iaaf. Mi ero portato avanti con il lavoro. Mi è sempre piaciuto programmare gli allenamenti e le gare nel dettaglio: usai lo stesso approccio anche con il dopo carriera”. In caduta libera con il paracadute, quindi. “Dopo Sydney 2000 feci una tournée di addio. La mia ultima gara fu a casa, Donetsk, in Ucraina, nel febbraio 2001. Quel giorno, lo ammetto, fu dura. Mi organizzarono una festa incredibile, alla fine della quale mi ritrovai seduto al centro della scena, illuminato dalle luci, circondato da bambini nello stadio stracolmo. Riposi l’asta nella fodera, mi tolsi le spikes e la canottiera. Era finita. Piangevano tutti. Tranne me”» (Piccardi) • Ha lavorato in politica, come collaboratore del primo ministro ucraino per le politiche sportive, e come dirigente sportivo (ha cercato anche di farsi eleggere capo del Comitato olimpico e della federazione di atletica • Imprenditore: nel 1990 ha fondato i club sportivi Sergey Bubka e ha investito in società di gestione immobiliare, distributori di benzina, catene di fornai e catene alimentari • Il suo record è stato battuto dal francese Renaud Lavillenie nel 2014: «Questo è un grande giorno. Si tratta di una grande prestazione. Sono molto felice per Renaud. Orgoglioso, anche perché è un grande atleta e un esempio da seguire. È un successore ideale».
Curiosità Per rilassarsi prima delle gare ascoltava Adriano Celentano, Umberto Tozzi e Toto Cutugno • Nel marzo del 1994 per riprendersi dallo stress delle gare se ne andò una settimana da solo in un rifugio tra i boschi della Svezia, a leggere libri e spaccare legna: «Sentivo il bisogno fisico della solitudine» • Il salto con l’alta è la specialità dell’atletica con il numero di incidenti più alto • È stato accusato di aver trasferito illegalmente fondi all’ex tesoriere della federazione di atletica, Valentin Balakhnichev, poi radiato dalla disciplina perché corrotto, ma dalle indagini è risultato che non ha violato nessuna regola • Nel 2019 è stato anche accusato di aver preso tangenti per assegnare i Giochi del 2016 a Rio, ma lui nega tutto • Sulla guerra in Ucraina: «Lei dove abita? “A Kiev, come sempre, e non ho problemi. Non ho mai fatto parte di alcun partito. La mia vita è sempre stata dedicata allo sport e alla pace. Quello che sta succedendo è terribile. Mi fa male al cuore. Spero che non peggiori. Quello che vedo in televisione è agghiacciante. Io amo la mia terra”» (Merlo, 2014).
Titoli di coda «Mi piacerebbe molto essere Serghiei Burqa, faceva un record ogni 15 giorni. Prova a rottamarlo quello lì» (Pierluigi Bersani) • «Io valuto la gente nel lungo periodo, non faccio il salto di Balakov oltre i 6 metri» (Giovanni Trapattoni: stava parlando di Antonio Cassano).