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 2019  dicembre 02 Lunedì calendario


La Seconda guerra mondiale visualizzata bene

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La Seconda guerra mondiale è stata il più grande e complesso conflitto che sia mai stato combattuto sul nostro pianeta. Per sei anni le principali potenze mondiali e decine di loro alleati si sono affrontate sulla terra e in aria, sugli oceani e sott’acqua, dal Golfo del Messico alle isole al centro del Pacifico, passando per Europa, Africa e Asia. Morirono circa sessanta milioni di persone. Nonostante la sua enormità, la descrizione della semplice scala del conflitto rende spesso difficile visualizzarlo o farsene un’idea anche approssimativa. A cercare di rimediare almeno in parte ci ha pensato Infografica della Seconda guerra mondiale, un libro tradotto in Italia da Ippocampo e realizzato degli autori francesi Jean Lopez, Nicolas Aubin, Vincent Bernard con le infografiche disegnate da Nicolas Guillerat. Con grafiche complesse ed elaborate, basate sui dati più recenti ma spesso meno conosciuti, il libro racconta la storia della Seconda guerra mondiale dal suo inizio fino alle conseguenze. Di seguito ne trovate dieci.

La produzione di armi
Ci sono poche immagini che, come questa, consentono con un unico colpo d’occhio di farsi un’idea di come siano andate le cose nel corso della Seconda guerra mondiale. In questa infografica viene paragonata la produzione di armi e veicoli terrestri dei principali contendenti. Gli Alleati, sulla sinistra, e l’Asse, sulla destra. La sproporzione è impressionante. L’Unione Sovietica da sola riuscì a produrre molti più carri armati e cannoni di tutte le potenze dell’Asse messe insieme. Ma è nella produzione degli altri veicoli, dove spicca il blu della produzione statunitense, che si vede quale fu la potenza industriale schierata contro la Germania e i suoi sodali. Se la vostra sensazione guardando questo grafico è che la Germania non avrebbe mai potuto vincere la guerra, sappiate che è la stessa conclusione a cui arrivarono molti industriali tedeschi dopo il primo anno di conflitto.

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Gli alti comandi
Questa infografica permette di cogliere un’altra caratteristica che giocò a favore degli Alleati: la catena di comando. Quella anglo-americana era semplice ed efficiente: i governi prendevano le decisioni ai loro massimi livelli e poi passavano le loro istruzioni generali al “Combined chiefs of staff”, dove sedevano i più alti ufficiali delle due nazioni. Questa struttura esercitava poi il comando sui vari contesti, i cui comandanti avevano ampia libertà di organizzarsi. L’alto comando tedesco, a confronto, è un rebus, frutto del tipico modo di governare di Hitler: creare una grande confusione di ruoli e incarichi sovrapposti così che tutti fossero in perenne gara per ottenere il suo favore. L’alto comando sovietico in parte soffriva dello stesso problema, ma Stalin diede prova di saper correggere i suoi errori molto in fretta. Dopo il primo anno di guerra, l’alto comando era divenuto una struttura centralizzata ed efficiente. L’alto comando giapponese, infine, soffriva di frammentazione (diviso com’era tra la marina e l’esercito che si odiavano reciprocamente) e dalla mancanza di una chiara autorità centrale.

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L’incredibile viaggio dell’esercito polacco
Tutti conoscono la storia dell’invasione della Polonia, l’attacco che nel settembre del 1939 diede inizio alla Seconda guerra mondiale. Pochi invece sanno cosa accadde ai polacchi dopo essere stati conquistati. L’occupazione nazista fu brutale e quella sovietica (i russi avevano occupato la metà orientale del paese contemporaneamente ai tedeschi) non fu da meno. Ma quando la Russia fu attaccata a sorpresa dalla Germania, dovette ricorrere a tutte le risorse a sua disposizione per difendersi, compresi i prigionieri di guerra polacchi come il generale Wladyslaw Anders. In seguito ad accordi internazionali, Anders si mise alla guida di un esercito di ex prigionieri polacchi che compì un viaggio incredibile: partendo dalla Russia centrale, attraverso l’Iran e il Nord Africa, arrivò in Italia, dove prese parte alla conquista di Montecassino, la più dura battaglia combattuta nel nostro paese, e poi alla liberazione di Bologna.

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La Battaglia di Francia
La sconfitta della Francia fu uno degli eventi più sorprendenti e inaspettati di tutta la guerra. Quella che era considerata la più grande potenza di terra d’Europa, che nella Prima guerra mondiale aveva resistito per quattro anni senza cedere, fu sbaragliata dai tedeschi in poche settimane. Questa infografica mostra il “colpo di falce”, la manovra spregiudicata, ma fortunata, che diede la vittoria ai tedeschi. Come si vede, circa metà dell’esercito francese, comprese le sue unità migliori, e il corpo di spedizione britannico, si erano concentrati nella punta settentrionale della Francia, dove i tedeschi avevano attaccato nel conflitto precedente. Questa volta, però, l’attacco arrivò più a Sud, dalla foresta delle Ardenne, ritenuta impossibile da attraversare per un esercito moderno. I carriarmati tedeschi invece riuscirono a passare e da lì arrivarono fino al Canale della Manica, isolando l’esercito francese dal resto del paese e costringendo quello britannico a farsi portare in salvo con l’evacuazione di Dunkerque.

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Mare Nostrum
In questa infografica si vede riassunta la prima parte della Seconda guerra mondiale combattuta dall’Italia. Si vedono per esempio le principali operazioni di terra, come l’attacco alla Francia (già sconfitta dai tedeschi) nel 1940, le operazioni nei Balcani dello stesso anno (con l’imbarazzante attacco alla Grecia, partito dall’Albania, all’epoca occupata dall’Italia, e respinto dai greci); e poi nel 1941 e 1942 l’invio di due corpi di spedizione in Russia. Ma al centro dell’illustrazione c’è il Mediterraneo e la battaglia per il suo dominio contro il Regno Unito. In particolare, si vedono le fondamentali rotte di rifornimento che dall’Italia arrivavano nella colonia libica, e la posizione strategica della base britannica di Malta, situata proprio in mezzo a queste fondamentali rotte. Malta non sarà mai conquistata, come chiedeva tra gli altri la Marina italiana; mentre in Libia venne data priorità al generale tedesco Erwin Rommel, che da lì sosteneva di essere in grado di conquistare l’Egitto (per la cronaca: non ci riuscì).

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Stalingrado
La battaglia di Stalingrado è una delle più famose della Seconda guerra mondiale. Tra l’estate del 1942 e il marzo del 1943 russi e tedeschi si contesero la città nella Russia meridionale combattendo tra le rovine delle fabbriche e dei giganteschi silos per il grano. Nell’infografica si può vedere come il controllo russo sulla sponda occidentale del fiume Volga, dove era situata la città, venne lentamente eroso dagli attacchi tedeschi, fino a che nel novembre del 1942 ai russi non rimaneva che qualche lembo di terra. Ma Stalingrado si rivelò una trappola per i tedeschi, che credevano di essere arrivati a un passo dalla vittoria. Mentre si concentravano sulla città, i russi attaccarono i loro fianchi, intrappolando a Stalingrado oltre 200 mila soldati (tra cui anche 77 italiani finiti lì per sbaglio).

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Lo sbarco in Normandia
Insieme a Stalingrado il D-Day, come è spesso chiamato lo sbarco delle truppe alleate in Normandia, è probabilmente la battaglia più famosa della Seconda guerra mondiale. Il 6 giugno del 1944, soldati statunitensi, britannici e canadesi attaccarono le spiagge della Normandia e iniziarono l’operazione che avrebbe portato alla liberazione della Francia. Nell’immagine potete vedere le tre spiagge attaccate dagli anglo-canadesi e le due attaccate dagli statunitensi, tra cui la famosa Omaha Beach, quella del film Salvate il soldato Ryan. Come si vede chiaramente dalle illustrazioni, Omaha era uno dei punti più forti del fronte tedesco e fu attaccata per errore. La sua conquista costò agli alleati enormi perdite: un soldato statunitense su dieci, tra quelli impiegati nell’operazione, rimase ucciso o ferito.

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La più grande sconfitta dell’esercito tedesco
Una battaglia poco nota, anche se di proporzioni colossali, è l’Operazione Bagration, l’attacco con cui nell’estate del 1944 (nello stesso momento in cui avveniva lo sbarco in Normandia) l’Unione Sovietica respinse l’esercito tedesco fino alla linea di partenza dell’attacco che aveva lanciato contro il paese tre anni prima. I tedeschi furono completamente ingannati su dove i russi intendessero attaccare e subirono così una sconfitta terribile, che gli storici hanno definito la più grande nella storia del loro esercito. I russi uccisero o catturarono circa mezzo milione di soldati tedeschi, avanzando di quasi 600 chilometri. Alla fine dell’operazione, i tedeschi non avevano più un vero esercito che potesse contrattaccare o anche solo tenere i russi lontani dalla capitale Berlino: la fine della guerra distava solo il tempo che sarebbe stato necessario ai russi per rifornirsi e ripartire all’attacco.

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Le perdite civili
La Seconda guerra mondiale è stato il conflitto più sanguinoso della storia, e non soltanto per i soldati che vi hanno preso parte: fu una guerra “totale”, in cui molto spesso i civili furono presi di mira. Intere città furono incenerite dal cielo, mentre milioni di persone furono uccise, lasciate morire di fame o sistematicamente sterminate per il solo fatto di appartenere a una certa etnia o perché si trovavano nel posto sbagliato. I sovietici sono quelli che hanno pagato il prezzo numericamente più alto: 15 milioni di morti, in gran parte a causa della brutale occupazione nazista (e tra le repubbliche sovietiche nessuna ha pagato un prezzo più duro della Bielorussia, dove venne ucciso un abitante su tre). I polacchi subirono una repressione altrettanto dura e almeno 6 milioni di loro, tra cui 3 milioni di ebrei coinvolti nell’Olocausto, furono uccisi. I tedeschi, autori di molti di questi massacri, pagarono comunque un prezzo alla fine della guerra: in tutto, circa tre milioni di civili tedeschi furono uccisi.

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La più grande migrazione nella storia europea
Uno degli episodi meno noti della Seconda guerra mondiale iniziò negli ultimi mesi di conflitto e terminò diversi anni dopo: fu il più massiccio spostamento di esseri umani nella storia europea. La gran parte dei rifugiati era di nazionalità tedesca. In quasi sette milioni furono costretti a spostarsi dall’Europa Orientale e tornare in Germania. Tra loro non c’erano solo i coloni arrivati al seguito dei nazisti, ma anche comunità antiche secoli. Dopo la guerra, nessuno voleva correre il rischio di avere in casa cittadini di lingua tedesca che una futura Germania avrebbe potuto rivendicare di voler liberare. Si spostarono anche milioni di polacchi, cacciati dalla parte del loro paese annessa dall’Unione Sovietica e spediti nei territori strappati alla Germania.

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