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 2019  dicembre 02 Lunedì calendario


Ana Tijoux, la voce della rivolta cilena

«Non sono trenta pesos, sono trent’anni/La costituzione, i perdoni affrettati/Con pugno e cucchiaio di fronte all’apparato e a tutto lo Stato. Cacerolazo!». Classe 1977, otto nomination ai Grammy, miglior rapper di lingua spagnola per Rolling Stone, Ana Tijoux, non ha bisogno di presentazioni. Men che meno ora che il suo rap, postato come instant song prima su Instagram e poi rimbalzato in tutto al mondo al ritmo dei colpi sulle pentole, è diventato l’inno della rivolta al caro vita, all’aumento dei 30 pesos (quattro centesimi di dollaro) delle tariffe della metropolitana. E se le casseruole in versione rap sono diventate la prima canzone della playlist della protesta contro il presidente miliardario Sebastián Piñera, sarà perché nel Dna di Ana Tijoux, la resistenza è scritta a fuoco.
Nata a Lille, in Francia, al secolo Anamaria, senza accento, è la figlia della sociologa María Emilia Tijoux e di Roberto Merino, entrambi militanti di sinistra. I due sono scappati dal Cile per sfuggire alla dittatura di Pinochet. Ma come ne la Casa degli Spiriti di Isabel Allende amore e politica duettano. Roberto non è suo padre biologico. «Il mio vero padre si è suicidato quando avevo 12 anni ed è un tabù parlarne in famiglia», racconterà lei a El Pais anni più tardi. La prima infanzia di Anamaria, scorre a Lille, nel nord della Francia, piena di musica. Alle riunioni politiche dei genitori gioca sotto il tavolo. Senza Barbie e Monopoli, «in quanto simboli del capitalismo». Tre anni dopo la famiglia passa a Parigi, a Belleville. Vivono in un edificio occupato («nei corridoi era pieno di siringhe, era pesante»). E l’arte non manca: il balletto con la madre, il laboratorio fotografico improvvisato in bagno del padre. Ma è per le strade che Ana incontra il freestyle e scopre che le fa passare gli attacchi di panico di cui ha sempre sofferto. 
Dalla musica alla politica e ritorno. Siccome vuole conoscere i nonni rimasti in Cile, a sei anni parte. Va da sola, troppo pericoloso per mamma e papà. Quando atterra a Santiago, viene prelevata dalla Dina, la polizia segreta di Pinochet, che la interroga per sei ore. A 14 anni Ana e sua madre tornano in Cile. Ed è qui che la sua carriera volerà, fino al 2006 quando incide il suo primo singolo «Ya no fue». Femminismo, anti aborto, per i diritti e la giustizia, Tijoux rappa fino al 2016, quando viene invitata a Harvard a tenere una lezione. 
Oggi, zigomi da Nefertiti, e tatuaggi, dalla sua casa di Parigi dove vive con il marito, un batterista francese di 38 anni e i loro due figli, Ana alla Afp spiega perché non distingue tra lotta e musica: «Sono entrambe una risposta a un sistema politico ed economico che non risponde ai bisogni delle persone». A suon di Cacerolazo, in Cile come nel resto del mondo.