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 2019  dicembre 02 Lunedì calendario


Biografia di Andrea Muzii (campione di memoria)

Cose da fare in mezz’ora. C’è chi cucina una ricetta, chi corre cinque chilometri e chi come Andrea Muzii in mezz’ora memorizza 1.820 carte da poker, l’equivalente di 35 mazzi, e le rimette in ordine senza neanche un errore. Un record, quello del ventenne romano — cresciuto incastrando puzzle con un’abilità fuori dal comune e risolvendo il cubo di Rubik in poco più di venti secondi — che gli ha permesso di vincere in Cina i campionati del mondo di memoria. Unico italiano su un podio conteso da giovani della Mongolia che si sono conquistati il secondo, terzo, quarto e quinto posto. «Non sono un prodigio — minimizza — il mio talento sta nell’allenamento costante e continuo».
Troppo facile così. Significa che tutti, allora, potremmo diventare campioni del mondo di memoria?
«Forse ho un’attitudine più spiccata degli altri — ammette sorridendo — ma non è sempre stato così, altrimenti al liceo avrei avuto tutti dieci. Invece facevo fatica come i miei compagni, avevo una memoria media poi ho iniziato ad allenarmi tre ore al giorno e sono arrivati i primi risultati. Non è una questione di intelligenza, ma di pratica».
Diciassette record italiani, otto europei e sei del mondo nelle dieci discipline che compongono i campionati. A Zhuhai ha anche migliorato due record del mondo. Ma come è iniziata questa passione?
«Per gioco ho partecipato a delle gare di cubo di Rubik, andavo bene ma mi rendevo conto che per essere più veloce dovevo esercitare la mia memoria. Mi sono iscritto a dei corsi e mi sono reso conto, giorno dopo giorno, che queste esercitazioni mi divertivano e ho provato a fare delle gare».
Ma come si fa a ricordare tutto in così poco tempo?
«No, non ricordo tutto. Infatti è un’arma a doppio taglio. Quando mi presentano qualcuno e mi dimentico il nome, gli amici mi prendono in giro e mi dicono che non è possibile. Ad esempio, non ricordo mai di svuotare la lavastoviglie come mi chiede mia mamma. È proprio una tecnica che si attiva solo quando vuoi farlo».
Qual è allora il segreto per evitare gaffe nella vita di tutti i giorni?
«Non ricordiamo perché siamo spesso distratti, poco concentrati sul nome che la persona ci sta dicendo mentre si presenta. Se ad esempio un ragazzo mi dice che si chiama Paolo, io lo associo a un amico che conosco che ha i capelli lunghi. Se me lo immagino così, anche se è pelato, riesco a ricordare il suo nome».
Associare nomi o numeri a immagini: è questa la soluzione?
«Sì. Noi non usiamo la parte migliore della nostra memoria, quella visiva. Invece dovremmo sfruttarla molto di più. Nella vita di tutti i giorni abbiamo sempre meno bisogno di usare la memoria visto che abbiamo gli smartphone a portata di mano. Cicerone, ad esempio, utilizzava la tecnica dei luoghi per costruire un palazzo della memoria e ricordare i discorsi. La stessa tecnica può essere utile anche per chi vuole ricordarsi la lista della spesa senza scriversela: si realizza una lista che associa ogni alimento a un’immagine e la si mette in un percorso immaginario, magari inventando una storiella».
Quali sono le tecniche per esercitare la memoria?
«Oltre al palazzo della memoria, c’è la conversione fonetica in cui ogni numero corrisponde a una consonante, poi aggiungendo vocali si formano parole per ricordare una serie di numeri anche complessi».
Può spiegarlo meglio?
«Io associo il numero 36 a Michael Jackson sul divano di casa: il 3 è una M perché graficamente è simile, il 6 corrisponde a una J.
"M.J." per me è Michael Jackson, ma per altri potrebbe essere Mick Jagger e così via. Il percorso mentale dev’essere costruito in un ambiente familiare come la casa o il percorso che si fa ogni mattina per andare al lavoro o all’università».
Oltre che a diventare campione del mondo, avere una super memoria a cosa è servito?
«A superare rapidamente con 30 l’esame di Anatomia a Medicina.
Sogno di fare il chirurgo».
Il prossimo obiettivo?
«Adesso mi riposo. Nel 2020 parteciperò alle Memoriadi, ma intanto sto mettendo a punto dei corsi online per aiutare chiunque a sviluppare la memoria, dai giovani alle prese con gli esami alla signora che dimentica il pin del bancomat».
Cinque consigli pratici per avere una memoria di ferro.
«Leggere un libro è meglio che guardare una serie in tv. Esercitarsi nei cruciverba. Associare i nomi delle persone a immagini. Non fare sempre lo stesso percorso per andare al lavoro. Essere presenti in quello che si fa. E a volte serve svuotare la mente».
In Italia sono pochi gli atleti di memoria, mentre la Mongolia detiene il primato. Perché?
«I mongoli sono i più forti, nel loro Paese c’è una cultura della memoria, hanno un’accademia.
Nelle nostre scuole ti dicono che devi capire e non imparare a memoria, ma poi ci riempiono di nozioni da ricordare. Mentre negli anni tutte le tecniche di memoria — come imparare le poesie — sono via via scomparse».