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 2019  novembre 16 Sabato calendario

Solo Lega e Fdi non perdono deputati col taglio

Dopo il via libera al Ddl costituzionale che riduce i parlamentari da 945 a 600, senatori e deputati di ogni partito fanno i conti sul loro futuro. In una mano gli ultimi sondaggi, nell’altra i seggi disponibili se entra in vigore il taglio o se (nel caso la legislatura si interrompa prima) il taglio non entri in vigore.
Sapere con precisione quanti seggi toccheranno a ciascun partito e a ciascuna coalizione non è facile. Non solo perché il voto reale potrebbe discostarsi dagli attuali sondaggi, ma anche perché – se il taglio dei parlamentari entrerà in vigore (o con il referendum o senza, se non si raggiungeranno in Parlamento le firme necessarie) – occorrerà ridisegnare i collegi sulla base del nuovo numero di parlamentari. Inoltre, il Parlamento potrebbe cambiare l’attuale legge elettorale. Fatte queste premesse, è possibile tuttavia simulare – sulla base dei dati che si hanno a disposizione oggi – quale potrebbe essere l’esito (del tutto indicativo) del voto. È ciò che ha fatto l’istituto di sondaggi Swg. 
La simulazione, limitata alla sola Camera dei deputati, si basa sulla rielaborazione dei dati elettorali delle Europee 2019 e delle stime Swg delle intenzioni di voto all’11 novembre e contempla due ipotesi: quella in cui il centrosinistra e i Cinque stelle si presentino uniti in coalizione e quella in cui i due partiti corrano divisi. Per quanto riguarda i collegi, la riduzione è stata fatta in termini proporzionali all’attuale situazione.
Centrodestra
Il centrodestra, che conta attualmente a Montecitorio 264 deputati, con il taglio dei parlamentari (e nell’ipotesi che Pd e M5S corrano separati) ne porterebbe a casa 267. Quindi, con le nuove intenzioni di voto, riuscirebbe a neutralizzare del tutto il taglio dei parlamentari, mantenendo sostanzialmente inalterato il numero assoluto di seggi, mentre in proporzione, come rileva il direttore scientifico di Swg Enzo Risso, «passerebbe dall’attuale 42% al 67% dei seggi ottenendo la maggioranza». Bottino meno cospicuo invece se Pd e M5S si presentassero uniti: in questo caso il centrodestra avrebbe 223 deputati, sempre la maggioranza ma con il 56% dei seggi. Ovviamente cambierebbe del tutto la geografia interna al centrodestra: nel proporzionale la Lega avrebbe 93 senatori, Fdi 25, Fi 17 e Cambiamo! di Toti nessun seggio. A questi si aggiungerebbero i seggi dell’uninominale, variabili da 132 a 88 a seconda – rispettivamente – se M5s si presentasse separato dal centrosinistra o unito. Probabilmente, con l’aggiunta dei seggi uninominali, la Lega (e in percentuale minore Fdi) potrebbe persino aumentare l’attuale numero di seggi superando i 124 deputati odierni (35 quelli di Fdi). Tutt’altri numeri in caso di situazione invariata con 630 deputati: il centrodestra oscillerebbe tra 423 e 352 seggi, in entrambi i casi con un guadagno enorme rispetto a oggi.
Centrosinistra
Il centrosinistra, che oggi ha 132 seggi a Montecitorio, con il taglio dei deputati e nello scenario di una separazione dal M5s, scenderebbe a 77 seggi. Nel proporzionale il Pd – che oggi ha 89 deputati – scenderebbe a 50; Italia viva che ne ha 28 scenderebbe a 15 e Leu passerebbe da 12 a 8. Nel caso di una separazione da M5s non ci sarebbe neppure un buon bonus uninominale, da cui arriverebbero solo 4 seggi. Se invece il taglio dei parlamentari non entrasse in vigore, il Pd, con 77 seggi nel solo proporzionale, manterrebbe approssimativamente lo stesso livello di deputati di oggi e lo stesso varrebbe per Italia viva e Leu.
Movimento Cinque stelle
Con il taglio da 630 a 400, il M5s passerebbe infine dagli attuali 216 a 46 seggi, di cui 42 nel proporzionale: perderebbe quindi il 79% dei deputati di oggi. Il partito di Luigi Di Maio potrebbe ottenere qualche seggio in più se si alleasse con il centrosinistra. In questo caso, nell’uninominale la coalizione guadagnerebbe 52 seggi da suddividere fra gli alleati in base al peso di ciascuno.