La Stampa, 16 novembre 2019
Già 340 mila a letto con l’influenza
Il trend è costante, visto il momento dell’anno. Novembre, di solito, fa segnare il primo rialzo dei casi di influenza. E il 2019 conferma le aspettative. A quattro settimane dall’inizio della stagione, sono 341mila le persone messe a letto dal virus influenzale. Tra questi, soprattutto bambini: 119mila quelli colpiti solo durante la scorsa settimana. In quasi tutta Italia l’incidenza è sotto la soglia basale. Ma, segnala l’Istituto Superiore di Sanità, «quella osservata in alcune regioni è fortemente influenzata dal ristretto numero di medici e pediatri che hanno inviato i loro dati». Secondo le previsioni, da qui a febbraio saranno circa 6 milioni gli italiani che dovranno fare i conti con il virus influenzale (il picco sarà alla metà di gennaio). Un dato inferiore rispetto al 2018, quando a finire ko furono 9 milioni di connazionali (quasi 200 i decessi).
La previsione
Ma per la stagione 2019-2020, gli esperti si attendono infezioni più aggressive, date dalla circolazione di virus di tipo A (in particolare A-H3N2) che, soprattutto negli anziani, può determinare complicazioni causate da contemporanee infezioni batteriche da pneumococco (principale responsabile delle polmoniti). L’influenza, a differenza di tutte le altre forme parainfluenzali, si distingue per la presenza di tre caratteristiche: l’insorgenza brusca della febbre oltre i 38 gradi, la presenza di almeno un sintomo sistemico (dolori muscolari o articolari) e uno respiratorio (tosse, mal di gola, naso che cola). La somma di tutte le infezioni dovrebbe lasciare a casa complessivamente quasi 14 milioni di italiani nei prossimi tre mesi. Nel caso dell’influenza, però, esiste l’opportunità di fare prevenzione. Un gesto semplice ed economico come il lavarsi spesso le mani, in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito o starnutito, rappresenta l’intervento preventivo di prima scelta.
C’è poi la vaccinazione, raccomandata da tempo, soprattutto per alcune fasce della popolazione: persone alle prese con malattie croniche, bambini, donne incinte e anziani. «Il vaccino impiega all’incirca tre settimane prima di mettere a nostra disposizione la giusta dose di anticorpi - afferma Arturo Di Girolamo, infettivologo della Asl Lanciano-Vasto-Chieti -. Prima ci si vaccina, dunque, meglio è. Aspettando troppo, si corre il rischio di farsi trovare sguarniti nel momento di massima circolazione del virus».