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 2019  novembre 16 Sabato calendario

La vita non si allunga. Pensioni ferme a 67 anni

Nel 2021 e 2022 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni (e almeno 20 di contributi). E in pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi versati, a prescindere dall’età. Esattamente come quest’anno e il prossimo. La conferma arriva dal decreto del ministero dell’Economia pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale che recepisce i nuovi calcoli Istat sulla speranza di vita a 65 anni in crescita di appena 0,021 decimi di anno: una variazione nulla, se arrotondati in mesi. L’ultima modifica risale al 2019, quando l’età per la vecchiaia salì da 66 anni e 7 mesi a 67.
La vita lavorativa non si allunga, dunque. E anche la pensione non si abbassa, perché il coefficiente che trasforma lo stipendio in pensione rimane invariato. Per la verità, il requisito della pensione anticipata sarebbe comunque restato a 42 anni e 10 mesi, laddove l’ha bloccato – e fino al 31 dicembre 2026 – il governo Lega-M5S, seppur subordinandolo a una finestra di 3 mesi, un supplemento di attesa che porta di fatto il requisito a 43 anni e 1 mese (anziché i 43 anni e 3 mesi previsti dalla legge Fornero e soggetti al ricalcolo biennale dell’aspettativa di vita).La notizia consola parzialmente i pensionati che oggi scendono in piazza – al Circo Massimo di Roma – con Cgil, Cisl e Uil per chiedere al governo una rivalutazione degli assegni all’inflazione – dopo anni di tagli – più generosa di quella inserita nella manovra. Appena 8 milioni stanziati per il 2020. Ne beneficerà 1 milione e mezzo di pensionati con assegni tra 3 e 4 volte il minimo (cioè tra 1.539 e 2.052 euro lordi al mese) rivalutati in media di altri 5,3 euro lordi all’anno, 44 centesimi in più al mese.
Nel 2020 restano sei le strade per lasciare il lavoro. Oltre alla pensione di vecchiaia e anticipata, si conferma Quota 100: 62 anni e 38 di contributi. Opzione donna: 58 anni o 59 se lavoratrici autonome, 35 di contributi, ricalcolo contributivo e finestra di un anno. Ape sociale: 63 anni e 30 di contributi per disoccupati, invalidi, caregivers, 63 anni e 36 di contributi per i lavori gravosi. Precoci: 41 anni di contributi (di cui uno prima dei 19 anni) a prescindere dall’età e stesse categorie dell’Ape sociale più i lavori usuranti.
I nuovi dati Inps rivelano che i percettori di pensione di cittadinanza sono 120.703 (un’integrazione di pensioni molto basse). Mentre le risorse stanziate, ma avanzate da Quota 100 per le domande inferiori alle stime sono 1,5 miliardi nel 2019 e 2,5 miliardi nel 2020. Il ministro del Lavoro Catalfo vuole che vengano spesi per le pensioni.