Il Sole 24 Ore, 14 novembre 2019
Il salvataggio della banca tedesca NordLb
Il salvataggio di NordLB, un tempo la settima banca tedesca con oltre 150 miliardi di attivi ma costretta a una cura dimagrante che la porterà a quota 95 miliardi per evitare la risoluzione, non è aiuto di Stato e non va contro le regole europee della concorrenza: questo perché l’intervento totalmente a carico di azionisti pubblici ricalca le stesse condizioni di un intervento privato.
Se le indiscrezioni che circolano tra Bruxelles, Berlino e Hannover in questi giorni saranno confermate, come ha riportato F.A.Z.,la Landesbank portata al collasso da una ventina di miliardi di sofferenze dei prestiti navali avrebbe ottenuto il disco verde dell’Antitrust necessario per il via libera della Commissione europea: un passaggio obbligato per sbloccare un’iniezione di capitale per complessivi 3,6 miliardi di cui 2,8 in cash a carico degli azionisti pubblici (Bassa Sassonia al 59,13%, Sassonia-Anhalt 5,57%, e un gruppo di casse di risparmio locali per la restante quota). Questo rafforzamento patrimoniale, dopo la perdita record da 2,35 miliardi nel 2018 che ha fatto sprofondare il capitale prudenziale di NordLB, dovrà riportare il CET1 dal 6,63% del secondo trimestre 2019 al 14% entro fine anno. Il livello del CET1 degli ultimi due trimestri è stato decisamente sotto il requisito minimo prudenziale del 10,57% ma ha ottenuto il benestare della Bce/Ssm purché lo sforamento fosse temporaneo – con un tempo massimo rinviato di trimestre in trimestre – avendo già pronto il piano di salvataggio e rimanendo in attesa del verdetto della Commissione. Il 28 novembre la banca annuncerà i risultati del terzo trimestre, avendo già messo le mani avanti che il salvataggio sarà finalizzato entro fine 2019.
L’ok di Bruxelles su NordLB, una banca che vanta una storia di oltre due secoli ma che è rimasta travolta dal collasso dello shipping, se confermato, toglie una grossa spina nel fianco ai supervisori e ai governi locali e federali. Il via libera dell’Antitrust infatti non era affatto scontato e sarebbe arrivato dopo nove lunghi mesi di trattative serrate tra la banca, Bruxelles e anche Berlino. Il caso NordLB, considerato controverso in un’Europa che sta facendo di tutto per non attingere più ai soldi dei contribuenti per salvare banche decotte, si è arenato sulla difficoltà del “market test”, cioè della verifica che le condizioni del mercato privato fossero applicate a un salvataggio a carico del settore pubblico. La Commissione uscente avrebbe preferito dare la “patata bollente” alla nuova Commissione.
L’aiuto di Stato entra in gioco in questo caso perchè gli azionisti della banca sono pubblici: la Commissione consente questo tipo di intervento purchè sia finalizzato alle stesse condizioni di un salvataggio privato. Come stabilire con esattezza il prezzo di mercato del “buco” da coprire in NOrdLB è un nodo che ha tenuto in stallo il disco verde all’operazione: le strade di un’alternativa privata, esplorate in prima battuta, si sono chiuse velocemente.La decisione della Commissione comporta infatti valutazioni con stime discrezionali: i NPLs nello shipping, come tutte le sofferenze, sono asset illiquidi e con un valore e haircut non facilmente stimabili.
Il piano per rimettere in piedi NordLB prevede oltre alla riduzione delle dimensioni, da oltre 150 miliardi ad almeno 95 miliardi di attivi, anche un drastico taglio dei dipendenti, che dai 5.850 d’inizio 2019 dovranno scendere tra i 2.800 e i 3000 entro il 2024. Anche il cost-to-income, il rapporto tra costi e ricavi, che nelle banche tedesche tradizionalmente è più elevato della media europea, sta scendendo: dall’85,6 di fine 2018 al 67,2 al secondo trimestre 2019. I RWA dovranno scendere a 42 miliardi.Le sofferenze devono azzerarsi entro il 2021: quest’anno dovrebbero scendere sotto i 3 miliardi a dicembre dai 7,5 di gennaio.