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 2019  novembre 08 Venerdì calendario


Periscopio

Se il collegio è scadente, evitare richiami alla collegialità. Dino Basili. Uffa news.Cogliere l’attimo: «Capre diem!». Vittorio Sgarbi. (Alessandro Gnocchi). Il Giornale.
È meglio per un politico essere onesto e incapace o efficiente e disonesto? Per me l’onestà è un prerequisito. Se sei disonesto non puoi fare politica. Tra quelli che rimangono bisogna scegliere i più efficienti. Giorgia Meloni, segretario di Fratelli d’Italia (Claudio Sabelli Fioretti). il venerdì.
Dopo aver pescato il jolly del Conte-bis, convinto ormai di essere un nuovo De Gasperi e di aver castigato per sempre Salvini, sono iniziati gli inciampi. Il primo è stato con il Vaticano: nel suo discorso di insediamento bis nessun riferimento all’eutanasia, su cui era attesa una sentenza storica della Consulta. Nei Sacri Palazzi avrebbero gradito una presa di posizione esplicita: non pervenuta. Ora è atteso al varco per i provvedimenti da adottare per le 82 mila scuole cattoliche ed i contributi per i giornali diocesani. Luigi Bisignani. il Tempo.
Mezzo secolo fa, la parola patria era quasi impronunciabile. Era considerata una «cosa di destra», come il tricolore. Oggi la patria, il tricolore sono parole e simboli in cui la maggioranza degli italiani si riconosce. Patria del resto significa terra dei padri; e l’amor di patria, diceva Papa Wojtyla, è un’estensione del quarto comandamento, onora il padre e la madre. Certo, per il senso dello Stato (e dell’erario) occorrerà attendere almeno un altro secolo. Aldo Cazzullo. Corsera.
Piazza del Pantheon a Roma: una coppia di vigili urbani. Uno fuma. L’altro manda messaggi con il cellulare. Intorno, qualcosa di simile tra un suk e la pista di un circo. Giocolieri, acrobati, due tipi che avanzano sui trampoli, e poi venditori ambulanti di borse e collane, uno che vende bottiglie d’acqua su un banchetto da picnic. All’Antico Caffè di Marte, vicino San Pietro, a una coppia di turisti giapponesi hanno fatto pagare un conto di 430 euro per due piatti di spaghetti e una bottiglia d’acqua. Fabrizio Roncone. Corsera.
La Turchia è una grande e rispettabile nazione ma non c’entra con l’Europa. Per secoli, l’ha considerata un bocconcino da sgranocchiare, adocchiandola, dall’Ungheria a Vienna, come un trofeo da deporre ai piedi del sultano. Il 98% del suo territorio è in Asia, 99 turchi su 100 sono musulmani. Loro si inginocchiano nelle moschee, noi nelle chiese. Tutto, insomma, la strappa dal nostro mondo. Giancarlo Perna. LaVerità.
In molte università americane Le avventure di Huckleberry Finn è stato eliminato dalle biblioteche, visto che contiene la parola «negro». Questo naturalmente è ridicolo, visto che Mark Twain era abolizionista e disertò dall’esercito Confederato. Ma ciononostante è anche ritenuto molto pericoloso. Giuseppe Culicchia, scrittore (Alessandro Gnocchi). Il Giornale.
L’Italia degli anni Trenta era molto più ricca di quanto Flaiano fosse disposto ad ammettere, ma al di là di questo, lui ci era arrivato da bohémien di provincia, una laurea in architettura mai presa, incerto sul da farsi e su sé stesso: «La mia vocazione era proprio quella di non identificarmi. Ho considerato lo scrittore come un personaggio ridicolo». Stenio Solinas. Il Giornale.
Sono nato in una famiglia religiosissima. La prima catechista è stata mia madre. È ancora viva, ha 97 anni. Io ne avevo tre quando m’insegnò la preghiera che ancora oggi recito ogni sera prima di addormentarmi: «Gesù, Giuseppe e Maria vi dono il cuore e l’anima mia». Da lei e da papà, un contadino, ho imparato anche l’amore per i poveri. Da bambino chiedevo alla mamma, piangendo: ce l’hai il pane da dare ai viandanti senza cibo? Se passavano in mia assenza, li rincorrevo per portarglielo. Don Angelo Curti (Stefano Lorenzetto). Corsera.
Ho vissuto momenti importanti nella storia del Paese. Sono stato un balilla poco considerato perché venivo da una famiglia antifascista. Da ragazzino ricordo la raccolta del rottame, l’offerta delle fedi d’oro, l’esenzione dalle tasse per le famiglie con sette figli, che c’erano eccome, ma quasi sempre senza reddito. Poi la guerra e il ritorno alla libertà attraverso la Resistenza che ho seguito con passione. Il dopoguerra ha visto il Paese riprendersi con lena e coraggio e portarsi in due decenni da una condizione agricola al settimo posto tra i paesi più industrializzati del mondo. Mario Carraro, industriale, 90 anni (Matteo Marian). Il Mattino di Padova.
Ricordo che andavo a trovare Antonello Trombadori a casa. Era già molto malato. Gli parlavo della politica, del Pci, delle manifestazioni. Dei compagni che aveva conosciuto, amato, detestato. E lui mi disse: Giampiero, non ti seguo, scusa. Ecco, la morte è anche questo, perdere l’attenzione per tutto quello che hai creduto dovesse essere o rimanere importante. Giampiero. Mughini (Antonio Gnoli). la Repubblica.
Con mio padre ho vissuto insieme solo nella primissima infanzia, anche se era molto preso dal suo lavoro. Poi a otto anni i miei si separarono e i rapporti si sono molto diluiti. Verso i quattordici abbiamo ripreso a frequentarci: gli piaceva spiegarmi tantissime cose. Però mancava quella parte affettiva che viene dalla consuetudine quotidiana. Altan (Simonetta Fiori). la Repubblica.
I due pm napoletani dell’inchiesta contro Tortora, Lucio Di Pietro («il Maradona del diritto») e Felice Di Persia, godevano di buona fama. Dopo Pandico, l’uomo dei centrini da mettere all’asta a Portobello altri criminali a caccia di benefici parteciparono alla grande delazione. Tutto preso per buono senza controlli. Uno degli accusatori di Tortora era Gianni Melluso, detto il bello. Per inciso, passata la bufera, fu l’unico a chiedere perdono «in ginocchio» ai familiari ammettendo che si era inventato tutto. «Resti pure in piedi», rispose una figlia di Tortora. Non sto a rievocare i reati compiuti e i benefici ottenuti da questo soggetto. Fra le altre falsità, produsse una testimonianza a proposito di una serata in un ristorante del capoluogo lombardo, La Vecchia Milano, alla quale avrebbero partecipato Francis Turatello (il boss della mala), Tortora, lo stesso Melluso, oltre ad alcune dame dell’alta società. Una compagnia che, certo, non poteva sfuggire ai gestori del locale. Sa quale fu il rapporto dei carabinieri incaricati di fare accertamenti? L’esistenza del ristorante. Stop. Insomma, si certificava semplicemente l’indirizzo del ristorante Vecchia Milano. Raffaele Della Valle, avvocato difensore di Enzo Tortora (Marisa Fumagalli). Corsera.
Di Maio: orizzonti di cenere. Roberto Gervaso. Il Giornale.