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 2019  novembre 09 Sabato calendario


Intervista a Gina Schumacher, cavallerizza

 È cresciuta a Maranello, mentre il papà inanellava titoli mondiali di Formula Uno alla guida delle Ferrari. Nel sangue, se non la passione per la velocità, ha quella per le manovre precise al millimetro. Niente staccate o sorpassi, ma sliding stop, rollback e cambi di galoppo. Perché Gina Schumacher al volante ha preferito le redini di un cavallo e alle piste i campi in sabbia del reining, il dressage della monta western. Come Michael, però, ama primeggiare e a 22 anni, nella categoria Young Riders, ha già collezionato l’oro nel Campionato europeo 2016 e l’anno successivo nel Mondiale, in entrambi i casi sia individuale che a squadre.
Successi raccontati con abbondanza di foto sul suo profilo Twitter, in cui non c’è spazio per la vita privata, tranne una eccezione.
Nel gennaio scorso per i 50 anni di Michael ha scritto: “Auguri al migliore dei papà”.
Gina Schumacher è a Verona per la 121ª edizione di Fieracavalli dove partecipa alle competizioni di reining di Elementa Masters Premiere, la gara più ricca al mondo con i suoi 300 mila dollari di montepremi. Ieri, in sella a Shine N Whiz , si è classificata prima nella “Non Pro” mentre stasera prenderà parte al Freestyle, una vera e propria gara-spettacolo, durante la quale gli atleti competono “in costume” e a tempo di musica. E lei, in omaggio al papà, scenderà in campo con una coreografia a tema Ferrari.
Gina, come è nata la sua passione per i cavalli?
«Merito di mia madre Corinna. È lei che ama da sempre questi animali e quando eravamo bambini cercava cavalli adatti a noi per farci montare. Così la sua passione è diventata anche la mia».
A che età è salita per la prima volta in sella?
«Ero davvero molto piccola, credo avessi quattro anni quando ho montato per la prima volta un cavallo di nome J».
E perché una volta cresciuta tra le tante discipline equestri ha scelto il reining?
«Anche in questo caso ha a che fare con la mia mamma. È stata lei a innamorarsi dei Quarter Horse, cavalli divertenti, tranquilli ma anche grandi atleti e con un istinto innato per la competizione.
Quando li ha scoperti si è avvicinata al reining e si è appassionata anche a questo sport. A me è successo lo stesso».
Qual è la caratteristica più importante per un cavaliere o un’amazzone di reining?
«Naturalmente il cavallo. Che deve essere un amico, un compagno, un complice. Devi avere un cavallo di cui puoi fidarti e che si fida di te per fare ciò che gli chiedi».
Gina, lei “sussurra” ai suoi cavalli? Come ottiene da loro ciò che vuole?
«Il segreto del reining è far sembrare che sia tutto facile, che l’essere umano non agisca e che sia il cavallo a fare tutto da solo.
Questa è l’arte del reining. Per fare ciò, però, devi allenarti molto, entrare in connessione con l’animale, far crescere una sorta di amicizia con lui. Solo così si è davvero insieme, anche quando ci si esibisce nell’arena. E il pubblico se ne accorge».
Quante ore si allena al giorno?
«Tutte quelle che servono, spesso da mattina a sera. Proprio per raggiungere l’intesa di cui parlavo».
C’è un cavallo che preferisce tra quelli con cui gareggia?
«Alla fine con ogni animale si costruisce una relazione fortissima, altrimenti non si potrebbero ottenere risultati. Ma non posso negare di avere una cotta speciale per Frankie, il cavallo del Campionato mondiale della Federazione equestre internazionale. È così dolce, sembra sempre che sia lui a prendersi cura di me».
Andare a cavallo è per lei solo uno sport?
«No, è un modo di esprimere il mio amore per la natura e per gli animali: cavalli, cani, gatti, mucche. Li trovo tutti adorabili».