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 2019  novembre 08 Venerdì calendario


Biografia di Biagio Antonacci


Biagio Antonacci, nato a Milano il 9 novembre 1963 (56 anni). Cantante pop. Quattordici album in studio e due dal vivo pubblicati tra il 1989 e il 2019. Dieci raccolte di canzoni. Più di 400 mila seguaci su Spotify (a novembre 2019) • Ha debuttato al festival di Sanremo del 1988 con Voglio vivere in un attimo. Tra le sue canzoni più popolari: Iris (Tra le tue poesie) (1998); Convinvendo (2004); Pazzo di lei (2005); Non vivo più senza te (2012); Vivimi (2015); Mio fratello (2017) • «Le sue canzoni sono come polaroid scattate con gli amici, come il peluche regalato al fidanzato, canzoni buone per essere cantate con la chitarra davanti al fuoco in spiaggia, o in coro nel pullman della gita. Ha preso il posto lasciato libero da Claudio Baglioni nell’universo sentimentale della canzone italiana, quello del racconto privato, piccolo, immediato, quello della musica che un tempo si sarebbe detta da fotoromanzo» (Ernesto Assante, la Repubblica, 17/5/2014) • «Mi piaceva il suono del nome: starebbe bene anche a un idraulico. Eros Ramazzotti e Renato Zero no, fanno troppo artista. E poi termina in acci... un’imprecazione romana» (Simone Cristicchi) • «Per molto tempo sono stato considerato il cantante che piace alle ragazze. Inizialmente mi dava fastidio perché mi riduceva a un fenomeno adolescenziale. Oggi quasi mi piace, fa parte del gioco. Conquistare gli uomini è stato molto più faticoso: all’inizio dicevano “che palle” quando le fidanzate volevano venire al mio concerto» • «La musica è e resta la cosa più importante della mia vita, senza la quale non potrei essere davvero me stesso».
Titoli di testa «Vorrei cantare come Biagio Antonacci / vorrei pesare come Biagio Antonacci / firmare autografi alle fan, riempire i palasport / e fare quel che fa Biagio Antonacci / Vorrei vestirmi come Biagio Antonacci / vorrei convivere con Biagio Antonacci / se fin da piccolo il mio mito era Jim Morrison / con Rambo e Rocky, adesso è solo Biagio Antonacci» (Simone Cristicchi, nella canzone Vorrei cantare come Biagio).
Vita «Mio padre è un uomo del Sud, scappato dal suo paese a 16 anni. Arrivato a Milano fa la vita che fanno adesso gli extracomunitari: dorme nelle cascine abbandonate e, quando i soldi guadagnati come fiorista e poi garzone di parrucchiere glielo permettono, nelle pensioni a una stella. Ama ballare e una sera all’Arci Bellezza vede una ragazzina di 14 anni che è lì con sua madre. La sposa quattro anni dopo, e poi – ma la mia mamma ci tiene a dire che è andata all’altare vergine – nasco io. La battaglia più grande che mio padre ha combattuto è stata quella di rendere la sua famiglia economicamente indipendente: abbiamo vissuto coi nonni – anche qui si stava insieme per aiutarsi – fino a quando ci hanno assegnato un alloggio popolare a Rozzano. Ricordo mio padre silenzioso, autoritario, concentrato esclusivamente sull’orizzonte, che si accorciava o si spalancava a seconda di quanti soldi avevamo. Una giostra di cassa integrazione e speranze» (Silvia Nucini, Vanity Fair, 8/6/2016) • «Lui lavorava tutto il giorno, poi tornava a cena – e nessuno poteva alzarsi prima che lui avesse finito di mangiare – dopo di che usciva a fare politica. Era molto assente. Ma uno può imparare le cose anche dagli altri» • Biagio cresce con i suoi genitori a Rozzano, nella periferia sud di Milano • «Vengo da un ghetto […] in cui noi ragazzi, una tribù, ci sentivamo alternativamente i protagonisti della Via Pál di Molnár o i Greasers della 56esima strada raccontati da Francis Ford Coppola. Dicevi: “Sono di Rozzano”, e vedevi i volti della gente di città deformarsi, i lineamenti parlare, gli occhi far brillare un pensiero nascosto: “Siete tutti barbari voialtri, tutti balordi, tutti ladri lì nel Bronx”» (a Malcom Pagani, Vanity Fair, 10/7/2018) • «“Con mio padre parlavo pochissimo, soprattutto di calcio, nel tragitto verso San Siro mentre mi portava a vedere l’Inter. Per molti anni la mia Milano è stata soprattutto lo stadio. Mariolino Corso, Ivano Bordon, la curva dell’Inter, lo striscione dei boys”.
Poi si tornava a Rozzano. “[…] La parola povertà la conosco perché su quella soglia noi e tanti altri siamo stati spesso. Il mio compagno di classe che arriva in pieno inverno con una sola scarpa ai piedi tra i banchi delle elementari, nel ‘70, non nel 1880, non me lo sono mai più tolto dalla testa […] Ci chiamavano i terroncelli, c’era ancora e c’è tuttora una forma di razzismo spietata, ma sentirci chiamare ‘terunìn’ ci ha fatto diventare forti, ci ha spinto alla revanche: ‘prima o poi ve la faremo vedere’, pensavamo. Anche con la rabbia, con le risse e con le scorribande spesso scatenate da un insulto di troppo» • Da ragazzino, Biagio suona la batteria: «Sono cresciuto con il rock e con un po’ di Dalla e Venditti» • «A sedici anni, con la mia prima fidanzata, siamo andati in motorino in un prato, dove adesso c’è il Forum di Assago, a Milano. Avevamo fatto tutto per bene. Tutto molto organizzato. Coperta, preservativo... E’ andata malissimo. Non riuscivo ad avere l’erezione. Ero emozionatissimo. Avevo paura che ci scoprissero. Un’ansia allucinante. Ricordo che sono tornato a casa e ne ho parlato con mio padre. Gli ho detto: “Papà sono andato in camporella e non sono riuscito a fare l’amore”. Lui è stato molto carino. Mi ha detto che era una cosa normale. E che sarebbe successo altre volte» (Aldo Nove, 30/9/2004) • «“Nel 1982 ho fatto il carabiniere di leva. Ero stato assegnato a Garlasco. Già allora pensavo alla musica: aspettavo di incontrare Ron [il cantante, ndr], che vive in quel comune, per fargli avere le cassettine con le mie demo” […] Terminata la leva Biagio resta disoccupato per un anno prima di trovare un lavoro. Apprendista geometra nello studio di un ingegnere in corso Vittoria a Milano» (Andrea Laffranchi, Corriere della Sera, 19/11/2018) • «Tutte le mattine aprivo attorno alle 7.30: ricevevo gli operai e nella giornata seguivo le varianti degli appartamenti, le modifiche che i clienti chiedevano. Alle 17.30 smontavo […] Tre volte alla settimana andavo a fare chitarra-bar sui Navigli, alla Budineria, e in due locali a Pavia. Le altre sere stavo a casa, sfrattavo mio fratello Graziano (da anni è il suo manager, ndr) dalla cameretta e con una tastiera Yamaha facevo sentire le mie canzoni alla fidanzata» • «A quei tempi, sulla mia partita Iva, c’era scritto “geometra, cantante”. A dire il vero, c’è scritto ancora oggi: non l’ho mai cambiata» (Vanity Fair, 5/11/2008) • «Il geometra capo Balciseri, un bergamasco, mi seguiva nelle scorribande notturne. Mi chiamava Biagioski. Voleva che gli insegnassi a suonare la chitarra: ogni tanto durante la pausa pranzo, io portavo sempre lo strumento in cantiere per esercitarmi, gli insegnavo qualche accordo e lui me lo calcolava come ora lavorata» (a Laffranchi) • Fa un provino con Alberto Salerno, produttore discografico (e marito di Mara Maionchi), ma non ce la fa • «Mi disse: “sei ancora un esordiente, butta via tutto e riparti da zero”» • Pensa di tornare a fare il carabiniere: «A 23 anni feci domanda per la rafferma con i Carabinieri. Mi piaceva più del geometra. Venni preso. Pochi giorni prima di prendere servizio mi arrivò la convocazione per partecipare a Sanremo Giovani. Il maresciallo mi disse: “Antonacci, vada avanti con il suo sogno”» (a Laffranchi) • Nel 1988 debutta al teatro Ariston: «Avevo 24 anni, due giorni prima avevo firmato il contratto con la casa discografica ed ero andato con mia madre a comprarmi la giacca per il Festival. Non ero mai stato in tv. Il pezzo l’avevo scritto con Ron, l’album uscì solo l’anno dopo. Passai all’una meno venti, mio fratello già dormiva, fu svegliato da mio padre: “Vieni, che c’è Biagio a Sanremo”. Fui subito eliminato, due giorni dopo ero di nuovo in cantiere. Ho pensato che fosse finita lì» (a Piero Negri, La Stampa, 7/2/2018) • «Tornai in cantiere: sembravano tutti in lutto, nessuno faceva battute, sguardi bassi. Mi sembrò una forma di rispetto nei miei confronti. Dopo una settimana un idraulico mi disse “poeta geometra è da un po’ che non la vediamo in tv”. La frecciata più incisiva che ho mai ricevuto in vita mia» (a Laffranchi) • Eppure Biagio non demorde • «Nel 1989, dopo quel Sanremo poco fortunato, pubblicò il primo album, Sono cose che capitano. “Lo registrai negli studi di Bruno Malasoma che oggi sono di proprietà del mio amico Eros Ramazzotti. Malasoma aveva trasferito i macchinari dalla sede della Polygram qualche tempo prima e io lo avevo aiutato con i progetti: ci sono ancora i disegni con la mia firma. Feci un tour estivo nelle feste di piazza sfruttando le ferie del cantiere”» • Nel 1991 incide Adagio Biagio: «Con la canzone Danza sul mio petto si iniziò a muovere qualcosa. Ogni tre serate guadagnavo lo stipendio di un mese, ma avevo paura a mollare il lavoro: papà era in cassa integrazione, mamma casalinga e avevo un fratello più piccolo. Arrivò l’assegno con i guadagni di un semestre di Siae: 15 milioni di lire. Mia mamma, voce dell’onestà, si spaventò: “Biagio chiamali, hanno sbagliato, riporta indietro tutto”» • Ormai sembra avviato, ma non lascia il lavoro: «D’accordo con il titolare passai a gestire le pratiche mutui. Ma non me la sentivo di mollare» • Scrive canzoni per Mia Martini, per Mietta, per Mina, per Raffaella Carrà. Poi incide il terzo album: Liberatemi, che vende 150 mila copie, e va al Festivalbar: «Con quei primi soldi comprai una macchina. Con i guadagni successivi, una casa per i miei genitori. Prima a loro, poi a me. Non lo dico per vantarmene, ma perché nemmeno per la mia prima casa mi sono sentito felice come quella volta. Fu incredibile vedere mio padre e mia madre che lasciavano la casa popolare di Rozzano dove avevano vissuto per anni in affitto» (Enrica Brocardo, Vanity Fair, 5/11/2008) • «L’estate successiva, dopo 7-8 anni di doppio lavoro, mi licenziai. Non fu una decisione a cuor leggero, ci stavo male. Pensavo che avrei potuto fare per sempre il doppio lavoro. C’erano esempi illustri del resto: Jannacci che era medico e il professor Vecchioni» • «Lasciai il cantiere a 29 anni, quando il mio terzo album entrò nella Top 20 e con le serate guadagnavo più dello stipendio da geometra. E non fu facile cancellare quel senso di responsabilità che mi portavo dentro: mi sentivo in colpa con me stesso per i tempi morti del mio nuovo lavoro, le giornate in cui stavo fermo, mi mancava il cantiere. Che gavetta, che bello poterlo raccontare» (a Negri) • «Quando oggi mi lamento per qualche cosa torno a pensare a quel Biagio che è la mia salvezza e i miei piedi per terra» (a Laffranchi) • «Mi considero un visionario fortunato, che ha affrontato la vita con onestà ed è stato ripagato dalla vita stessa» (a Ernesto Assante, la Repubblica, 17/5/2014).
Vita privata • Sta con Paola Cardinale, tredici anni più giovane. Lui ha due figli, Paolo e Giovanni, da Marianna Morandi (figlia di Gianni). Lei ha una figlia, Benedetta, avuta dall’ex calciatore Massimo Brambati • «Non mi sono mai sposato, ho fatto due figli con una donna con la quale non condividevo nemmeno la residenza scritta sui documenti, mi sono separato da lei e adesso sto con Paola, senza nessun legame formale, vivo con lei e sua figlia e mi ci sento padre, anche se non lo sono per legame biologico» (alla Nucini)
Frasi «I pezzi io li scrivo in 10 minuti. Se ci impiego più tempo vuol dire che non vanno» • «Non conosco la musica. Quando compongo al pianoforte uso solo i tasti bianchi» • «Fossi stato più brutto, magari avrei avuto un pubblico più rock».
Giudizi «È impagabile compulsare significatocanzone.it, community esegetica che si fa carico di discutere il senso dei testi musicali più ermetici; vi si legge di tutto, da contorti tentativi di dirimere il contorto, a lapidarie sentenze d’umor lapalissiano, che recitano: “Il significato di questa canzone è: l’amore”. Tra i commentatori la mia preferita è Ges92: in una chiosa a un testo inaudito di Antonacci – il monarca del verbo sostantivato, vezzo tra i più naïf di chi si illuda di parlare alto, e del resto lo stesso Biagio, su Twitter, si definisce sventatamente “paroliere ricercato” – afferma che la sue frasi sono “da tatuaggio”, e giuro che intendeva elogiarle. Quindi cita questo indimenticabile epigramma del rimator rozzanese: “Se ti va vieni a prendermi / nell’hotel che costeggia il sole”)» (Marco Archetti, Il Foglio, 10/11/2017) • «Cantautori più anziani a corto di ispirazione farebbero carte false per aver la metà delle sue idee; ma la fortuna […] ha baciato Antonacci anche regalandogli una voce particolare, rauca, che sa ormai usare con sapienza consumata. Colpisce una sensibilità quasi femminile nel raccontare le gamme di sentimenti amorosi attraverso le sue canzoni» (Marinella Venegoni) • «Il suo unico difetto è che fotocopia se stesso in ogni disco. Succede a tanti, però bisogna stare attenti: si rischia l’autoplagio» (Simone Cristicchi) • «Canta come se gli stessero cavando un rene senza anestesia e questo “strappare” le note è ciò che di lui più mi piace» (Platinette) • «È carino e mi può chiedere quello che vuole» (Rosalinda Celentano).
Politica «Non mi sono mai schierato perché proteggo timidamente la mia anarchia casalinga» • Mandò un videomessaggio al primo Vaffanculo-Day di Beppe Grillo l’8 settembre 2007.
Curiosità È alto 1 metro e 80, pesa 74 chili • È interista, ha giocato a calcio nella nazionale cantanti e, per circa mezz’ora, nella Cavese, nel 2003, nell’ultima partita di campionato che segnò la promozione della squadra dalla serie D alla C2 • In macchina tiene sempre una chitarra pronta per ogni evenienza • Detesta farsi fotografare • È favorevole ai matrimoni gay: «tra cento anni i nostri pronipoti diranno “ma ti ricordi quando ancora ci si doveva sposare per poter fare le cose? E ti ricordi che le famiglie omosessuali avevano meno diritti? Che cosa assurda, come gli autobus per i bianchi e quelli per i neri”. Perché anche questo è razzismo. Se un bambino va a scuola ed è felice, chi se ne frega se ha due padri o due madri? Il problema ce lo dobbiamo porre quando i bambini sono infelici» (alla Nucini) • «“La religione e la vita eterna sono invenzioni che l’uomo si è creato per alleviare il dolore della morte”. Quando ha iniziato a dubitare della religione, della Chiesa? “Molto presto. Pensavo: ‘Ma dove vanno a finire tutti i soldi che raccolgono durante la messa?’”. Altri dubbi? “Mi sono sempre chiesto per quale ragione i preti non potessero sposarsi e avere figli. Gesù, nella mia testa, era prima di tutto un bellissimo uomo, uno cui piacevano la vita, l’amore, le giornate di sole, le donne. Sicuramente ha amato la Maddalena. Anche sessualmente, certo, e ha avuto figli”» (Brocardo) • Si è appassionato all’agricoltura: «Mi piace usare il trattore, potare gli ulivi, capire una vigna. Com’è successo? Semplicemente invece di investire il denaro che ho guadagnato in altre cose ho scelto di investire sulla terra. Ed è stato importante, ho imparato tanto. Per un uomo di città che scopre la terra tutto è nuovo, i passaggi delle stagioni, le variazioni del clima, quelle dei colori...» (ad Assante).
Titoli di coda Simone Cristicchi dice di aver scritto Vorrei cantare come Biagio in un momento di frustrazione, quando era convinto che la sua carriera da cantante non avesse sbocchi: «Mi sono chiesto: sarà che per fare questo mestiere devo essere come Antonacci?». Al diretto interessato il pezzo è piaciuto, e ha fatto aprire a Cristicchi un suo concerto a Roma: «All’inizio era perplesso, pensava a una colossale presa in giro, poi l’ha ascoltata insieme alla mamma e al fratello, si è divertito. L’ironia è velata, tanto che qualcuno pensa che io davvero vorrei cantare come lui».