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 2019  novembre 08 Venerdì calendario


Così Del Vecchio assalta Mediobanca

Un assegno da 500 milioni di euro firmato dall’uomo più ricco d’Italia, ma che nessuno pare avere troppa voglia di incassare. Una grande compagnia di assicurazioni dove lavorò Franz Kafka e che adesso deve darsi un futuro. Un duello per un polo di eccellenza della medicina. E poi un alce di peluche che si chiama Elkette.
Potrebbe essere – nello spirito dei tempi – la sceneggiatura di una serie tv. Ma non di romanzo si tratta, quanto di purissima – sebbene un po’ romanzesca – realtà. Una realtà che in queste ore scuote nomi simbolo del capitalismo italiano: Unicredit, Mediobanca, Generali, il re degli occhiali (e non solo) Leonardo Del Vecchio. Tutti uniti, anche loro malgrado, in una trama che mescola alta finanza e colpi bassi.
Rewind allora. La prima scena risale a oltre un anno fa, quando il cavalier Del Vecchio – noto ai più per la sua Luxottica – bussa alla porta di Mediobanca per esporre un progetto. Appoggiato da Unicredit, che è grande socio della stessa Mediobanca con l’8,4%, Del Vecchio vuole unire lo Ieo, l’Istituto europeo di oncologia fondato da Umberto Veronesi e celebre in tutto il mondo, di cui Mediobanca è il principale socio, con il Centro Cardiologico Monzino, creando così un grande polo della salute milanese. Per farlo è disposto a firmare un assegno da 500 milioni di euro; una «donazione», la definisce. Per un signore che siede su un patrimonio da 25 miliardi di euro è un impegno costoso ma non stravagante. Fatte le debite proporzioni è come se uno avesse 2.500 euro depositati in banca e decidesse di spenderne 50 per soddisfare un desiderio che ha da tempo. In fondo che sarà?
Comunque no, grazie. A Mediobanca dicono che l’operazione proposta non è un atto di generosità, ma un’acquisizione mascherata e dunque assieme agli altri soci dello Ieo – tutti nomi blasonati che vanno da Pirelli a Banca Intesa – respingono la proposta. Porta chiusa, anzi sbattuta.
Del Vecchio ha fatto di Luxottica uno dei pochi e veri colossi italiani e nelle sue fabbriche gli operai godono di benefit sconosciuti ai più. Un imprenditore molto attento al sociale, insomma. Man mano che l’età avanza pare che Del Vecchio sia intenzionato a lasciare un segno forte anche fuori dalle fabbriche di montature e dell’alleanza con la francese Essilor che ha fatto nascere EssiLux, il maggior gruppo di occhiali in Europa. Così due anni fa l’imprenditore si lancia in cordata con Cdp e Arvedi per un’offerta sull’Ilva. il suo gettone è sempre di 500 milioni di euro, anche se l’operazione – come è noto – non va in porto. E proprio ieri annuncia la partecipazione anche all’aumento di capitale del costruttore Salini per dar vita a Progetto Italia, un polo nazionale delle infrastrutture sempre con la Cdp.
Del Vecchio ha un’idea – i nemici la definiscono una fissazione – che è quella dell’italianità. Vuole preservarla e rafforzarla in settori come l’acciaio o le costruzioni, ma vuole farlo anche – soprattutto – nelle Generali di cui è socio in proprio con poco meno del 5% e che la stessa Mediobanca controlla di fatto, anche se ha solo il 13% d el capitale. Così quando meno di due mesi fa l’imprenditore bussa in Mediobanca sempre con quell’assegno da 500 milioni in mano – che però ha usato per comprare il 7,5% del capitale di piazzetta Cuccia – la terra della City milanese trema per la prima volta.
Siamo già alla scena successiva: Del Vecchio è appena entrato in Mediobanca e proprio adesso Unicredit – quello che sullo Ieo era suo alleato, ricordate? – decide di vendere il suo 8,4% in piazzetta Cuccia. Vende perché ha bisogno di farlo. Mentre la sua simpatica mascotte, l’alce di peluche Elkette, compare sui social media per rinfrescare l’immagine della banca, negli ultimi tre anni, sotto la gestione di Jean Pierre Mustier, Unicredit sta cedendo di tutto per fare cassa: dal risparmio gestito di Pioneer alla collezione d’arte, dalle attività online di Fineco a, per l’appunto, la quota Mediobanca.
Chi non gradisce i progetti di Del Vecchio – per informazioni citofonare ai manager di Mediobanca, primo fra tutti l’amministratore delegato Alberto Nagel – esulta: altro che alleato del signor Luxottica; Unicredit si sfila. Per i supporter dell’imprenditore, invece, la realtà è opposta: Del Vecchio si muove proprio perché Unicredit e l’altro grande socio di Mediobanca, la francese Vivendi, vendono.
Fast Forward adesso. Le domande che i pochi protagonisti e i tanti osservatori interessati si fanno sono in buona sostanza due: che cosa vuole davvero Del Vecchio? E, di conseguenza, come si muoverà? La scuola “minimalista” ritiene che il patron di Luxottica voglia principalmente vendicarsi dello sgarbo subito da Mediobanca nella vicenda Ieo. Dunque, dicono i minimalisti, tutto potrebbe risolversi con Mediobanca che viene a più miti consigli sullo Ieo. Così Nagel potrebbe anche scamparla e restare ad. Difficile però che ci sia un accordo sullo Ieo: Renato Pagliaro, il presidente di Mediobanca che va al lavoro in bicicletta, ma sugli affari si muove come un carrarmato, considera l’Istituto eredità tra le più care di quel mondo che parte da Cuccia e passa per Vincenzo Maranghi. Dunque a Del Vecchio opporrà un no.
Ecco allora che prende quota la versione “massimalista”, sostenuta – e non è un particolare da poco – dallo stesso Del Vecchio. Ciò che ha in mente – dice – non è certo una misera vendetta privata, ma un grandioso progetto che vuole portare le Generali a contare di più in Europa nel segno dell’italianità. Vuole farlo, per l’appunto, continuando a salire in Mediobanca anche oltre il 110% che ha appena sfiorato, attirando altri soci tricolori a piazzetta Cuccia e rafforzando la compagine degli azionisti italiani – oltre a lui oggi ci sono le famiglie Benetton, Caltagirone e De Agostini – nelle Generali.
Facciamoci temporaneamente massimalisti, dunque, e prendiamo per vero questo progetto. Ulteriore domanda: è fattibile? Qui i dubbi si addensano: un po’ perché soci di Generali come i De Agostini e i Benetton, non sembrano intenzionati a fare battaglie in nome del vessillo nazionale. Molto perché è difficile oggi immaginare un grande futuro per Generali. L’eventuale alleanza con Axa o Allianz era fattibile dieci anni fa quando avevano dimensioni simili a Generali. Ora sono molto più grandi. Il sogno di Del Vecchio rischia di rimanere tale.