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 2019  novembre 08 Venerdì calendario


In morte di Maria Pia Fanfani

Se n’è andata, alla bella età di 97 anni, Maria Pia Fanfani, nata Tavazzani, figlia e moglie di industriali del tessile lombardo, poi seconda sposa di Amintore, uno dei grandi dello scudo crociato. Ma siccome era un personaggio del tutto fuori dal comune, occorre dire il prima possibile che era un tipo da prendersi con le molle, che però vuol dire per il verso suo, come tutti del resto vorremmo essere presi; e con tale avvertenza, a conoscerla di persona, risultava così simpatica, e spassosa, sorprendente, e ingenua, autentica, generosa e temeraria che insomma era facile tacitare il pregiudizio e arrivare a volerle bene, e pure a stimarla, e di più, ammirarla per quel che faceva – per quanto a volte disperata che nessuno glielo riconoscesse.
Un po’ era vero, un altro po’ l’eccesso di mondanità oscurava quel suo infaticabile altruismo testimoniato da una fitta sequela di missioni umanitarie nei posti più pazzeschi del mondo, l’Africa nera del machete e delle epidemie, la Sarajevo dei cecchini e dei bimbi abbandonati; chiamata laggiù da uno spirito d’avventura così impetuoso da farle superare di slancio qualsiasi preoccupazione e resistenza pur di salvare quanti si era messa in testa di dover salvare, non senza aver chiesto e strappato aiuto a chiunque lei avesse di deciso di coinvolgere, lungo un range che dal Papa arrivava a Funari, e dai Premi Nobel a certi dittatori africani che te li raccomando.
Alta, elegante, capelli cortissimi, un po’ snob, espressiva ed espansiva fino all’invadenza e oltre. Grande giocatrice di golf, discreta fotografa, temuta e amata dirigente della Croce rossa, viaggiatrice incallita e terrore degli addetti alle sale d’emergenza della Farnesina costretti ad eventualmente recuperare lei che a sua volta, in capo al mondo, andava recuperando altri filantropi in difficoltà, «come in un film di Indiana Jones» scherzava, ma fino a un certo punto. O come in un romanzo di Arbasino, veniva da pensare.
Con tali premesse, si comprenderà che considerare Maria Pia come la moglie di Fanfani sarebbe, più che erroneo, iniquo. Anche in questo ruolo, oltre tutto, il suo personaggio uscì ben dagli schemi, lungi dal modello mesto e sorvegliatissimo di moglie di capo dc. Galeotto un ritratto che lei si fece fare. Pittore, vedovo e ai vertici del potere, lui però le stava antipatico; ciò non di meno, lei fece girare la voce che le aveva chiesto di sposarla. Accadde sul serio quando Fanfani aveva perso tutto (referendum sul divorzio, elezioni, segreteria del partito). Tra le condizioni che Amintore (ribattezzato “Amino") pose alla futura sposa: smetterla col golf, vendere la Jaguar che guidava con piglio glamour, disfarsi di un magnifico chalet a Crans-sur-Sierre. Le nozze all’improvviso e in gran segreto, nell’agosto 1975. Lui aveva 67 anni, lei (nel frattempo divenuta vedova) 53. Dei sette figlioli Fanfani, solo due l’accettarono, gli altri nemmeno buongiorno e buonasera.
Peccato, perché in fondo è stato un matrimonio riuscito e anche felice. In quasi trent’anni Maria Pia ha ispirato personaggi di film e sorpreso tutti per la sua appassionata vitalità. «Nel dopocena a Palazzo Giustiniani – si legge nei diari di Antonio Maccanico – Maria Pia si è sbizzarrita in danze frenetiche accompagnata al piano e all’organo dal marito». C’era anche Pertini. Forse non c’è bisogno di essere malati di Prima Repubblica per cogliere la stravaganza, ma un po’ anche la poesia di questa antica visione.