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 2019  novembre 08 Venerdì calendario


La moda si ispira alla strada

Mai come adesso passerella e strada si confondono. Le t-shirt grafiche hanno ribaltato e reso sfuggente il concetto di lusso e lo Street Style è il prodotto più desiderabile della moda. Le avvisaglie si erano viste con le maglie DHL di Vetements, quelle con logo di Balmain e le sneaker Triple S di Balenciaga. In comune: il successo, le vendite alle stelle e il fatto di aver generato copie e parodie ovunque, tanto che ormai le scarpe da ginnastica sono quasi un accessorio scontato, calzato sotto il completo o l’abito da sera. Ultimamente, c’è chi ha dormito fuori dalla sede Ikea più vicina a casa per essere certo di accaparrarsi qualche arredo della capsule collection Markerad, firmata dal designer Virgil Abloh. Uno che ha portato la strada sotto le luci della ribalta col suo marchio Off-White, dal 2013, e che è diventato anche, con lo stesso mood, direttore creativo di Louis Vuitton uomo nel 2018, incrementando le vendite del 30%. Un po’ come era successo quando la griffe francese aveva collaborato con l’etichetta newyorkese simbolo dello streetwear Supreme, con folle impazzite alla ricerca della felpa definitiva. 
«Il fashion show era – racconta Marco Pedroni, sociologo della moda e professore associato di sociologia della cultura all’università eCampus – il tempio della creatività e un recinto sacro, dove pochi eletti erano ammessi. La strada, invece, rappresentava la vita vera. Tra streaming, social e influencer il divario si è ridotto, ma il mondo reale, fin dagli anni Sessanta, rimane una valida soluzione per trovare contenuti per scadenze sempre più ridotte, tra collezioni, pre-collezioni, capsule e frenesia di nuovo». 
Dagli anni Novanta il cool hunter, nuova figura necessaria ai team creativi quanto matite e blocchi, va in giro a testare umori e consumi di ogni tipo per aiutare a prevedere dove si sposteranno i bisogni. «Ad oggi – continua Pedroni – il desiderio maggiore è quello di essere giovani. Il giovanilismo è una delle più geniali e ingannevoli invenzioni del marketing, che ci porta a vedere adulti interpretare lo stile dei giovani scrollandosi di dosso anni e soldi dal portafogli. I ragazzi si sentono scimmiottati dai loro genitori senza potersi permettere ciò che vedono in passerella». 
Così, si arriva al paradosso: i capi street visti addosso a chi ha superato la cinquantina perdono il loro fascino per i giovani, quelli che sembravano i destinatari naturali del trend, che a quel punto si inventano nuovi modi di abbigliarsi. «È successo così per il movimento punk: una sottocultura nata per protesta e che ha dovuto scegliere altro vestiario una volta cheil suo è stato fagocitato e venduto ed esposto in vetrina dalla moda». 
Eppure al momento il filone del per sempre giovane sembra resistere a forza di felpe, denim, silhouette XXL, colori acidi e tessuti tecnici. Alla sua seconda collezione per Burberry, Riccardo Tisci ha detto di voler vestire ragazze, ragazzi, signore e gentiluomini. E ha dato il via a una passerella dove lo sport si sfidava a singolar tenzone contro la sartoria, ma, poi, finivano allegramente inglobati in maxi check, in trench rifilati di catene dorate, in cappotti cammello con strascico di piumino. Da Valentino, sotto un cappotto corto in lana arancio acido, ma con applicazione couture di piume, appariva una felpa over con cappuccio. Sulla passerella di Miu Miu irrompeva il camouflage addosso a una giovane già vestita di una certa dose di rabbia adolescenziale. Da United Colors of Benetton la strada sale, coloratissima, in passerella tra cargo pant, imbottiti, strati di maglioni e volumi ampi. Le donne complicate di Olivier Rousteing per Balmain hanno schiacciato il pensiero convenzionale del mondo arcaico, poco importa se con la suola in gomma di una sneaker o se con il tacco di uno stiletto. Quelle di Dior indossano denim e borse modello postina come a scuola. 

GRAFFITARI
Da Gucci Alessandro Michele da sempre collabora con graffittari per le sue collezioni e si ispira alle strade, anche quelle meno frequentate, tanto da farsi ambasciatore di una bellezza imperfetta e normale. Da un marchio classico come Loewe l’uomo indossa soprabiti oversize o composti da una serie di sciarpe e abiti che sono polo o felpe con cappuccio, ma in prezioso cashmere. «La strada non tramonterà mai – conclude Marco Pedroni – perché è un laboratorio gratuito e costante per chi fa moda. Probabilmente a breve il mercato sarà saturo e, allora, spunterà il desiderio per altro, ma poi lo streetwear tornerà, anche se mai uguale a se stesso, ma sulla base della creatività greca. Ovvero: gli elementi esistenti si combinano in qualcosa di nuovo».