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 2019  novembre 07 Giovedì calendario


LET IT B. – QUEL CHE RESTA DI BERLUSCONI STA TRATTANDO LA SVENDITA DI FORZA ITALIA A SALVINI, IN CAMBIO DI 30 POSTI PER I SUOI FEDELISSIMI ALLE PROSSIME ELEZIONI E SOPRATTUTTO DI UNA LINEA COMPIACENTE CON LE SUE AZIENDE – IL BANANA, COMPLICI I FIGLI E LA "MEDIAZIONE" DELLA SALVINIANA RONZULLI, CONSIDERA CONCLUSA LA SUA ESPERIENZA IN POLITICA ED È INTERESSATO SOLTANTO A DIFENDERE IL PATRIMONIO – “L’ALTRA ITALIA” È SOLO FUMO NEGLI OCCHI, E LA CARFAGNA… -

Silvio Berlusconi sta trattando. Con Matteo Salvini. Oggetto della trattativa è l' exit strategy di Forza Italia. Che qualcuno in maniera meno anglofona chiama "svendita del partito" o "resa a Salvini". Un patto che permetterà all' ex Cavaliere di avere 30 posti per i suoi fedelissimi alle prossime elezioni: 20 deputati e 10 senatori.

Altro punto del patto è non vedere danneggiate le aziende. Il timore è un abbassamento del canone Rai (che porterebbe Viale Mazzini a essere molto più attiva sul mercato pubblicitario) o nuovi tetti alla pubblicità per le tv private o a pagamento. Nei capannelli di Forza Italia a Montecitorio non si parla d' altro. Quella trentina di posti che Salvini garantirà ai forzisti più fedeli alla linea leghista sta diventando l' incubo di colonnelli e peones.

Una trattativa che nelle ultime settimane avrebbe visto impegnato lo stesso Berlusconi insieme all' inseparabile Licia Ronzulli. E che sta generando ogni sorta di fibrillazione. Agli osservatori più attenti non è sfuggito un moto di stizza da parte di Anna Maria Bernini nei confronti di Mariastella Gelmini durante una conferenza stampa sull' Ilva.

La "svendita" di FI a Salvini spiegherebbe anche le ultime vorticose oscillazioni sulla linea politica, con una violenta sterzata verso il sovranismo da parte del leader. La partecipazione alla manifestazione leghista di San Giovanni, il ritorno a una linea destrorsa sull' immigrazione, l' astensione sulla commissione Segre.  

Tutti pezzi di un mosaico che non possono essere giustificati solo dalle Regionali in Umbria. Dove, tra l' altro, FI ha racimolato un magro 5,5%. Un risultato che ha acuito i mal di pancia di Mara Carfagna. Lei rientra stasera da Tokio e questi giorni magari le saranno serviti per decidere se fare il grande salto. I numeri per fare gruppi autonomi in Parlamento li avrebbe, ma ancora si trattiene.

"Per lei lo strappo è motivo di grande sofferenza personale, è un passo difficilissimo", dicono nel partito. A frenarla, però, c' è anche una ragione più pragmatica: la maggior parte dei suoi fedelissimi sono campani e calabresi, due Regioni presto al voto. Lo strappo verso un nuovo soggetto politico, magari con Giovanni Toti, potrebbe mettere a rischio candidature e posizioni di potere. Il fatto che Salvini abbia aperto a una candidatura di "Mara" in Campania, poi, non sposta il quadro.

Trattare alle migliori condizioni possibili la resa a Salvini, dunque. Anche perché, secondo Berlusconi, "tornare a battagliare al centro è inutile, lì ormai ci sono più partiti che voti". Più culi che poltrone, si sarebbe detto nella Dc. "La decisione l' ha presa la famiglia e a lui sta bene così: considera conclusa la sua esperienza in politica. A Roma non si vede mai, se ne resta tutto il tempo barricato ad Arcore. È un imperatore e, come tutti gli imperatori, è senza eredi. Ora più che mai gli interessa solo la difesa del patrimonio e delle aziende", racconta un forzista di rango.

Secondo questo ragionamento, l' idea dell' Altra Italia (che B. vorrebbe affidare al sindaco di Venezia Luigi Brugnaro) è solo fumo negli occhi. Anzi, ha contribuito ad aumentare il nervosismo dei colonnelli, che sospettano sia un espediente per tagliarli fuori dai famosi 30. Tutti gli altri verranno lasciati sotto il diluvio. Un po' andranno con Carfagna, altri con Renzi. Ma della maggior parte di loro (sono 160) si perderanno le tracce.