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 2019  novembre 07 Giovedì calendario


Via della Seta anche in Sardegna

La Via della Seta passa per la Sardegna. Legno, sughero, paglia, metalli, bevande: l’export dei prodotti isolani in Cina vale 27 milioni di euro. Oltre a un’altra fetta di mercato, pari a 19 milioni di euro, occupata dalla raffinazione del petrolio.Alla fine della scorsa settimana, mentre il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, era in partenza per la Cina per partecipare al China International Import Expo, l’osservatorio per le micro e medio imprese di Confartigianato ha diffuso i dati sull’esportazione delle produzioni sarde a Pechino. I risultati degli ultimi 12 mesi, secondo la rilevazione, sono superiori sia al 2017, quando si erano registrati scambi per 12 milioni di euro, sia al 2018, quando l’export aveva raggiunto i 19 milioni, 8 in meno degli attuali 27. Secondo Confartigianato, nel totale delle vendite verso lo stato orientale, tra i vari territori, oltre 16 milioni di euro di prodotti sono stati realizzati in provincia di Cagliari, più di 5 milioni a Sassari, 3,6 milioni nel Sud Sardegna, 1,3 a Oristano e 409 mila euro a Nuoro. Per quanto riguarda l’export dei prodotti manifatturieri dei settori a maggior concentrazione di piccola e media impresa, il totale delle esportazioni ammonta a 7 milioni, pari al 26,9% dell’export manifatturiero totale.
«Questa analisi ci dice come la strada che è stata promossa dall’amministrazione regionale per incentivare le esportazioni e far crescere le imprese sia indubbiamente quella giusta», ha spiegato il presidente di Confartigianato Sardegna, Antonio Matzutzi, in una nota diffusa dalle testate locali. «La nostra associazione, da tempo, supporta le aziende dell’agroalimentare, dell’artigianato tipico e tradizionale, ma anche delle costruzioni, nella loro attività di sviluppo nel marketing per l’internazionalizzazione».
La Cina, nei primi sei mesi del 2019, è tra i primi dieci mercati di sbocco dell’export di manufatti realizzati dalle imprese dell’isola: il 4,8% delle vendite sui mercati esteri è indirizzato nel paese asiatico. Al primo semestre dell’anno in corso i prodotti della Sardegna più richiesti dai cinesi sono stati quelli in legno e sughero, seguiti dagli articoli in paglia e dai materiali da intreccio, dai prodotti in metallo, dagli alimentari e dalle bevande, dalle produzioni della metallurgia e dagli allestimenti di mezzi da trasporto. I rapporti tra la Sardegna e la Cina si sono intensificati in seguito alla tappa a Cagliari del presidente della Repubblica popolare, Xi Jinping, che nel 2016 aveva visitato il capoluogo sardo promettendo «un grande ritorno di immagine dal punto di vista turistico».
Nel luglio del 2018 il fondo governativo Golden China Fund aveva annunciato importanti investimenti in crociere e in infrastrutture turistiche in Sardegna grazie alla mediazione di Only Italia, la piattaforma commerciale dell’ex presidente della camera, Irene Pivetti. Nel dicembre dello stesso anno, Cagliari, dopo Roma e Napoli, è stata l’ultima data della settimana Italia-Cina su scienza, tecnologia e innovazione.
«Gli imprenditori della nostra isola dimostrano di non arrendersi alla crisi e si gettano sui mercati internazionali», ha detto ancora Matzutzi. «Aprirsi a una platea enorme e in crescita come quella cinese, anche se complicata, offre prospettive di grande livello per il made in Sardegna di qualità, fortemente apprezzato dagli acquirenti cinesi. È l’unica arma a disposizione delle piccole aziende sarde».