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 2019  novembre 07 Giovedì calendario


Biografia di Ewa Aulin, la suocera svedese di Giuseppe Conte

Esauriamo le battute brutte, prima. In ordine sparso: Aulin, che il mal di testa te lo fa venire; le colpe dei generi non ricadano sulle cognate; meglio un lancio da Tinto Brass che uno da Rocco Casalino; infine un omaggio leghista: lei è nata a Landkrona (Svezia) e lui a Volturara Appula (Foggia): vengono entrambi dall’estero. E ora le battute belle, se ce ne fossero: ma non ci vengono, non servono, bastano le foto a testimonianza che la biografia di Giuseppe Conte, finalmente, lascia intravedere qualcosa di interessante. E questa se permettete è una notizia, benché non nuova. Comunque lei è Ewa Aulin, bella attrice svedese trapiantata a Roma negli anni Settanta quando fece girare la testa a Marlon Brando (pare) anche se finì per accontentarsi del costruttore edile Cesare Paladino, con cui andò a convivere nel 1974 e da cui ha avuto due figlie: una si chiama Olivia, ed è l’attuale compagna del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Ecco il link al quale ci aggrappiamo, ecco la scusa per scrivere questo articolo inutile: perché ciò che conta sono le foto. Che cos’hanno in comune, i due? A parte Olivia, hanno in comune l’effimero: entrambi, se in parità anagrafica, troneggerebbero sull’homepage di Dagospia. Entrambi – come Conte ha – avrebbero quella certa aria da imbucati che oggi equipara il jet-set politico allo status dei «famosi per essere famosi». Ma ora esauriamo anche qualche curiosità su di lei, che fu assai più «attrice» di tante che oggi osano definirsi tali. 

“FIORINA LA VACCA”
Nata in Svezia nel ’50, andò a Stoccolma, vinse un concorso di bellezza e girò un cortometraggio; fece qualche comparsata televisiva sinché fece dei film col registi Alberto Lattuada e Tinto Brass: se avete presente solo quest’ultimo, avete dei problemi. Il film con Tinto Brass comunque non era un soft-porno, era un giallo all’italiana con Jean-Luis Trintigrant. Fece altri film dei quali il più conosciuto risulta “Candy e il suo pazzo mondo”, una coproduzione internazionale che doveva lanciarla, ma che non ebbe granché successo: anche se fu nominata al Golden Globe come miglior attrice esordiente. In seguito, tuttavia, finì relegata in film italiani, o poco altro, tra i quali spiccavano vari «decamerotici» o altri lungometraggi non memorabili: tra questi spiccano “Rosina Fumo viene in città per farsi il corredo”, “Le vergini cavalcano la morte” e il rinomato “Fiorina la vacca”, dove recitava anche Ornella Muti. Non fosse chiaro, la sua bellezza fu decisamente preferita alle sue qualità di attrice, e lei ebbe l’intelligenza di accorgersene anche se la decisione di piantarla col cinema apparve a tutti incomprensibile; aveva una discreta fama, era giovanissima e soprattutto era molto bella, aveva raggiunto uno status che oggi molte «attrici» indicano come obiettivo. Lei, invece, anziché incolpare il sessismo nei giorni pari e denudarsi nei giorni dispari, decise si farla finita con il cinema, e basta: questo non sul viale del tramonto (fisico) ma a 23 anni. È l’età in cui andò a convivere con Cesare Paladino, che sposò nel 1974: la cosa fece rumore, e si riparlò un po’ di lei. Poi basta. In seguito si iscrisser all’università (potere della noia: non aveva certo problemi economici) e poi ancora, nel 1979, a quasi trent’anni, improvvisò una carriera musicale incidendo il 45 giri «Arizona» per il programma Rai “Sceriffi e banditi” (l’abbiamo ascoltato, e non commenteremo) e persino un long playing titolato “Il valzer finì” (abbiamo ascoltato quattro canzoni, e qui commentiamo: fanno veramente schifo, è seriamente stonata, l’ammetterà anche lei) ma, in generale, l’intemerata musicale non era una cosa seria: e la piantò lì.

PADRE PIO
Su internet e in particolare su youtube, comunque, è pieno di filmati che la celebrano, e ridondano gli ammiratori appassionati che si palesarono ben prima che suo genero inciampasse nella lotteria grillina della presidenza del consiglio. Quella di Ewa Aulin, in definitiva, non fu una carriera fallita: fu una carriera dignitosamente interrotta. Nel cinema italiano c’era troppo da spintonare e sgomitare tra clan e mafiette: e lei era svedese. Suo genero, come detto, è italiano. E devoto a Padre Pio.