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 2019  novembre 07 Giovedì calendario


Intervista a Pierluigi Diaco

Intanto diciamo subito che Pierluigi Diaco è una delle sorprese della stagione tv. Proprio lui, che ha 42 anni, fa radio da 27 anni e non era certo un habitué dei palinsesti. È partito pian piano su Rai1, d’estate, dopo pranzo, con un format pensato e condotto in prima persona, ossia Io e te, un salotto garbato nel quale si parla e ci si racconta. Poi la rete l’ha «promosso», sempre con Sandra Milo e Valeria Graci, in seconda serata al sabato dopo Ulisse di Alberto Angela et voilà!, ecco un successo che va oltre la contabilità dello share, comunque buono. «Non me lo aspettavo», ammette parlando di corsa come sempre.
Diaco, Io e te di notte è diventato un caso e le interviste a Milly Carlucci o a Pippo Baudo sono state riprese da social e da siti news. 
«La liturgia della tv ha bisogno di improvvisazione».
Vuol dire che improvvisa?
«L’altro giorno una signora per strada mi fa: Ma con Baudo avevate preparato tutto, vero?. Ennò. Anche la sua versione di E se domani di Mina con me alla chitarra acustica è venuta così, senza preparazione. Le mie domande sono spontanee, non c’è nulla di preparato a parte le clip e le fotografie. E il pubblico sembra che se ne accorga».
Qual è l’xfactor di Io e te di notte?
«Spesso in tv non emerge la curiosità del conduttore. Io sono curioso e ho imparato tanto da Maurizio Costanzo, che è curiosissimo. E poi la correttezza. Io sulla correttezza non transigo. Non faccio sgambetti pur di trovare una notizia».
A proposito, è anche autore del Costanzo Show.
«E non lavorare soltanto per te stesso aiuta a tenere a bada le fregole dell’ego».
E conduce anche in radio, su Rtl 102.5.
«Io conduco in tv come se fossi in radio, non cambia nulla. Dal punto di vista esistenziale, potrei fare a meno della tv, ma della radio no. Sono drogato dalla radio e dalle storie degli altri. La radio ti regala le antenne sull’umore del tuo paese».
Difatti a Non Stop News raccontate la cronaca.
«E con i bravissimi Fulvio Giuliani e Giusi Legrenzi abbiamo trovato un equilibrio ormai naturale. È una magia quotidiana e sono molto orgoglioso di lavorare con loro».
Diaco ha fatto migliaia di interviste. C’è qualche rimpianto?
«Una volta a Chiambretti C’è sono stato molto poco dolce con Mino Reitano. Poi mi sono accorto che non meritava la mia supponenza».
A Io e Te di notte ci sono ancora Sandra Milo e Valeria Graci.
«Sandra Milo a 86 anni ha ancora una disinvoltura pazzesca. Sono felicissimo di lei e anche di Valeria. Sa, io non amo particolarmente i comici e cercavo una ragazza che avesse una spiccata chiave comica ma che fosse naturale e spontanea. Valeria è proprio così».
Insomma, la squadra funziona.
«Adesso chiudiamo questa fase con le interviste a Bianca Berlinguer, a Vittorio Feltri, a Paola Barale e a Paolo Bonolis. E poi posso dire che siamo stati confermati anche per un nuovo ciclo di Io e te di cinque puntate, sempre dopo Alberto Angela. Dal 4 gennaio fino al primo febbraio. Poi c’è Sanremo».
Magari Diaco andrà a Sanremo.
«Non credo».
Però il Festival quest’anno potrebbe ricordare un po’ meglio del solito Franco Califano, suo amico e grande autore un po’ dimenticato. Magari istituendo un premio a suo nome.
«Io ne sarei contento se ci pensasse Amadeus, che è un uomo molto sensibile».
Io e te usa una canzone di Vasco Rossi come sigla. Perché non invitarlo?
«È un mito, ma è l’unico cui non ho mai chiesto nulla perché ci rimarrei troppo male se mi dicesse di no. Se venisse, gli chiederei del suo presente, non del suo passato».
E il futuro di Diaco?
«Mi piacerebbe fare ancora Io e te. È un programma che ho pensato io e che mi somiglia. A pensarci bene, in Italia sono anni che non nasce un programma seriale. Non parlo di format, ma di programmi originali».
Ma in Rai spesso tutto dipende dalla politica.
«Non vivo di queste preoccupazioni e mi occupo del prodotto. Nelle aziende pubbliche, come in quelle private, le dirigenze cambiano, fa parte della vita, lo sappiamo tutti».
Idee chiare.
«Tanti anni fa, Roberto D’Agostino mi disse che le carriere non si fanno con il talento ma con il carattere. Ho sempre tenuto a mente quel consiglio».