ItaliaOggi, 5 novembre 2019
Periscopio
Quadripartito? A turno, ripartito col resto di uno. Dino Basili. Uffa news.È un gatto flessibile che prende indifferentemente la forza del paniere nel quali si accuccia.Gabriel Matzneff, Elie et Phaeton. la Table ronde, 1991.
Se mi si fa una domanda io rispondo nel merito. Salvini invece pensa al messaggio che vuole fare arrivare. E vince. Giorgia Merloni, segretario di Fratelli d’Italia (Claudio Sabelli Fioretti). il venerdì.
Voleva essere yankee, cresimato al ritmo dei blues masticando gomma, il ciuffo a spazzola e la camminata ondeggiante. Nantas Salvalaggio, Il salotto rosso. Mondadori, 1982.
Non ho paura dei 90 anni, e non ho rimpianti anche se un sentimento di tristezza mi prende per un Paese che non è più quello che sognavo. Volevo un Italia come era partita nei primi decenni del dopoguerra. Ora, per il tempo che mi resta, è difficile sperare di vederla tornare presto tra i paesi più avanzati. Sarà compito dei più giovani riuscire a trovare la forza e l’intelligenza per ripartire. Mario Carraro, industriale, 90anni (Matteo Marian). Il Mattino di Padova.
Per capire che il Vaticano non sta certo fallendo, basti pensare che, nel corpaccione della Chiesa Cattolica esistono delle realtà (diocesi, università, ordini religiosi) che hanno bilanci persino quattro, cinque volte superiori a quelli dello Stato Vaticano e della Santa Sede messi insieme. Pure di questi enti, il Papa è «supremo amministratore ed economo». Luigi Bisignani. Il Tempo.
Oggi, se fai l’elogio del fascismo, finisci in galera. Porte aperte se invece osanni il comunismo, soprattutto in questa chiave: quel che avrebbe potuto essere e non è stato. Tempo fa, uscì addirittura un libro d’infanzia, Il comunismo spiegato ai bambini capitalisti (Clichy), che arruola il Cristo tra gli adepti. I genitori sessantottini lo donarono ai figli e fu un successone. Dunque, ave Stalin ma se strizzi l’occhio a Matteo Salvini, ti danno con lui del fascista e vietandoti di partecipare al Salone del libro. Giorni fa, il Parlamento di Strasburgo ha votato una mozione che mette sullo stesso piano nazisti e comunisti, parimenti criminali. Non è Norimberga ma un piccolo passo avanti. Chissà che un giorno, dandogli del comunista, non arrossisca anche il rosso di turno. Giancarlo Perna. La Verità.
Ore 17, Centro storico di Roma: un po’ suk, un po’ circo. A Roma ci si muove comunque molto lentamente. Il traffico strangola, pullman turistici fermi ovunque, taxi introvabili. Il centro storico è diventato un posto inaccessibile. E ostile. I motorini sono parcheggiati sui marciapiedi. Le automobili sostano regolarmente anche nelle zone pedonali. Il colpo d’occhio, in piazza Farnese, giusto davanti l’ambasciata di Francia, è mortificante. Come chiedere spiegazioni ai vigili urbani. (Buongiorno. «Serve qualcosa?». Una curiosità: perché quelle auto sono parcheggiate lì, intorno alla fontana? «Quali auto?». Quelle. «E che ne so, io? Boh». Non è area pedonale? «Avranno un permesso...». No, non hanno alcun permesso. «Ma lei che vuole?». Vorrei capire perché non le multate, e non chiamate il carro-attrezzi. «Ah bello... ma che niente niente voi fa’ er lavoro mio, eh?... ’anvedi questo. Ma chi sei? Ma che vvvoi? Ma vedi de fatte un giro, va»). Fabrizio Roncone. Corsera.
Perché, con buona pace di Carla Dal Ponte che ne è stata Procuratore generale, sono i tribunali che i vincitori istituiscono contro i vinti e che hanno il loro precedente nel processo di Norimberga. Dove, per la prima volta nella Storia, i vincitori non si accontentarono di essere più forti dei vinti ma pretesero anche di esserne moralmente migliori. La storia successiva, con quello che hanno combinato americani, russi, inglesi, francesi, si incaricherà di dimostrare che i vincitori non erano poi così migliori dei vinti ma forse, chissà, un tantino peggiori. Massimo Fini. Il Fatto Quotidiano.
Mia moglie si chiamava Gabriella Palladini. Ci sposammo nel 1971. Io avevo 27 anni, lei 25. Il fratello, padre Enzo, ordinato prete nel 1974, missionario in Giappone, annegò nel lago Biwa, vicino a Kyoto, durante una gita. Era alto un metro e 90, ci fu restituito in un’urna di pochi centimetri. Sua madre Caterina non voleva crederci: «Non è lui, tornerà». Lo aspettò fino all’ultimo respiro. È sepolto nel paese dove sono nato. Mi pare quasi d’aver preso il suo posto. Don Angelo Curti (Stefano Lorenzetto). Corsera.
A Palazzo Ruspoli, in via del Corso, a Roma, c’è una bellissima mostra dove si possono ammirare alcuni magnifici quadri del grande pittore spagnolo Velazquez. Passando davanti all’ingresso, ho origliato il dialogo di due romoletti, con orecchino e testa rasata, che stavano fermi a leggere l’insegna della mostra. Uno diceva all’altro: «Ma ’sto Velazquez non era il terzino del Real Madrid?». Enrico Vanzina, Commedia all’italiana. Newton Editori.
Sulla rete proliferano anonimi in delirio di contatti, filmati senza talento, musiche di stonati, frasette senza sintassi, enciclopedie aggiornate da autodidatti, foto malfatte, critica incompetente e insofferente, regolarità di insulto, intimità violata: gli inetti in copia, che mettono ai voti la Verità vincono per maggioranza. Geminello Alvi, Il capitalismo. Marsilio, 2011.
Mussolini era tornato alla ribalta, prelevato nella sua prigione in alta montagna da paracadutisti tedeschi e così pure il maresciallo Graziani che era stato per due o tre anni in letargo, dopo il suo sciagurato rovescio nel deserto. Ma nessuno dei due contava più. Nessun poteva alleviare la sorte dei 725 mila militari italiani deportati in Germania. Paolo Caccia Dominioni, Alpino alla macchia. Cavallotti editori in Milano, 1977.
Era pigro, Flaiano, in quanto avvertiva l’inutilità del volerci essere a tutti i costi, partecipare sempre e comunque al dibattito in corso, indignarsi un giorno sì e l’altro pure, l’overdose da prolungata esposizione e eccitazione: «Per vivere bene non bisogna essere troppo contemporanei». Come ogni pigro degno di questo nome, lavorava molto, ma per sé, in silenzio. Stenio Solinas. Il Giornale.
Non sento l’età che avanza. Finché riesco a lavorare non sento il tempo. È cambiato tutto fuori di qui, ed è cambiata la mia vita, ma quando disegno non avverto il peso degli anni. E poi quando ero giovanissimo mi ero messo in testa che sarei morto a 28 anni in una pescheria di Rotterdam. Tutto il resto è grasso che cola. Perché una pescheria? Poi a Rotterdam! Non ne ho la più pallida idea. Altan (Simonetta Fiori). la Repubblica.
Quota cento: c’è poco da rendere. Roberto Gervaso. Il Giornale.