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 2019  novembre 05 Martedì calendario

C’erano tombe sfarzose. Morti abituati al lusso. C’erano con fiori finti. Morti dimenticati

Lunga vita ai morti. Che ogni anno, morendo, vi permettono di fare il ponte di novembre. Certo, dovreste ringraziare anche i santi, ma in fondo i santi sono morti che nella vita ce l’hanno fatta, quindi rientrano nella categoria. È a loro, solo a loro, che dovete la vostra devozione per aver trascorso un altro week end senza lavorare, ansiosi come siete di rispettare il terzo comandamento: ricordati di pontificare le feste.In realtà il lato religioso del ponte di Ognissanti è passato in secondo piano. Diciamoci la verità: il 2 novembre andate al cimitero solo per mettervi la coscienza in pace, ma quel che vi interessa è stare sul divano a godervi il reddito di cittadinanza, oppure partire per una meta qualunque per far vedere su Instagram che siete gente che può.
Siete fortunati. Io, il 2 novembre, accompagnavo mia nonna nella sua personale Spoon River tra anziane vedove (i mariti, chissà perché, muoiono sempre prima delle mogli) intente a riempire annaffiatoi e a cambiare i fiori sulle tombe con una procedura collaudata nel tempo. Si inginocchiavano su uno straccio, prendevano i fiori vecchi, li toglievano dalla ciotola di bronzo e li riponevano in un sacchetto di carta. Poi prendevano i fiori nuovi, li sistemavano con cura nella ciotola e li bagnavano con un po’ d’acqua. Quindi contemplavano il loculo accanto. Il loro. Quello che avevano prenotato 30 anni prima. Così, per sicurezza. Nella vita non si sa mai.
Passavo in rassegna le lapidi e osservavo le fotografie dei defunti. Quante vite buttate nel cesso. Quanto tempo sprecato. C’erano tombe sfarzose e veri e propri mausolei. Morti abituati al lusso. C’erano loculi con fiori finti ricoperti da uno spesso strato di polvere. Morti dimenticati. E poi morti giovani, morti vecchi, morti ricchi, morti poveri, morti e basta. Tiravo dritto verso i mandorli che ornavano il perimetro del cimitero. Il profumo dei mandorli si univa a quello dei fiori appassiti. C’era odore di morte.
Non voglio parlare di valori e cazzate varie. Non sono un deputato del Pd. Però io il ponte me lo guadagnavo. Oggi, invece, nel giorno dei morti avete vita facile. Arrivate nel parcheggio del campo santo, prendete un mazzo di fiori dall’abusivo (ora vi fa comodo, eh?) e contate i minuti per non perdere il traghetto per l’isola d’Elba.
Entrate al cimitero e vi soffermate sulla prima tomba che trovate per non sprecare tempo prezioso. Non importa chi sia e se non l’avete mai conosciuto. Un omaggio è un omaggio e una preghiera è sempre una preghiera. «Lo conosceva?». «Veramente no. Ma sono sicuro che fosse una brava persona». Lo diceva anche il vicino di casa.
A quel punto, già che ci siete, andate a depositare un mazzo di fiori (rubati dall’abusivo su un’altra tomba) anche sulla lapide della vecchia zia. Ma dovete fare presto: se in autostrada c’è casino va a finire che perdete il traghetto e addio ponte. Non potete permetterlo. Siete tornati a settembre dopo due mesi di vacanze e da allora non vedete l’ora di ripartire per il ponte di novembre. Sbrigatevi.
«Padre nostro…». Non ve lo ricordate e blaterate qualcosa in silenzio, fingendo un’ecumenica introspezione. «Mmmm… Mmmm… Mmmm... Amen. Bene. Possiamo andare. Sincronizzate gli orologi: dobbiamo essere al porto di Piombino tra due ore esatte». Ma c’è sempre l’imprevisto. Come il parente alla lontana che ha avuto la vostra stessa idea e vi incrocia sul viale del cimitero. «Anche tu qui?». «Sì, ho portato i fiori alla zia. E tu?». «Prima di partire per Cortina ho fatto una scappata a portare i fiori alla nonna». «La nonna è morta???».