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 2019  novembre 03 Domenica calendario

Storia della Bundesbank

Analizzare l’orizzonte storico su cui si fonda la mistica della stabilità economica tedesca vuol dire fare i conti con l’attualità politica dell’Europa contemporanea. Per farlo Simon Mee utilizza un punto di osservazione privilegiato, l’autonomia della Banca centrale tedesca, della quale scompone in cinque parti la storia – dalla nascita della nazione fino al 1978 – una traiettoria lungo la quale maturò l’unificazione monetaria continentale. La campata interpretativa interroga soprattutto il trentennio successivo alla Seconda guerra mondiale: un periodo al termine del quale la celebrazione della stabilità del marco si avviò verso la sua fase apicale. 
Sebbene non manchino studi che ridimensionano la mitografia che circonfonde quell’istituto di emissione, l’argomento affrontato da questo libro è incrostato di luoghi comuni come pochi. Il timore tedesco del contagio dell’inflazione internazionale è infatti da decenni al centro del discorso europeo, imprigionato nell’abuso di clichés estratti dalla memoria delle due iperinflazioni sperimentate dalla Germania fra le due guerre mondiali. Da quei due episodi si è ricavata una morale che ruota intorno alla preoccupazione dell’establishment tedesco di affrontare nuovamente la frantumazione dell’ordine sociale dell’inizio degli anni Venti. Tale assunto non dialoga con la storia della Banca centrale tedesca e trascura di relativizzarne il peso tra gli attori europei nel periodo fra le due guerre. È la scarsa cognizione di come si crearono le premesse culturali e pragmatiche che nel 1957 separarono la tecnica della Bundesbank dalla politica della Germania Federale che porta alla confusa sovrapposizione fra la politica monetaria della Banca centrale tedesca e la politica di Bonn prima e di Berlino poi. Ma la banalizzazione è funzionale all’individuazione di un avversario dell’integrazione europea o di un catalizzatore degli interessi nazionali tedeschi a spese dei partner europei, e per questo un ideale bersaglio di semplificazioni.
Forte di una solida ricerca che incornicia il ruolo della Banca centrale tedesca nel sistema di relazioni internazionali nel quale era inserita fin dalle origini, l’autore discute sistematicamente i passaggi che portarono – anche attraverso l’intervento degli Alleati – alla creazione della Bundesbank. Una creazione mediata dalle esperienze delle personalità che la guidarono, alle quali qui sono dedicate pagine dense ed equilibrate. Non sarebbe potuta esistere la Banca postbellica del “cancelliere del marco” Wilhem Vocke (la Bank deutscher Länder) senza la rimozione dell’incredibile vicenda di Hjalmar Schacht: un uomo che da solo rappresenta la ridefinizione e il tracollo della Weltpolitik e la catastrofe europea della prima parte del XX secolo. Schacht, esponente di punta dell’élite conservatrice e discusso ufficiale durante l’occupazione del Belgio, fu nominato dal cancelliere e poi ministro degli Esteri di Weimar Gustav Stresemann. Affrontò prima l’organizzazione della Reichsbank disegnata nel 1924 dal piano Dawes e poi dal 1933 la nazificazione della Banca centrale senza mai iscriversi al partito nazionalsocialista, pur essendo per tre anni ministro delle Finanze del Reich. 
Il vecchio mago – così il suo nomignolo che icasticamente dà titolo a una delle sue autobiografie – fu l’ombra che orientò la ricostruzione dell’Istituto di emissione dopo la Seconda guerra mondiale. Il suo spettro, o meglio lo spettro di quanto Schacht dichiarò a Norimberga a proposito della sua dissociazione dal nazismo, guidò il processo di riforma che portò per primo Karl Blessing a presiedere una Bundesbank emancipata dalla politica e pietra angolare della stabilità della moneta tedesca. La mitologia monetaria del marco e dell’autonomia dei suoi custodi – sostiene persuasivamente Mee – fu rifondata proprio nelle aule di Norimberga, poiché fu lì che Schacht evidenziò le inequivocabili responsabilità della politica nell’iperinflazione 1922-23 e soprattutto in quella del 1937. E fu quell’eco che, nel periodo successivo alla caduta del sistema aureo di Bretton Woods e della montante inflazione importata in Europa occidentale dagli Stati Uniti, risuonò nella Bundesbank di Karl Klasen che con un atto senza precedenti, in un articolo pubblicato nell’agosto del 1972, riaffermò la differenza di obiettivi fra Bonn e Francoforte. Fu poi Otmar Emminger (governatore dal 1977 al 1979) che autorizzò Helmut Schmidt a negoziare il Sistema monetario europeo (Sme), impegnandosi a sostenerlo fino a quando quell’accordo di cambio non avrebbe messo in discussione la stabilità del marco. In questo modo la Germania fu l’àncora dello Sme e al contempo il suo elemento condizionante soprattutto per le economie francesi e italiane.
Intorno a quell’esperienza e alla generale insoddisfazione maturò alla fine degli anni 80 il progetto di Banca Centrale Europea, esemplata sulla netta separazione tra la tecnica e la politica propria della Bundesbank e sulla consapevolezza che all’inizio di tutto vi fu l’iperinflazione tedesca.