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 2019  novembre 03 Domenica calendario

Così il senatore Cesaro si sta salvando

Aspetta e spera. Il senatore di Forza Italia, Luigi Cesaro ha fatto bingo. Perché da oltre un anno e mezzo i magistrati del Tribunale di Napoli Nord non hanno ancora avuto alcuna risposta da Palazzo Madama. A cui si erano rivolti nella speranza di poter utilizzare alcune intercettazioni assai rilevanti per il processo in cui il parlamentare è imputato con un’accusa certo non da poco: aver smosso mari e monti per procacciare voti al suo delfino politico, il figlio Armandino per le elezioni regionali campane del 2015. Mettendo in campo ogni sforzo: promesse di ogni genere, posti di lavoro, commesse e appalti e mobilitando persino i suoi fratelli imprenditori, Aniello e Raffaele Cesaro. Oggi entrambi ai domiciliari (dopo essere stati in carcere per un paio d’anni) per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte infiltrazioni camorristiche nei lavori dell’area industriale di Marano. Per Giggino ‘a purpetta invece la pacchia non è mai finita, tra gli arazzi e i tappetti di Palazzo Madama. Perché le richieste dei magistrati inoltrate a Roma 19 mesi fa rimangono ancora senza risposta.
L’ultimo colpo di scena c’è stato giovedì scorso quando l’aula del Senato ha aggiunto un nuovo capitolo alla pratica che riguarda la richiesta formulata dai magistrati nei suoi confronti: la telenovela era ferma al 29 gennaio scorso quando la Giunta per le autorizzazioni aveva deciso di dichiararsi incompetente a decidere dal momento che Cesaro, all’epoca dei fatti contestati, era deputato e non già senatore. E che dunque il fascicolo doveva essere rispedito al Tribunale di Napoli nord perché, semmai rivolgesse analoga richiesta a Montecitorio. Dove però le mosse del Senato non erano passate inosservate: su input della Giunta presieduta alla Camera da Andrea Del Mastro Delle Vedove, il presidente Roberto Fico aveva preso carta e penna per scrivere alla sua omologa Maria Elisabetta Alberti Casellati e segnalarle che la decisione assunta al Senato era quanto meno problematica: specie nel momento in cui sulla questione della competenza, alla Camera era emerso un orientamento completamente diverso da quello adottato per definire al questione Cesaro. E che avrebbe rischiato di lasciare i magistrati a bocca asciutta in una situazione surreale se non grottesca in cui entrambi i rami del Parlamento erano pronti a dichiararsi incompetenti a decidere sulla richiesta di autorizzazione all’uso delle intercettazioni che lo riguardano.
Dopo il carteggio i due presidenti Casellati e Fico avevano dunque invitato le rispettive Giunte a incontrarsi per cercare una soluzione che non esponesse il Parlamento al ridicolo. Missione fallita, mentre la sabbia nella clessidra continuava a scorrere. Inesorabilmente e inutilmente. Perché poi i membri dei due organismi si erano visti ma ognuno era rimasto della sua idea. Con un ulteriore paradosso: a perorare l’una e l’altra interpretazione contrapposte erano due parlamentari dello stesso partito, Fratelli d’Italia ossia Del Mastro Delle Vedove (per la Camera) e Alberto Balboni (relatore al Senato del caso Cesaro).
Intanto i mesi continuavano a passare e ora, giustamente, si cerca di trovare se non un colpevole almeno l’artefice di questo capolavoro. “Non c’è stata alcuna inerzia da parte nostra” ha provato a spiegare il presidente della Giunta del Senato, Maurizio Gasparri informando in aula e allontanando da sè quanto meno la responsabilità di non averlo potuto fare prima. “Lo scorso 14 giungo ho scritto una lettera alla presidente Casellati per informarla dell’andamento della vicenda che si concludeva così: a mio avviso, sarebbe a questo punto opportuno calendarizzare per l’esame in Aula il documento, al fine di permettere all’Assemblea di conoscere la problematica e di esprimere un orientamento al riguardo; oppure, al limite, di disporre il rinvio dell’atto alla Giunta ai fini di ulteriori approfondimenti”. Poi però la presidente non aveva calendarizzato, almeno fino a giovedì scorso. Quando l’emiciclo ha deciso di rispedire il caso Cesaro in Giunta. E ora? Ora si annunciano nuovi approfondimenti. Avete capito bene. Sentite qui le parole del relatore della pratica Balboni. “Una volta eseguito l’approfondimento, se esso si concluderà nel senso di accogliere la nuova interpretazione proposta dalla Giunta della Camera, a quel punto avanzeremo una proposta di merito e non soltanto di pregiudiziale di rito”.