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 2019  ottobre 11 Venerdì calendario


La depressione post partum di Alanis Morissette

Alanis Morissette lo chiama «il mostro dai mille tentacoli» e il mostro, ovvero la depressione post partum, è tornato a trovarla per la terza volta, ora che l’8 agosto è nato Winter Mercy, come già in passato dopo la nascita di Onyx Solace e di Ever Imre. La cantante canadese, 45 anni, l’ha raccontato sul suo sito, tentacolo per tentacolo: «I capricci degli ormoni, la privazione di sonno. Il dolore fisico. Il senso di solitudine. Il recupero dal parto, l’integrazione del nuovo angelo-bambino coi bambini-angeli più grandi. Il matrimonio. La sovrastimolazione. Questo corpo che prova a tornare indietro a una configurazione semi-riconoscibile... E poi, il dare troppo, il pretendere troppo, il lavorare troppo e tutte quelle belle qualità umane che il mio corpo non può più sostenere...». 
Scrive Alanis che ora, però, sa di farcela, perché è preparata, perché sa che le servono «cibo, supporto, amici, sole, un protocollo da seguire». E perché «non voglio perdermi un minuto con i miei bambini, in questa vita così colorata, con tutti questi miracoli che mi circondano». La foto sul suo profilo Instagram, con lei a letto che allatta, il sorriso che le riempie la faccia di denti, in mezzo alla sua tribù, fra i tre bimbi e il marito rapper Mario «Souleye» Treadway, aggiunge speranza a una testimonianza che ha fatto il giro del mondo. 
La depressione post partum, stando ai dati del ministero della Salute, colpisce dall’8 al 12 per cento delle mamme entro i primi mesi dalla nascita del figlio. Va distinta dal «baby blues», un effetto-malinconia più lieve, che compare poco dopo il parto, sparisce nel giro di una settimana o due e colpisce fino al 70 per cento delle madri. Sui forum online, le neomamme si sfogano, per lo più protette dall’anonimato: «Ho paura a dirlo, ma sento di non amare mio figlio come dovrei»; «piange di continuo. Ho il terrore di fargli male»... Si sentono inadeguate, in colpa, stanche, insonni, sbagliate. Si vergognano. «Si convincono di essere cattive madri, hanno paura di essere giudicate e non capite e perciò molte non chiedono aiuto», spiega la dottoressa Ylenia Barone, psichiatra del Centro per i disturbi d’ansia e di panico dell’ospedale Humanitas San Pio X di Milano, e specializzata in Psicopatologia Perinatale. L’antidoto sta nella prevenzione: «Le linee guida internazionali consigliano uno screening alle donne in gravidanza per rilevare i fattori di rischio. La sensibilizzazione è fondamentale: le neomamme devono sapere che questo disturbo esiste e che il ginecologo o il medico di base possono indirizzarle a uno psichiatra perinatale, per valutare l’opportunità di un trattamento farmacologico o psicoterapeutico o di entrambi». 
La conduttrice tv Camila Raznovich – ora su Raitre la domenica sera con Il borgo dei borghi — ha conosciuto la depressione post partum dieci anni fa, quando è nata la primogenita Viola e dice al Corriere: «Ho letto le parole di Alanis Morissette e ho pensato: non sono l’unica marziana che ne ha sofferto e l’ammette. Mi stupisco sempre di quanto poco si parli di questo malessere che pure, se trascurato, può finire in tragedia». Lei ne ha parlato in un libro del 2011 (M’ammazza, edito da Rizzoli) e ricorda d’aver ricevuto tanti messaggi di donne che le dicevano di essersi sentite come lei, ma di non averlo mai confessato. 
Camila osserva che oggi «partorisci, ma devi essere subito magra, produttiva, felice e con la piega perfetta. La saggezza delle nonne, invece, imponeva spazio e tempo per ritrovare le forze e la forma e per adattarsi alla situazione. Oggi, la neomamma ha perso il diritto a sentirsi una ciofeca». Rammenta: «Io avevo preso 15 chili, mi sentivo un baule, allattavo, non dormivo, Viola aveva le coliche e ha pianto per sei mesi. Vedevo tutto grigio, non mi sentivo abile a essere mamma. Ero certa di sbagliare tutto. Per fortuna, lo verbalizzavo con il mio compagno, con le amiche, con mamma che mi aiutava tanto. Aiutare significa dire: dammelo e vai a fare una passeggiata, un massaggio, una sauna».