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 2019  ottobre 10 Giovedì calendario


La soluzione della Terranova: andate a zappare

Un ritorno alla terra, che coinvolga in particolare donne e giovani, è ciò che intende promuovere il ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova. Il 28,8% delle aziende agricole italiane (una su quattro), ossia 215 mila imprese in totale, è guidato da signore, con una maggiore incidenza nel Mezzogiorno (dati Coldiretti e Unioncamere). Inoltre, il 25% di queste attività ha al vertice ragazze sotto i 35 anni, molte delle quali frequentano l’università e nel frattempo lavorano servendosi al meglio delle tecnologie adesso a disposizione. Tuttavia ciò non basta, poiché il capitale umano femminile, che ha dimostrato grandi capacità nell’ambito di codesto tipo di imprenditoria, deve essere messo nelle condizioni di poter estrinsecare tutte le sue potenzialità, ricevendo maggiore supporto da parte delle istituzioni. «Sebbene cresca l’interesse dei giovani, l’agricoltura soffre un processo di senilizzazione: solo l’8% delle aziende ha un capo under 40», ha spiegato Bellanova, sottolineando il suo proposito di puntare sui ragazzi e sul gentil sesso mediante un incremento del credito e dei capitali da investire.

MESTIERI ANTICHI L’obiettivo è rendere più accessibile la terra a quelle fanciulle che desiderino mettersi in proprio in tale ambito. Le agricoltrici della penisola conducono agriturismi, fattorie e orti didattici e sociali, percorsi rurali di pet-therapy, producono specialità locali e tipiche, le vendono nei mercati e le esportano. A queste figure si aggiungono le pescatrici, le ragazze pastore e malgare. Si tratta di mestieri antichi, che affondano le radici nella notte dei tempi, e che oggi sono stati riscoperti e vengono praticati dalle nuove generazioni, che sentono il bisogno di un contatto profondo con la natura nonché del recupero dei suoi ritmi. E se il contadino una volta non aveva l’opportunità di seguire un percorso di studi, le contadine dei nostri giorni sono persino laureate e non soltanto in agraria, bensì pure in economia, giurisprudenza, scienze politiche, sociologia, scienze delle comunicazioni. E c’è addirittura chi proviene dal mondo dello sport, come Regina Schleicher, campionessa che nel 2005 vinse i mondiali di ciclismo a Madrid e che ora si dedica con amore alla produzione di miele in Versilia. 

COLTIVARE ASPIRAZIONI Del resto, fortissimo è il legame delle donne con la terra, anch’essa femmina e madre generosa, capace di donare e donarsi persino allorché non riceve nulla. Ecco perché non ci dispiace l’idea di Bellanova di mandare le signorine a zappare. Di quelle che piagnucolano se si rompe un’unghia o che trascorrono la giornata scattandosi selfie davanti allo specchio e coltivando vane aspirazioni ne abbiamo abbastanza. Abbiamo necessità di giovani che, come le nostre nonne, sappiano rimboccarsi le maniche e, se è il caso, prendere in mano zappa e vanga, senza aspettare che siano gli altri a fare i lavori pesanti al posto loro. Il che non implica una perdita di femminilità, bensì una valorizzazione di essa. Peraltro, diverse ricerche scientifiche hanno appurato che faticare in campagna migliora la salute, allevia lo stress ed allunga la vita. Dunque, per mantenersi giovani e freschi sarebbe meglio raccogliere i pomodori piuttosto che andare dal chirurgo plastico. La riscoperta delle professioni perdute può costituire altresì un modo per vincere la crisi e contrastare il fenomeno della disoccupazione. Ad avvicinarsi all’agricoltura negli ultimi lustri sono stati sia i giovanissimi che coloro i quali non si sentivano appagati nello sgobbare chiusi in ufficio e che nutrivano il sogno di realizzarsi in maniera autonoma. Dopotutto la terra da seminare non ci manca. Si stima infatti che in Italia siano 3,5 milioni gli ettari di terreno inattivi. Lasciarli abbandonati, in preda al degrado, non rappresenta solamente un peccato, ossia una rinuncia, bensì pure un pericolo per gli appezzamenti coltivati e per le persone, in quanto vi possono crescere erbe infestanti, possono prendere fuoco più facilmente nonché costituire l’habitat ideale per la proliferazione di insetti nocivi alle coltivazioni stesse.