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 2019  ottobre 10 Giovedì calendario


Piero Pelù parla del suo matrimonio

La camicia di Piero Pelù è verde e vintage. Doppio segnale. Per  Picnic all’inferno, un nuovo pezzo rock tirato (con inserti elettronici) ha scelto di duettare con la voce di Greta Thunberg. «È una creatura scesa dalla luna, mi ha colpito quello che dice e la determinazione con cui lo dice. Ho preso il suo discorso di Katowice del 2018, meno politicizzato di quello all’Onu». Arrivata l’autorizzazione, il brano sarà presentato domani al festival Imaginaction. 
«Canta e basta»: pronto alla reazione dei social? 
«Certe cose me le dicono da anni, anche se i social hanno scatenato la sindrome da giustiziere. L’imprinting ambientale viene papà che ci portava a camminare sul monte Morello e dall’esperienza con i boyscout. Comunque, Litfiba o solista, dall’88 ho scritto 6 brani a tema». 
Pelù boyscout? 
«E persino quelli cattolici... altrimenti come sarebbe uscito il diablo? (ride)». 
Facile fare canzoni ambientaliste. E in concreto? 
«Mi definisco ambientalista anche se ogni parola in ista mi fa paura. Faccio 50mila chilometri l’anno, 15mila dei quali in treno. In attesa di macchine elettriche con batterie più pulite guido tenendo il motore sotto i 2 mila giri. Ho calcolato che produco 200 chili di CO2 l’anno. Per il resto cerco di vestirmi vintage e di fare la spesa al mercato dove non c’è packaging. La cosa di cui vado più orgoglioso sono i sacchi della spazzatura che tengo in macchina: in spiaggia e nelle passeggiate raccolgo chili di plastica. Voglio lasciare i posti meglio di come li ho trovati». 
Era la missione del tour di Jova sulle spiagge. Ed è finita che ha litigato con gli ambientalisti. Che ne pensa? 
«Anche io ho fatto concerti in spiaggia. Con Wwf, Greenpeace e sopratutto Legambiente ho ottimi rapporti. Ci sono poi gruppi più o meno intransigenti, ma benedico tutte le associazioni». 
È fresco di matrimonio... 
«I miei genitori avevano perso la speranza. Nonostante il forte legame con le madri delle mie figlie, l’idea non era mai affiorata. Ho conosciuto Gianna nel 2016 ed è arrivata la legnata. Si sono smosse cose importanti a livello mentale e non solo. In Giocondacantavo “l’anello scordatelo”, adesso dovrei dire “mettilo qui” (mostra la fede stile rock, martellata e con pietre nere incastonate  ndr)». 
Sua moglie Gianna Fratta è direttrice d’orchestra. Abituata a essere al centro del palco. Scontro di ego? 
«Non c’è motivo: lei ha 46 anni, io 57, abbiamo un lavoro che ci regala soddisfazioni. Piuttosto c’è sinergia. Ascolto le opere che lei studia e le faccio notare delle cose; lei sente i miei pezzi e dice la sua». 
Quando va ad ascoltarla a teatro si veste elegante? 
«Mi vesto come sempre. Mia figlia, invece, mi obbligò a vestirmi bene per le sue nozze. Indossai uno smoking anni 80 e la accompagnai all’altare. Accettai la chiesa a una condizione, che celebrasse quel combattente di don Santoro». 
E adesso diciamo pure che a Pelù piace il Papa... 
«Criticai Wojtyła perché trovavo moralmente sbagliato il suo no al preservativo. L’Aids era un problema, mi aveva portato via tre amici. A papa Francesco auguro lunga vita. È un personaggio scomodo, quindi un rocker. Lo adoro, ma resto laico». 
La canzone esce senza Litfiba. Vi siete risciolti? 
«Siamo in pausa, nessun timore». 
L’anno prossimo compie 40 anni di carriera... 
«Il primo concerto dei Mugnions fu in un circolino a Firenze l’8 marzo 1980. Eravamo nella sala della tombola, ma siccome volevo volare con la musica e non stare coi piedi per terra costruii un palco legando con lo spago i tavoli. L’anno prossimo ci sarà da celebrare la scadenza».