ItaliaOggi, 5 ottobre 2019
Periscopio
L’Italia è viva? Segnalato un gran viavai. Dino Basili. Uffa newsTu vuoi un tortello a misura di bocca. Pier Luigi Bersani, ex segretario Pd.
Antonio Polito, definendomi «ragazza pon pon», mi ha fatto arrabbiare. Sessismo puro. Gli risposi: non ho mai ballato in mutande davanti a nessuno. A lui, come a molti uomini, non va giù che il mio successo non dipenda da un uomo. Giorgia Meloni, segretario di Fratelli d’Italia (Claudio Sabelli Fioretti). il venerdì.
Conte sa bene che il cammino del suo Esecutivo sarà sempre più accidentato, stretto com’è tra le presidenze leghiste nelle principali commissioni parlamentari e il potenziale distruttivo dello tsunami Renzi. Proprio per questo, strizza ora l’occhio al Cavaliere, dal quale sta per ricevere la bozza riservata che, se esaudita, gli permetterà di contare sul voto dei forzisti in Parlamento. Luigi Bisignani. Il Tempo.
L’unico evento significativo occorso in Italia in quei duecentocinquant’anni che hanno costruito l’Occidente così come lo conosciamo oggi (e che evento!) è la Controriforma: che è anche, certo non per caso, la più articolata controffensiva che la modernità abbia dovuto affrontare e che ancora, di tanto in tanto, affiora. Fabrizio Rondolino, L’Italia non esiste (per non parlare degli italiani). Mondadori, 2011.
Non riesco a vedere il futuro dei figli dei nostri figli. Il domani non è più prevedibile. La tecnica ha assoggettato il mondo. Scambia lo sviluppo per progresso. È regolata da una razionalità rigorosissima, raggiunge il massimo degli obiettivi con il minimo dei mezzi e mette l’uomo fuori dalla storia. Ma l’amore non è razionalità, e neppure il dolore, la fede, il sogno, l’ideazione lo sono. Umberto Galimberti (Stefano Lorenzetto). Corsera.
Nonostante l’indifferenza di molti siamo tutti nella stessa barca. Gli anni Venti, dopo il terremoto della Prima guerra mondiale, culminarono nella grande crisi del 1929. L’Europa provò a uscirne attuando una sorta di keynesismo totalitario. Hitler non sarebbe mai andato al potere se la Germania non avesse avuto nel 1932 sei milioni di disoccupati. Fulco Lanchester, costituzionalista (Antonio Gnoli). la Repubblica.
Scorre per le vie di Milano verso il Duomo un grande corteo di ragazzi. Tanti, come da tempo non se ne vedevano. Li guardi ed è inevitabile che il pensiero corra ad altri anni, ad altri cortei. Anni Settanta: le assemblee infervorate nell’aula magna di un liceo di Brera, a pochi passi dal Corriere. Nell’aria densa di fumo i capi si contendevano i megafoni arringando la sala gremita. Si decideva chi poteva parlare e chi no: «Tu no, fascista», gridavano a un ragazzino del ginnasio. Ma anche quelli della Fgci faticavano a essere ammessi sul palco. I veri compagni, erano solo la sinistra estrema. Padroni della scuola: il 6 politico, le interrogazioni programmate, e i picchetti, al mattino, dove il capo dei capi decideva chi passava e chi no. Poi, sciolta l’assemblea, il corteo si avviava in centro dietro a striscioni a caratteri cubitali, scandendo slogan rabbiosi: «Pagherete caro, pagherete tutto!». Marina Corradi, scrittrice. Avvenire.
Sergio Lepri, decano del giornalismo, ha compiuto 100 anni. Dal 1962 al 1990 ha diretto l’Ansa, dandole lustro. Fiorentino di lingua e di piglio ha insegnato a generazioni di redattori lo scrivere senza fronzoli. Dimostra metà dei suoi anni e scalò il Cervino quando ne aveva 71. Vergò un manuale per giornalisti pieno di sue fissazioni linguistiche che sono diventate le nostre. «Malgrado» è un francesismo, meglio «nonostante». Evitare «membro» del Parlamento, che può parere un insulto, e sostituirlo con «componente». Infuriando il terrorismo delle Brigate rosse raccomandò di premettere il dubitativo «sedicenti» per non imbarazzare i rossi del Pci. Un cedimento al sinistrismo dell’epoca. Giancarlo Perna. La Verità.
Il punto, nella vita, non è se sei arrivato un metro sopra, o se ti sei fermato un metro sotto. Il punto è se sei riuscito a essere un uomo, oppure no. Io non sono più il «ragno delle Dolomiti». Sono un vecchio, ma ho sempre rispettato gli altri. È la fiducia che tiene in piedi l’umanità: il problema è che adesso manca. Reinhold Messner vuole imporre la verità su persone come me, che non possono più difendersi. O su altri amici, come Toni Egger e Cesarino Fava, che sono morti. Non mi offende la vigliaccheria, ma la cattiveria. Cesare Maestri, alpinista (Giampaolo Visetti). la Repubblica.
In tanti mi hanno cercato, ma non faccio nomi. Mi ha fatto molto piacere, come quando stai con un fidanzato che non ti guarda più e incontri persone che ti fanno un sacco di complimenti. Ho ancora un anno di contratto con la Rai, ma non mi piace ricevere il bonifico mensile senza fare niente: io voglio lavorare. Antonella Clerici, presentatrice tv (Renato Franco). Corsera.
Lily Volpi «faceva parte di quel gruppo di dame quasi tutte mediorientali che sposarono gli italiani, come Isabelle Colonna che era una Sursock, libanese, ed ebbe il più importante salotto di Roma». «Ah, il Libano, che meraviglia, si può andare la mattina a sciare e il pomeriggio al mare, a nessuno viene in mente», gorgheggia. Marina Cicogna (Michele Masneri). Il Foglio.
Io ho sentito Hitler pronunciare uno dei suoi grandi discorsi, diceva Denis de Rougmont. Da dove gli viene il potere sovrumano che sviluppa? Un’energia di quella natura, si sente benissimo che non è dell’individuo, e anche che essa non potrebbe manifestarsi se non in quanto l’individuo non conta; non è che il sostegno di una potenza che sfugge alla nostra psicologia. Ciò che dico sarebbe romanticismo della più bassa lega se l’opera compiuta da quest’uomo (intendo dire da questa potenza attraverso di lui) non fosse una realtà che suscita lo stupore del secolo. Louis Pauwels e Jacques Bergier, Il mattino dei maghi. Mondadori, 1982.
Dai carabinieri il maresciallo Smeraldoni, che mi riservava un trattamento di favore perché davo qualche ripetizione gratuita di latino al figlioletto testone, mi offrì, secondo lui, una vera chicca per il giornale: nell’osteria della «Sedia elettrica», detta così in quanto serviva vini pugliesi che tagliavano le gambe ai bevitori di Lambrusco diuretico, era nata una rissa perché un tale durante un tresette, dopo aver dichiarato «Busso a coppe» aveva giocato il re de denari, il baro. Lo ringrazia gentilmente ma, come notizia, era troppo poco. Guglielmo Zucconi, La divisa da Balilla. Edizioni Paoline, 1975.
Quello che non fecero i barbari, lo stanno facendo i grillini. Roberto Gervaso. Il Giornale.