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 2019  ottobre 05 Sabato calendario

Spie tedesche dell’Est nel letto

La storia del Muro e anche una storia di spie, da una parte e dall’altra. E le spie più affascinanti e ambigue sono le donne, nei romanzi, al cinema, e nella realtà. E tra le doti professionali c’è anche quella di essere affascinanti. Markus Wolf, il capo del controspionaggio della Germania Est, a cui si ispirò Le Carrè per La spia che venne dal freddo (ma a lui il romanzo non piaceva), addestrò agenti speciali, i «Romeo», per sedurre le segretarie di Bonn, erano tante, più degli uomini disponibili, sole e romantiche. Facili da sedurre? Ma per farsi consegnare i documenti dei loro uffici, a un certo punto i «Romeo» venuti dall’Est, dovevano pur svelare la loro identità. E le segretarie dell’Ovest tradirono per amore. Forse l’ultima amante di John Kennedy fu una spia della Stasi. Oggi è una tranquilla signora, sempre affascinante, e sempre discreta, e vive nei pressi di Bonn.Gli alleati riuscirono a introdurre un’agente segreta al di là del Muro. Lo racconta la protagonista Nina Willner nel libro di memorie uscito da poco in Germania, Vierzig Herbste, quaranta autunni (Propyläen Verlag, 24,99 euro). La madre Hanna era fuggita negli Stati Uniti dalla Germania nazista. Nina nacque nel 1961 in America, l’anno in cui fu costruito il Muro. Si arruolò, e divenne capitano nei servizi segreti, addestrata anche come paracadutista. Grazie al suo tedesco perfetto, gli americani la inviarono nel 1984 a Berlino, unica donna nella guerra delle ombre. La storia di Nina è una storia di famiglia: una nonna e una zia, vivevano sempre nella Ddr. Passò più volte il muro, come semplice turista, fotografò manovre di truppe, e impianti militari, correndo un grave rischio. Sposò un collega, ha tre figli, oggi vive a Istanbul.
Probabilmente Ellen Rometsch era una giovane donna, bellissima, e troppo generosa con gli uomini, tutto qui. Ebbe una liaison con John Kennedy, questo è certo, probabilmente fu la sua ultima amante, ma che fosse una spia comunista non si riuscì a dimostrarlo, anche se il dossier dell’Fbi su di lei è di 478 pagine. Ellen veniva dalla Ddr, e bastò a scatenare le paure americane. La caccia alle streghe degli anni Cinquanta non era finita.
Il 6 novembre del 1961, due settimane prima dell’attentato di Dallas, Der Spiegel pubblicò un articolo su Ellen, dal semplice titolo: il suo nome e le misure da modella, 88 63 85, alta un metro e 65, pesava 56 chili, oggi non la lascerebbero sfilare in passerella. Bertha Hildegard Elly è nata nel 1936, in Slesia, Ellen è un nome d’arte. I genitori erano contadini, con sette figli fuggirono innanzi all’Armata Rossa, si fermarono in Sassonia, nei pressi di Meissen, e si ritrovarono nella Germania sbagliata. Nel 1955 se ne vanno all’Ovest, in una fattoria a Wuppertal. Ellen sposa a Siegburg un militare, il sergente Rolf Rometsch, ha un figlio. Nel 1961 Rolf ottiene il trasferimento all’ambasciata tedesca a Washington. Lei diventa fotomodella, frequenta il Quorum Club, un locale amato dai politici. La giovane tedesca si fa notare. Anche da Bobby Baker, il segretario della frazione dei democratici al Senato, una specie di factotum per Kennedy, anche per le questioni, diciamo, di cuore, come ha raccontato nel 2015 alla rivista Politico (è morto due anni dopo). Baker la mette in contatto con il presidente. Kennedy la prima notte, era entusiasta: «Il miglior sesso che abbia mai avuto».
La tedesca torna alla Casa Bianca. Troppo spesso, l’Fbi si insospettisce: il 3 luglio, nel dossier, si annota «potrebbe essere una spia della Stasi». I dossier sono per sempre, e l’Fbi terrà sotto controllo Ellen fino al 1987, quando lei è ormai una signora che conduce una vita tranquilla nei pressi di Bonn. Gli agenti la vanno a trovare, la interrogano a lungo, lei dà risposte soddisfacenti. Il commento è: una falsa pista. Ma Edgar Hoover, il capo dell’Fbi, detesta Kennedy, e non molla: la tedesca potrebbe servire a incastrare il presidente.
Gli americani avvertono l’ambasciata tedesca. Il sergente Rometsch è convocato il 14 agosto dal suo comandante. Il generale Konrad Mühllehner gli rivela i tradimenti della moglie. In piena guerra fredda la discrezione è un pericolo. Ellen viene espulsa dagli Usa, non come spia, ma per condotta immorale. Anche Rolf è rispedito a casa. A Bonn chiede il divorzio per colpa della moglie. In ottobre la stampa americana comincia a pubblicare inchieste sulla «vita peccaminosa» nella capitale, ovviamente si parla di Kennedy. E di Ellen. C’è dietro Edgar Hoover? Life uscì con un articolo sul caso della «bella e ambigua tedesca» nata nella Germania orientale il 22 novembre, il giorno in cui Kennedy fu ucciso a Dallas. Stern va a trovare Ellen nella fattoria dei genitori, e lei smentisce: «Un cumulo di sciocchezze».
Quando cadde il Muro negli archivi della Ddr non fu trovato il nome di Ellen, e neanche un dossier sulla sua famiglia. Ma non vuol dire nulla. Non si tengono documenti sugli agenti segreti. Lei si è risposata, ma di nuovo con Rolf, il che per chi ama le spy stories potrebbe essere sospetto. Erano sempre stati d’accordo?