il Fatto Quotidiano, 5 ottobre 2019
Intervista ad Alberto Angela
“Maria Antonietta è stata vittima di bullismo e di fake news, un po’ come Sissi e Lady Diana. Ma quello che vogliamo ricordare è soprattutto il suo riscatto: nel momento in cui perde tutto, conquista la propria identità, diventa potente e tiene alta la testa persino sulla ghigliottina. È la forza della donna moderna”. Alberto Angela torna questa sera su Rai Uno con il suo Ulisse, forte del risultato di ascolti della settimana scorsa, quando ha battuto niente meno che la signora del sabato, Maria De Filippi, con tre milioni e 600 mila spettatori contro i tre milioni e basta.
Angela, dica la verità: ha festeggiato?
Non facciamo questi programmi per il risultato, il nostro successo è già andare in onda in prima serata. Dall’altra parte ci sono gruppi di altissima professionalità, leader del sabato sera. I dati, certo, vanno considerati, ma per me quello che conta è far arrivare la divulgazione scientifica a più persone possibile: sono loro il mio interlocutore. Ed è un risultato che si misura negli anni, non nelle singole puntate. I dirigenti Rai hanno avuto grande coraggio e l’affezione del pubblico dimostra che abbiamo avuto ragione. Siamo l’unico Paese al mondo che ha lanciato e vinto questa sfida.
Alla faccia di chi sostiene che con la cultura non si mangia.
È la mente che mangia. Si crea una cultura della cultura. E l’Italia in questo è speciale: ci nutriamo di cultura in ogni cosa che facciamo, dalla ricetta nel piatto alla piazza in cui incontriamo gli amici al parente che ti racconta la storia di un luogo. La cultura è come l’aria: la respiriamo tutti, ricchi e poveri. Basta aprire la finestra.
Però c’è modo e modo di portare la cultura in tv.
I programmi devi farli bene, scendendo dal piedistallo, con la convinzione che la cultura è di tutti. Ottieni i risultati soltanto se c’è qualcuno dall’altra parte. Ho una grande squadra di lavoro (autori, collaboratori, il regista), ma il successo si deve alle persone che ci seguono. La tv è uno specchio: diamo cibo a chi ha fame.
Il suo libro appena uscito, Meraviglie. Alla scoperta della penisola dei tesori – un viaggio dalla civiltà nuragica all’Ottocento, fino al terremoto de L’Aquila e alla riscoperta di Matera – parte dalla stessa filosofia?
Parte dalla consapevolezza che l’Italia costituisce un unicum nel mondo, perché declina la Storia, tutta la Storia. All’estero non è così. Molte delle nostre città potrebbero essere capitali di intere nazioni, e infatti in passato lo sono state. Per questo non ho un ‘luogo del cuore’: ogni posto che visito o che racconto sembra il più bello, perché unico.
Con i proventi del libro si contribuirà al restauro della Madonna Adorante di Castelluccio di Norcia, salvata dal sisma del 2016.
La scrittura aiuta la pittura o la scultura, anche in questo caso è un gioco di squadra. La cultura è come un figlio: lo crei, lo cresci e lo devi proteggere.
E crede che da noi lo si faccia abbastanza?
Quest’anno cadono i 50 anni del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale: siamo l’unico Paese al mondo ad avere una forza di polizia dedicata. Anche i Caschi blu della cultura sono un’invenzione italiana.
Sì, ma a livello politico?
Meglio del passato e meno del futuro. Abbiamo un patrimonio che non può essere riprodotto e dobbiamo avere la forza di proteggerlo e valorizzarlo, ma i risultati hanno bisogno di tempo. Il processo di tutela sta andando avanti, a macchia di leopardo in alcuni luoghi, ma abbiamo le giuste professionalità per non mollare e, anzi, per investire sul passato.
Dobbiamo riprenderci i capolavori che si trovano all’estero?
Non mi faccia entrare in questa polemica. Posso dirle che il patrimonio è la nostra identità e perciò va tutelato.
Stasera ci racconterà la storia di Maria Antonietta.
Una mente pura in una gabbia dorata: entra a Versailles adolescente e rimane vittima dei veleni di corte. La facevano passare per una che tramava, ma erano gli altri a farlo contro di lei. Il suo riscatto avviene poco tempo prima di salire al patibolo quando, dopo la morte del re, si toglie la corona e agisce come una donna moderna, trovando addirittura la solidarietà delle donne del popolo. È suo il messaggio che è passato nella Storia.