Avvenire, 5 ottobre 2019
L’uomo che colleziona gagliardetti
Prima del fischio d’inizio, ogni partita di calcio segue un rituale ben preciso: capitani a centrocampo, stretta di mano, scambio dei gagliardetti e lancio della monetina. Ma dove vanno a finire i gagliardetti? Difficile rispondere, ma una cosa è certa: 8.600 fanno parte della collezione del Pennants Museum. A raccoglierli è stato Marco Cianfanelli, 53 anni, colonnello dell’Esercito italiano residente a Santa Marinella, che ha trasformato una passione dell’infanzia in un racconto che copre oltre un secolo di storia del calcio mondiale. Un racconto che tutti possono sfogliare, o meglio cliccare perché in attesa di avere uno spazio fisico per esporre i propri tesori, Cianfanelli ha creato il sito www.pennantsmuseum. com e sta pensando di pubblicare un libro.
L’infatuazione per questi oggetti risale alle giornate trascorse con il papà nel circolo di Ariccia che era il ritrovo dei tifosi della squadra locale. I gagliardetti delle squadre della zona appesi alle pareti attiravano l’attenzione del piccolo Marco, ma il primo acquisto arrivò qualche anno più tardi, nel 1982: un gagliardetto con la stampa di Naranjito, la mascotte del Mundial vinto dall’Italia. Da quel momento in poi la collezione è diventata sempre più ampia, prima grazie a vere e proprie spedizioni negli stadi maggiori o minori di tutta Italia, poi grazie alle nuove possibilità offerte da internet e dai social network. In questo modo, per esempio, Cianfanelli è stato contattato da un finlandese che in un locale caldaia aveva trovato una scatola piena di gagliardetti che, si scoprirà poi, erano stati donati alla federazione svedese. Tra questi c’era un vero gioiello: un gagliardetto del Chelsea con il primo storico logo, quello del “pensionato di Chelsea”, legato all’ospedale per ex membri dell’esercito britannico che era una sorta di simbolo del quartiere.
Ma i pezzi pregiati della collezione sono tutti italiani. Tra questi un gagliardetto della Juventus risalente alla stagione 1934-35, l’ultimo campionato della serie di cinque a partire dal 193031. Oppure un gagliardetto estremamente raro del
Milan del 1938 che riporta il nome Associazione Sportiva Milan imposto dal 1936 dal regime fascista che, in piena autarchia linguistica, non vedeva di buon occhio la denominazione Milan Football Club. Altro gagliardetto pregiato è quello del Bari “sceso in campo” prima di un Bari-Inter del 1946, un campionato particolare poiché il primo, dal 1929, che si disputò in due gironi. Pezzi così possono valere diverse decine di migliaia di euro. Per questo motivo, come in molte altre attività legate al collezionismo, esiste il pericolo di contraffazione che alcune società - in Italia per esempio la Roma - stanno cercando di contrastare inserendo degli ologrammi. E anche in questo particolare ambito dei memorabilia calcistici c’è una bella differenza tra i gagliardetti realmente scambiati dai capitani e quelli prodotti per altri scopi. «Difficile distinguerli - ammette Cianfanelli - l’unico modo è scegliere un canale affidabile, magari una persona che va in campo con la squadra».
Come dimostrano gli ultimi pezzi pregiati entrati a far parte del Pennants Museum, negli ultimi anni Cianfanelli ha scelto di concentrarsi su quelli più antichi. E come ogni collezionista che si rispetti ha ben chiaro in mente il pezzo dei suoi sogni, quello che occuperebbe la parete principale della stanza più importante del futuro museo: un gagliardetto dell’Italia degli anni ’20, periodo in cui il simbolo della Nazionale era di colore azzurro con lo scudo dei Savoia. «Se ne è rimasto qualcuno, non è sicuramente in Italia… non so neanche se ce ne siano ancora» ammette Cianfanelli. Ma dalla voce si sente già l’emozione alla sola idea di trovare il Santo Graal dei gagliardetti.