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 2019  ottobre 05 Sabato calendario

Apre la pista da sci sui rifiuti

In Italia abbiamo pochi termovalorizzatori perché gli involuti dicono che inquinano, a Copenaghen invece ne hanno uno che brucia spazzatura, produce energia elettrica, riscalda la città, è divenuto un punto di ritrovo e, sul tetto, ha tre piste da sci con skilift, scuole, ristoranti, negozi e una superficie di 10mila metri quadrati in erba sintetica su cui sciare anche senza neve. Non sono loro a essere avanti: siamo noi a essere indietro. Di mentalità, di preparazione, di cervello. Noi abbiamo al governo i grillini. Noi abbiamo sindaci come Virginia Raggi a Roma e Luigi De Magistris a Napoli. Noi abbiamo gente convinta che i termovalorizzatori facciano male all’ambiente e che perciò spediscono la spazzatura all’estero (in Olanda e Germania soprattutto) piuttosto che imparare a gestirla e riciclarla. La dimostrazione che siamo cretini non è data solo dal fatto che le nostre città, oltretutto le più sporche, esportano la stessa spazzatura che all’estero fa guadagnare nel rispetto dell’ambiente: la dimostrazione è data dal fatto che il concorso per costruire l’avveniristica pista da sci è stato vinto da una ditta di Bergamo, anzi di Albano Sant’Alessandro: la Neveplast. È come se un concorso per asfaltare le strade senza buche, a Berlino, fosse vinto da una ditta di Roma. Ma torniamo al cielo biancastro di Copenaghen. Il termovalorizzatore si chiama Amager Bakke (anche detto Copenhill, a 10 minuti dal centro città) e in sostanza si tratta di un inceneritore che usa il calore dei rifiuti bruciati per produrre energia. Questo impianto brucia 70 tonnellate di rifiuti all’ora (400mila tonnellate di rifiuti solidi annui) prodotti da un massimo di 700mila cittadini e 46mila imprese, che in cambio, si diceva, ne ricavano energia e riscaldamento. 

LE CARATTERISTICHE La pista da sci è lunga 400 metri e prevede diverse difficoltà (nera, rossa e azzurra) oltre a quattro skilift, il noleggio di sci e scarponi, dei punti di ristoro e una scuola. Se nevica, bene. Se non nevica, e fa caldo, l’erba sintetica permette di sciare tutto l’anno. Mica è finita. Il progetto dello studio danese Bjarke Ingels prevede percorsi per trekking e presto verrà inaugurata una parete per arrampicata artificiale alta 85 metri, la più alta del mondo. Ora possiamo tornare all’Italia, dove sul Blog delle Stelle potete ancora trovare la faccia di Gianluigi Paragone (l’unica cosa che sono riusciti a riciclare) e il suo video «Noi coerenti sugli inceneritori. E la Lega?». La Lega gli ha dato da mangiare sino all’altro ieri, tuttavia «il MoVimento 5 Stelle è coerente sugli inceneritori e rispetta il contratto di Governo… a fianco dei cittadini per la tutela della salute e dell’ambiente». Danimarca, Austria, Olanda, Belgio, Svezia e Germania evidentemente, non rispettano la salute e l’ambiente: anche se non sanno più da tempo che cosa sia una discarica, intesa come luogo dove l’Italia getta ancora il 32 per cento dei rifiuti. Poco meno del 10 per cento, invece, finisce su camion o treni carichi di immondizia che risalgono la Penisola fino al confine austriaco: molti si fermano in riva al Danubio, altri vanno in Ungheria o in Slovacchia. Eccetera. Poi ci sono le navi che dalla Campania attraccano in Olanda o a Palma di Maiorca, in Spagna. Una nuova forma di Made in Italy. Nello Stivale il divario è sempre il solito. Al Sud, la media di raccolta differenziata è del 37 per cento, al Nord è del 64. Roma supera di poco il 40 per cento, Milano è intorno al 64 per cento, Palermo sopravanza di poco il 10 per cento.

NUMERI DA INCUBO In Lombardia ci sono 14 termovalorizzatori, in Campania nessuno. In Italia ce ne sono 53 mentre in Francia ce ne sono 127. La percentuale di rifiuti che in Europa è utilizzata per produrre energia è attorno al 60 per cento, in Italia è al 14, e in Sicilia è zero. Per trattare la spazzatura differenziata sono necessari degli impianti di compostaggio: in Italia ce ne sono 258, in Campania non ne è attivo neppure uno. Aggiungiamo che la tassa sulla spazzatura, al Sud, è più cara del 33 per cento rispetto alla media nazionale. Tutto questo renderà molto divertente lo scenario in cui l’Europa ci chiederà di adeguarci a precisi obiettivi: entro il 2025, in teoria, si dovrebbe arrivare al riciclo di almeno il 55 per cento dei rifiuti urbani, ed entro il 2035 solo il 10 per cento potrà essere smaltito nelle discariche. In Italia si confida che entro molto meno tempo si giunga a uno smaltimento del 100 per cento di questo governo.