La Stampa, 5 ottobre 2019
L’evoluzione della specie si misura a scapaccioni
La premessa doverosa è che qui non si parla di violenza sui bambini: argomento di tragica gravità, che merita ben altro spazio sul giornale e ben più profonda preparazione della mia per analizzarlo. Qui si parla di scapaccioni occasionali ai figli, punizione millenaria, considerata accettabile suppergiù da un miliardo di genitori nel mondo (dati Unicef). Ma sempre meno. Da ieri, infatti, anche in Scozia gli scapaccioni sono vietati per legge: la misura, promossa dal deputato Verde John Finnie, è stata votata dal Parlamento a larghissima maggioranza, contrari solo i conservatori.
Edimburgo si allinea così al divieto assoluto di punizioni corporali sancito dalla Carta Sociale Europea: il primo paese a introdurlo è stato la Svezia nel 1979, come ben sa Giovanni Colasante, finito in carcere nel 2011 per uno scappellotto al figlio dodicenne che faceva i capricci di fronte a un ristorante di Stoccolma. Negli anni, l’esempio della Svezia è stato seguito da Irlanda, Francia, Spagna, Portogallo e molti altri. Non dall’Italia, dove contro le punizioni fisiche c’è solo una sentenza della Corte Costituzionale del 1996. La questione è aperta. E molto ha fatto discutere, nel 2015, l’endorsement di Papa Bergoglio alla sculacciata: «Ho sentito un papà dire: "A volte devo picchiare un po’ i figli, ma mai in faccia per non avvilirli". Che bello, ha senso della dignità. Deve punire, lo fa il giusto, e va avanti».
Punire il giusto, mica facile. Per dire, finora in Scozia era consentito «l’uso ragionevole della forza» per educare i figli sotto i 16 anni. Ma esiste davvero un «uso ragionevole della forza»? La forza è per sua stessa definizione irragionevole, d’altra parte anche i rapporti tra genitori e figli spesso lo sono. Più che una questione di legge, lo è di sensibilità condivisa. Per chi è nato negli Anni 60 come me, uno scapaccione ogni tanto era nell’ordine delle cose. Nessuna tragedia: facevi più capricci del solito e partiva la sberla. Servivano? Non so, l’universo infantile ha regole sue, che non coincidono con quelle adulte. Ai miei figli, nati a fine millennio, non ho mai dato neanche uno scappellotto: non per un calcolo costi-benefici, una decisione razionale. Mi è parso naturale comportarmi così, ho evidentemente assorbito lo spirito dei tempi. Non ho peraltro molte illusioni sull’utilità delle mie occasionali ramanzine. Ho solo una certezza: la lezione che si impara non è quella che il genitore ha in mente, ma quella che il genitore vive. E se fa del suo meglio, gli si perdona anche uno scapaccione.