La Stampa, 5 ottobre 2019
Tornano gli spaghetti bond
Gli "spaghetti-bond" sono pronti a tornare in America. l’Italia ha depositato la richiesta a lanciare obbligazioni negli Stati Uniti. E ieri la Sec, la Consob americana, ha autorizzato Roma a emettere obbligazioni per un importo massimo di 3 miliardi di dollari per i soli investitori americani.
L’annuncio formale, secondo Reuters, potrebbe avvenire già settimana prossima, ma il Tesoro ha preferito non dare indicazioni su tempi e modi con cui gli spaghetti-bond", come li chiamano a New York, verranno introdotti sul mercato a stelle e strisce. L’operazione sarà in due parti: ci sarà un’emissione rivolta agli investitori statunitensi e un altro bond per gli investitori non americani. Il progetto, come previsto nelle linee guida del Tesoro, è di lanciare l’obbligazione quest’anno. E’ dal 2010 che gli spaghetti-bond non tornavano in America. Roma, secondo i piani del ministero dell’Economia (Mef), vorrebbe essere presente stabilmente sul mercato Usa e pertanto potrebbe lanciare altre emissioni in dollari anche il prossimo anno. Impegno dichiarato del Tesoro è infatti diversificare la base di investitori, anche mediante emissioni in valuta estera in formato «Global» oltre che «Emtn», in particolare in dollari.
L’intenzione del Mef di tornare a emettere titoli denominati in dollari nel 2019 trova motivazioni anche sulla base di quanto è accaduto in ultimamente in Italia sotto il profilo normativo e organizzativo. Difatti dopo il via libera al «Decreto garanzie» alla fine del 2017, nella seconda metà del 2018 è stato completato l’iter per concludere accordi bilaterali di garanzie (denominati Credit Support Annex, Csa) per nuove operazioni in derivati. Ciò permetterà, secondo il Tesoro, di superare una serie di ostacoli nelle emissioni in valuta estera. Per esempio di ridurre gli elevati costi di protezione dal rischio di cambio e di tasso d’interesse. Sarà quindi possibile limitare i costi dell’esposizione al rischio di credito tra il Tesoro e ognuna delle sue controparti.
Ma non è del tutto convinto un analista che, oltre a mettere in guardia dal rischio cambio, fa notare come l’Italia avrebbe potuto spuntare tassi d’interesse più bassi in Europa rispetto a quelli offerti dagli Stati Uniti.