la Repubblica, 5 ottobre 2019
Hong Kong, vietate le maschere sul volto
Mezzanotte e un minuto, è iniziata una nuova Hong Kong. Quella delle leggi di emergenza. Quella in cui marciare con la mascherina è un reato. Quella in cui la metro interrompe all’improvviso il servizio e invita i cittadini a stare in casa, come fosse un coprifuoco. «Io la mascherina la tengo, non sto più manifestando», dice questa 18enne con un sorriso di sfida. Lei e i suoi amici sono scappati dalla polizia e in una stradina laterale, ansimanti e pieni di adrenalina, si tolgono gli abiti neri da battaglia e le maschere antigas. Ma quelle da infermiere le tengono: «È un nostro diritto portarla, proteggere l’identità». Forse questa legge “anti mascherine”, la nuova trovata della Chief executive Carrie Lam per fermare l’escalation, fermerà altri, meno coraggiosi. Per il momento però sembra aver compattato e ulteriormente infiammato il movimento pro democrazia. Qui tra i grattacieli dell’Isola migliaia di persone hanno sfilato, decine di giovani vandalizzato. Negli altri quartieri hanno combattuto e per la seconda volta un agente ha sparato a un ragazzo. A Yuen Long un poliziotto fuori servizio, è stato assalito dai manifestanti mentre era a bordo della sua auto privata, ha estratto la pistola e ha colpito un 14enne ad una coscia. Il giovane è arrivato cosciente in ospedale, si sa solo questo. Poi l’agente è stato picchiato e centrato da due molotov, ha perso e recuperato l’arma, strappandola dalle mani di un giovane, quindi è stato soccorso sanguinante dai colleghi.
La protesta era iniziata ore prima, quando la legge era ancora un’indiscrezione. Durante la pausa pranzo a Central, tra i negozi di alta moda e gli uffici delle banche d’affari, si sono radunati centinaia di colletti bianchi in giacca, cravatta e mascherina. Poi a metà pomeriggio l’ipotesi è diventata certezza: Carrie Lam, assente ingiustificata da giorni, è ricomparsa per annunciare che da mezzanotte coprire (o colorare) il volto durante le manifestazioni, anche autorizzate, sarebbe stato vietato, pena fino a un anno di carcere. La Chief executive ha spiegato che norme simili esistono in molti Paesi e che Hong Kong «non si trova in uno stato di emergenza». Peccato che per farla entrare in vigore subito, prima dell’ennesimo weekend di fuoco, abbia evocato proprio le leggi di emergenza, strumento di epoca coloniale che permette al governo di scavalcare il parlamento e che non veniva usato dalle rivolte “comuniste” del 1967. Le persone in strada si sono moltiplicate, studenti di scuole e università, lavoratori, anziani, con l’antica richiesta di democrazia ma anche un nuovo grido: non più “Hong Kong! Dai gas!”, ma “Hong Kong! Resisti!”. «Le maschere sono solo il primo passo – dice una assistente sociale di 23 anni – da adesso in avanti sarà un crescendo, dobbiamo far vedere che non molliamo». La paura di molti è che lo stato di emergenza apra la strada a ben altre misure straordinarie, le chiedono i sindacati di polizia e le forze pro Pechino. Per esempio limitare Internet o allungare a dismisura i giorni in cui la polizia può tenere in carcere gli arrestati.
Quanto al divieto di mascherarsi, si vedrà il suo effetto. Il movimento di Hong Kong nasce anonimo, la maschera è la sua garanzia di fronte alle videocamere della polizia: «Senza non mi sentirei protetto – spiega un ragazzo – potrei essere incriminato o avere delle ritorsioni sul posto di lavoro». Pur di non toglierla alcuni staranno a casa, ciò che vuole il governo. La maggior parte però dice che la metterà lo stesso, magari adducendo motivi di salute: la polizia arresterà tutti? Intanto la limitazione alla libertà scatena la rabbia. Oggi le persone hanno marciato avanti e indietro per chilometri, anche anziani e ragazzine delle medie in uniforme davano una mano a bloccare le strade con le barricate. A sera i giovani “duri” si staccano dal corteo per vandalizzare metro e negozi cinesi, una squadriglia solleva la saracinesca di un rivenditore China Mobile, entra e distrugge tablet e telefoni: «Siamo contro i comunisti». Arriva la polizia, che qui in centro si limita a disperdere. Mette in fuga anche una ruspa guidata da un giovane in nero, spuntata non si sa bene da dove. A mezzanotte e uno restano in giro gruppetti stremati, provano a capire come rientrare a casa senza metro, non serve sfidare subito la nuova legge. «Tornerò domani – dice un ragazzo fumando una sigaretta – con la maschera».