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 2019  ottobre 05 Sabato calendario

Le difese che mancano alle forze dell’ordine

È un dramma con il sapore dell’incredibile. E che porta a chiedersi se uomini e donne incaricati della sicurezza vengono messi in condizione di lavorare limitando i rischi. A sottolinearlo sono proprio i sindacalisti della polizia, che nel momento del dolore tornano a evidenziare carenze negli equipaggiamenti. «È da tempo che chiediamo a gran voce dotazioni idonee come il taser», dichiara Stefano Paoloni, segretario generale del Sap. Il taser è la “pistola elettrica” che provoca uno choc e serve solo per ingaggi a breve distanza, come alternativa alle armi da fuoco soprattutto quando ci si confronta con persone alterate, a causa di droghe o di problemi psichici. Il caso di Alejandro Stephan Meran, l’assassino di Trieste, che era stato indicato agli agenti come “instabile”. La disponibilità di un taser avrebbe permesso una reazione diversa? Impossibile saperlo. Di sicuro alcuni casi di cronaca hanno sottolineato quanto siano pericolosi gli interventi per i Tso, i trattamenti sanitari obbligatori, in cui l’impiego della Beretta ha provocato esiti letali. Dopo la sperimentazione ora si attende la gara d’appalto per fornire i taser su larga scala a tutte le forze dell’ordine, ma i tempi restano incerti.
Cesario Bortone, segretario del Consap, invece pone l’accento sulle difese: «I fatti di Trieste dovrebbero accelerare quello che Consap chiede da tempo, ossia la fornitura a tutto il personale dei gap sottocamicia, giubbotti che si indossano più agevolmente di quelli tattici dal costo di poche centinaia di euro, e che proprio in circostanze come queste potrebbero salvarci la vita». Si tratta di protezioni molto leggere, che appunto possono stare sotto la divisa e soprattutto sotto gli abiti borghesi, garantendo difesa contro pallottole e coltelli. Da noi il personale in servizio operativo lamenta da tempo problemi con i giubbotti antiproiettile: si tratta spesso di modelli obsoleti, che ostacolano i movimenti. Non sono rare caserme e commissariati dove il personale compra a proprie spese protezioni più moderne, usate a rotazione da chi è di turno.
L’attenzione – e l’ira – degli uomini e le donne destinate a presidiare le strade si concentra proprio su queste dotazioni economiche ma fondamentali. Come le fondine per le pistole: quelle d’ordinanza sono vetuste. Ci sono aziende italiane che hanno brevettato sistemi di blocco che si attivano con il pollice e impediscono a terzi di impossessarsi dell’arma. Sono stati adottati da molti paesi europei, da noi restano un’eccezione. Talvolta acquistata in proprio da agenti e carabinieri, che però rischiano anche di venire puniti dai superiori perché si tratta di “dotazioni non regolamentari”.