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 2019  ottobre 05 Sabato calendario

Le famiglie hanno più soldi ma non li spendono

 Stime del Pil riviste al rialzo, seppur minimo. Reddito disponibile delle famiglie in aumento e potere reale d’acquisto anche, soprattutto per effetto dei prezzi fermi. Il secondo trimestre del 2019 sembrerebbe essere andato bene, secondo i dati Istat, per le famiglie e per l’economia in genere. O meglio: meno male delle aspettative. In effetti però – come fanno notare alcune associazioni dei consumatori – si tratta di un’illusione ottica. Quei pochi soldi che le persone si sono trovate di più in tasca, non sono andati infatti ai consumi, che restano al palo (nel periodo c’è stato uno striminzito aumento dello 0,1%), non sono serviti ad alimentare il classico giro virtuoso che mette in moto il circuito economico (più consumi, più produzione, più occupati), ma sono rimasti tutti ben custoditi sotto il materasso, nelle casseforti personali, o semplicemente nei cassetti. Fermi, per timore del futuro, dei venti di crisi che arrivano da lontano (guerre commerciali, Brexit, rallentamento europeo), ma anche dall’incertezza tutta italiana alimentata da politiche economiche a brevissimo respiro. Gli italiani lo sentono, lo percepiscono e preferiscono non rischiare. E così, l’aumento del reddito disponibile (+0,9% rispetto al trimestre precedente) si è trasformato praticamente tutto in aumento della propensione al risparmio che è arrivata all’8,9%, ovvero +0,8% rispetto a gennaio-marzo. E questo nonostante la «dinamica quasi nulla dei prezzi al consumo». Insomma, non bastano i prezzi inchiodati, o il reddito di cittadinanza, a convincere gli italiani ad allargare i cordoni della borsa. D’altronde, come sottolineano le associazioni dei consumatori, gli italiani sanno che c’è poco da esultare. Spiega il presidente del Codacons, Carlo Rienzi: «La strada per recuperare il gap con il passato è ancora molto lunga. Basti pensare che tra il 2008 e il 2018, la capacità di spesa dei consumatori ha subito una drastica riduzione, accentuata nel periodo della crisi economica, e il saldo ad oggi risulta ancora negativo, con una perdita complessiva del potere dacquisto delle famiglie del -6,6% in 10 anni». 

FISCO VORACE
Che il periodo non sia dei migliori e che sulle nostre teste rimbombino i tuoni di una recessione in arrivo, non è solo una fake news dei giornali. E intanto il fisco diventa sempre più vorace, in barba alle promesse di alleggerimento. La pressione fiscale nel secondo trimestre 2019, rivela l’Istat, è arrivata al 40,5%, 0,3 punti in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il dato è più basso (38,6%) se sia allarga il periodo ai primi sei mesi dellanno, ma il rialzo resta ed è addirittura più consistente (+0,5%). Se le famiglie hanno deciso di fare le cicale, le imprese restano caute ma non hanno frenato gli investimenti, il tasso relativo delle società non finanziarie nel trimestre si è attestato al 21,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. In molte lo hanno fatto erodendo la quota dei profitti, scesa di 0,2 punti percentuali. 
Insomma un quadro con molti chiari-scuri. Questi ultimi sono attutiti solo un po’ da un rialzo delle stime del Pil. La previsione Istat per i mesi da aprile a giugno scorso parlava di una assenza totale di crescita (zero) a livello congiunturale e di un arretramento (-0,1%) su base annua, a consuntivo l’istituto di statistica nazionale ci dice invece che il Pil è cresciuto di +0,1% sia sul trimestre precedente che su base annua. Migliora anche la variazione acquisita del Pil (ovvero nel caso non ci fossero movimenti) per il 2019: +0,1% rispetto allo zero precedentemente previsto. È un passo minuscolo, ma è sempre meglio che stare completamente fermi.