Corriere della Sera, 4 ottobre 2019
Villari, l’uomo che non si dimette
Venti anni in Parlamento, una lunga traversata politica dalla Dc a Forza Italia passando per il Pd. Riccardo Villari, 63 anni, volto notissimo della Seconda Repubblica, è nuovamente sotto tiro per una poltrona contesa.
Neanche è stato nominato presidente di Città della Scienza, il museo napoletano distrutto da un incendio nel 2013, e subito è scattato l’appello contro. «È un politico, è inadeguato».
E giù trenta firme di intellettuali più o meno noti. La reazione: «Resto al mio posto per rilanciare questa eccellenza napoletana».
Sembra uno scontro epocale tra scienza e politica, ma l’interessato invita a suggestioni più contenute. «Avete letto le firme? Non mi pare ci siano premi Nobel».
L’uomo che non si dimette mai. Villari viene ancora descritto così. «Ma non è vero. Mi dimisi – commenta – anche da assessore alla cultura».
Ricordi di gioventù. Alla Rai, però, fece le barricate. Era il 2008.
«Fui nominato alla presidenza della Commissione di vigilanza non dalla mia parte, il centrosinistra, ma dalla maggioranza di Berlusconi. E i miei, che volevano Leoluca Orlando, mi spararono addosso».
Non si dimise subito, spiega, perché lo trattarono come un traditore. «Villari è un Giuda», diceva Di Pietro.
«La verità – racconta – è che sul nome di Orlando non c’era accordo col centrodestra. Senza accordo la commissione sarebbe rimasta congelata. E Berlusconi fece convergere i voti su di me». Strano, no? «Già. Ma Di Pietro diceva anche che mi ero venduto per trenta denari, e io non potevo tollerarlo. Andai da Veltroni, allora segretario del Pd, il mio partito, e gli dissi che mi sarei fatto da parte se avesse difeso il mio onore. Macché. Non solo non lo fece, mi espulse. Sbagliai a mettermi tutti contro. Tutti, ma non Pannella che fece lo sciopero della sete».
Oggi Villari è accusato di essere stato nominato per poi fare la campagna elettorale al governatore De Luca. Come risponde? «Querelo».
Ma chi lo accusa dice anche che al Cern non sarebbe mai stato eletto un politico e che lì hanno sempre scelto un fisico. È vero, dice, «ma a Città della Scienza si fa divulgazione, il Cern non c’entra nulla. E poi, a parte il fatto che sono un medico, un ricercatore universitario e ho pubblicato sulle più qualificate riviste internazionali, una nomina o è legittima o non lo è».
Ed è questo, per lui, il punto decisivo. «Alla Rai fui scelto in modo anomalo, e posso capire. Ma ora non c’è alcun vizio di legittimità. De Luca poteva nominarmi e lo ha fatto. Il resto è ipocrisia da intellettuali militanti».
Dove sarebbe l’ipocrisia? «Per ben tre volte il commissario che mi ha preceduto ha chiesto all’Università e al Cnr i nomi per il comitato scientifico. Nessuno ha risposto. La stessa richiesta l’ho avanzata anch’io appena insediato. Invece dei nomi sono arrivate le firme in calce all’appello».
Non le torna? «Ma insomma, io mi sono già rimboccato le maniche. Gli altri, invece, sono ancora lì a invocare le stesse competenze che hanno lasciato Città della Scienza con un buco di 20 milioni e i dipendenti senza stipendio».
Riccardo Villari è anche presidente del circolo del tennis di Napoli. Si dimetterà? «Qui siamo tra amici, nessuno me lo ha chiesto».