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 2019  agosto 01 Giovedì calendario

Cinesi, russi e iraniani, un impero impossibile

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La pax sinica è un’illusione. Sbaglia chi crede che il blocco neoeurasiatico a guida cinese sia un armonioso condominio capace di superare gli interessi dei singoli, a beneficio di un interesse superiore secondo i dettami della Tianxia () cinese. Secondo questa visione, soprattutto Mosca e Pechino avrebbero maturato un interesse per un’integrazione così forte da far accantonare il ricordo di secoli di dominazione tartara in Russia e divenire gemelli siamesi, i cui corpi sono saldati alla vita e al torace ma hanno due teste distinte.Non è così. Bene che vada, quello neoeurasiatico è un club di difficile gestione. Tutti i suoi membri fondatori (Cina, Russia e Iran) hanno autocoscienza di impero. Essi si riallacciano ai grandi imperi cinese, russo e persiano, operandone un recupero simbolico su vasta scala. Alle popolazioni, in cambio di una massiccia privazione di libertà, è infatti prospettato il ripristino di una centralità nelle vicende globali e dunque la realizzazione di un «destino manifesto». L’insistenza sul «destino manifesto» è tuttavia un ostacolo formidabile al perseguimento di un superiore, ancorché spesso imprecisato, interesse neoeurasiatico.
Si prenda il caso dell’Iran. Teheran in queste ore è nuovamente ai ferri corti con gli angloamericani e, con intensità minore, con gli europei. Le frizioni a Gibilterra e nello stretto di Hormuz nuocciono alla proiezione verso il Mediterraneo di Cina e Russia. L’andamento dei traffici commerciali marittimi mostra che il raddoppio del canale di Suez sta gradualmente cambiando gli assetti mondiali del trasporto soprattutto lungo la rotta est-ovest; negli ultimi undici anni il traffico dal Sudest asiatico verso il Mediterraneo è aumentato del 37%, dato che va letto insieme alla crescita del traffico da e verso il Golfo (+77%) dove molto interscambio commerciale ha come riferimento proprio la Cina.
In sintesi, Cina e Russia puntano a fare del Mediterraneo un bacino eurasiatico, assumendo un controllo crescente sugli snodi-chiave da Malacca a Suez. L’Iran è invece determinato a scavalcare il Corno d’Africa e Suez attraverso la mezzaluna sciita che si protende nel Mediterraneo. Sferruzza lo spettro della Bagdadbahn, titanico progetto ferroviario con cui il Kaiser all’inizio del secolo scorso si proponeva di collegare Germania e Mesopotamia, spingendosi a ridosso delle colonie inglesi in Asia e scatenandone così la violentissima risposta. La Bagdadbahn generò Lawrence d’Arabia. Il combinato disposto della iperconnettività sino-russa e delle manovre iraniane che vaso di Pandora scoperchierà?