ItaliaOggi, 1 agosto 2019
Berlino, movida con le regole
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Il carabiniere pugnalato da un giovane americano a Roma è morto per una violenza senza alcun senso, e che lo ha colto di sorpresa. Ma ogni estate a Roma, a Trastevere o nei pressi, ha le sue vittime. Ragazzi ubriachi che cadono dal parapetto del Lungotevere, si schiantano sulla riva o scompaiono nel fiume, o uccisi in rissa. È da anni che la movida senza limiti continua senza un intervento deciso, per non rovinare gli affari ai gestori delle decine di quasi sempre infrequentabili locali.Mi chiedo perché in quattro quartieri a Roma, la gente non debba dormire da aprile a fine settembre a causa della movida. Al venerdì e al sabato sera il chiasso a volte diminuisce verso l’alba. Campo dei fiori è nota tra i giovani fino in Australia. Una piazza dove tutto è lecito. Trastevere è, o era, un quartiere rosso da sempre. Anni fa, Veltroni, allora sindaco, perse per sempre i compagni trasteverini che protestavano per il caos, e le troppo licenze per spaccio di pizze e alcolici, rispondendo: «Che volete? È la movida, come a Parigi o a Berlino».
Ma nel quartiere latino ho visto atletici e giovani flic (poliziotti francesi) correre sui pattini a rotelle tra la folla per piombare addosso ai disturbatori. A Berlino, la situazione è diversa da quartiere a quartiere, a Prenzlauerberg o a Kreuzberg amate dai turisti, la movida ricorda quella dei Navigli a Milano. La mia Charlottenburg è più tranquilla. Ma c’è un limite. Vicino casa, in un locale sulla Sprea, se sedete ai tavolini all’aperto sul fiume, il cameriere vi avverte subito: «Serviamo fino alle 22, poi si trasloca all’interno». In alcune strade i gestori possono chiedere uno strappo al weekend, fino alle 23, o le 24 eccezionalmente.
Ogni quartiere ha il suo municipio indipendente come a Parigi, e l’ordine viene mantenuto da controllori, ma a NeuKölln aveva avvertito l’allora sindaca Franziska Giffey, l’orario dei dipendenti va dalle 6 di mattina alle 22, di notte ci pensa la polizia. In Germania non esistono i vigili urbani. Arne Herz, consigliere di Charlottenburg, dichiara che in situazioni estreme si potrebbe ricorrere a una Sperre, un coprifuoco, ma finora non è stato necessario.
A Berlino si è ragionevoli, da una parte e dall’altra: gli inquilini si adattano purché non si esageri, i gestori controllano i clienti. Al Café Italia, in pieno centro, dove si riuniscono gli italiani per seguire le partite, se il tifo degenera, il gestore Ruggero interviene minacciando di staccare la spina alla Tv. E si calmano anche gli ultrà del Napoli. Non mi risulta che nessun locale sia stato chiuso per il chiasso, ma mi dicono che i più restii a obbedire agli ordini siano diversi bar e pizzerie italiane di Kreuzberg e Friedrichshain. Un vizio nazionale che sopravvive in Prussia.
Anche Monaco, dove secondo i prussiani comincia l’Italia, e il tempo d’estate è migliore che a Berlino, il chiasso viene tenuto sotto controllo. Le proteste dei cittadini si limitano a qualche decina all’anno. E i locali sospendono il servizio all’aperto alle 23 in punto. Il municipio regola anche i suonatori ambulanti. Non possono esibirsi con trombe e tamburi, e usare amplificatori, quelli che a Roma fanno tremare i vetri delle case. È stato creato un ufficio apposito dove inquilini insonni e gestori possono incontrarsi per far valere le loro ragioni, e un funzionario fa da giudice conciliatore per giungere a un compromesso. Impensabile a Roma. L’Oktoberfest è una zona off-limits, per due settimane, si può esagerare, ma i tendoni delle birrerie sorgono in un ampio prato distante dalle abitazioni. I bavaresi saranno quasi latini ma rimangono tedeschi.