Corriere della Sera, 1 agosto 2019
I Trump hanno scritto quattro libri
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Da impacciato e discreto primogenito dell’immobiliarista divenuto presidente degli Stati Uniti a bulldozer della campagna per la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Donald Jr completa la sua metamorfosi pubblicando «Triggered».
È il quarto della famiglia a ricavarsi uno spazio negli scaffali delle librerie dopo «Women Who Work» (donne che lavorano) della sorella Ivanka, «Raising Trump» (allevare i Trump) di mamma Ivana e l’ormai celeberrimo «The Art of the Deal» scritto dal padre negli anni Ottanta (pubblicato in Italia nel 1989 da Sperling & Kupfer col titolo «L’arte di fare affari»).
Ma «Triggered» di Donald Jr sarà un libro molto diverso: duro e «militante», un’arma da campagna elettorale concepita con l’idea che la miglior difesa è sempre l’attacco. Che questo libro sarà uno strumento di lotta elettorale lo dicono la scelta della data di pubblicazione – il prossimo 5 novembre, a un anno esatto dalle prossime presidenziali del 2020 – e l’identità dell’autore, visto che da tempo il primogenito di Trump è diventato protagonista dei comizi più duri, diventando un beniamino dei fan del presidente e partecipando, nel solo 2018, a più di sessanta manifestazioni politiche di The Donald. E lo dice, soprattutto, il sottotitolo: «Come la sinistra prospera sull’odio e vuole ridurci al silenzio».
«Triggered» è una parola intraducibile in italiano: participio passato di un verbo che trae origine dal nome, trigger, del grilletto delle armi. Quindi uno scatto violento, ma il termine a volte viene usato per indicare anche un repentino mutamento di stato d’animo. Del resto, a chiarire le sue intenzioni ci pensa lo stesso Donald Jr. Lo fa, oltre che con l’esplicito sottotitolo, con le parole usate sul sito di Amazon per illustrare gli intenti dell’opera: «Un’esposizione di tutti i trucchi usati dalla sinistra per calunniare i conservatori e buttarli fuori dallo spazio del discorso pubblico, dal ricorso allo shadow banning (cioè una messa al bando totale o parziale di attivisti che usano un linguaggio molto forte sulle reti sociali), fino all’uso di un linguaggio di odio etnico o razziale. Un argomento, quest’ultimo, che, secondo Donald Jr, è falso: viene sollevato solo a fini politici.
«È il libro che le élite della sinistra non vogliono che tu legga» è lo slogan finale per attirare lettori. Lamentare di essere vittima di censure è, evidentemente, una strategia di marketing che funziona. Basta chiedere ai blogger e agli influencer trumpiani che il presidente ha invitato qualche giorno fa alla Casa Bianca e che ha presentato come un gruppo sparuto di coraggiosi, perseguitati dai giganti del web, da Google a Facebook: da quando sono stati ricevuti dal presidente, il ritmo di acquisizione di follower da parte di questi attivisti è cresciuto del 75 per cento.
In attesa dei contenuti del libro – anticipazioni che probabilmente saranno centellinate nei prossimi tre mesi – gli attivisti digitali di sinistra replicano trasformando in meme la severa copertina del volume: Donald Trump Jr barbuto a braccia conserte in giacca blu e camicia bianca senza cravatta.
Alcuni ritoccano la copertina sostituendo la parola del titolo, «Triggered», con «Privileged» (privilegiato) o altro. I più sofisticati usano le tecniche di alterazione delle espressioni del volto, dal semplice Photoshop a FaceApp, per far fare a Donald Jr le linguacce o stampargli addosso un’espressione furbesca.