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 2019  luglio 04 Giovedì calendario


Un libro sul caso Postalmarket.it

Nel 1999, quando Amazon stava iniziando il passaggio da libreria online a sito di vendite generalista, in Italia esisteva una realtà di e-commerce in grado di offrire 22 mila prodotti a 22 milioni di clienti e di consegnare 10 milioni di pacchi all’anno, con la sua rete di distribuzione complementare alle Poste e una struttura di mille dipendenti. Era «Postalmarket.it», la piattaforma che stava dando nuova linfa al catalogo di vendite per corrispondenza inventato nel 1959 da Anna Bonomi Bolchini e poi passato alla tedesca Otto Versand. A idearne la virata digitale era stato Eugenio Filograna, l’imprenditore e allora anche senatore di Forza Italia, che aveva acquistato il marchio con il suo gruppo «Grande Distribuzione Avanzata». Alla fine del primo anno di attività, gli ordini digitali erano già circa il 20% del totale, con ricavi semestrali pari a 100 miliardi di vecchie lire e margine operativo lordo di 20 miliardi. Solo un anno dopo, però, questa «Amazon italiana» arrivava al capolinea. E oggi il libro «Il caso Postalmarket.it», scritto da Massimo Lucidi per la collana «Quaderni social» (e in vendita sul sito di Bezos) ripercorre la sua storia. Il volume è stato presentato ieri al Centro Studi Ameco di Filograna e ricostruisce l’avvio dell’e-commerce, le lotte sindacali, la quotazione in Borsa saltata per lo scandalo «Freedomland». Il pamphlet punta il dito sui «poteri consolidati» che affondarono la piattaforma: la finanza, col rifiuto della quotazione; il sindacato, accusato di mirare agli ammortizzatori sociali più che alla tutela del lavoro. «Postalmarket.it non è riuscita perché era un avanzamento eccezionale, unico al mondo. Ma una grande impresa non può funzionare in Italia senza l’aiuto dello Stato» ha detto Filograna. «Se avessimo ascoltato imprenditori come Filograna – ha ipotizzato Lucidi – forse ora non saremmo qui a transare su portali stranieri».