La Stampa, 2 luglio 2019
La sfida del premier-pittore albanese
L’ufficio del primo ministro albanese Edi Rama è uno studio d’artista, ogni parete è dipinta. Tavolozze di colori a olio, pennarelli e pastelli occupano la scrivania. Lui è seduto e disegna forme che sembrano animali immaginari. Le elezioni più difficili dalla fine del comunismo si sono chiuse domenica senza violenze. «È una grande vittoria, anche mia», tiene a dire. Ma solo un albanese su cinque si è recato alle urne. Rama, 54 anni, parla un italiano perfetto («Merito della nonna, figlia di una veneziana»). Affila le armi contro il Capo dello Stato, e scherza sul suo abbigliamento: «Mi hanno criticato perché ho votato in giacca elegante e pinocchietto coi calzini. Ricordatevi che sono stato il primo a portare scarpe sportive sotto l’abito. Oggi sono la moda: faccio tendenza».
Primo ministro, come si sveglia l’Albania dopo il voto di ieri, disertato dall’opposizione?
«Gli albanesi che sono andati a votare hanno salvato il Paese. Era a rischio lo stato di diritto. Non era solo un’elezione per i sindaci, c’era un rischio abbastanza palpabile di scontri. Non ci sono stati, perché non c’è stato il popolo che li voleva».
In che senso? Da febbraio, migliaia di manifestanti scendono in piazza invocando le sue dimissioni.
«È stata una messa in scena, giovani di periferia sono stati pagati per assaltare i palazzi ».
Il presidente della Repubblica non riconosce le sue elezioni. Cosa succede ora?
«C’è in atto una procedura di impeachment nei confronti di Illir Meta, verrà scaricato dal Parlamento per grave intrusione anticostituzionale. Appoggiando il boicottaggio delle urne, ha decretato il suo suicidio politico, accompagnando verso l’harakiri tutta l’opposizione».
Quando lei era candidato sindaco di Tirana, nel 2006, aveva chiesto un rinvio e le era stato concesso. Oggi non va bene?
«All’epoca il problema era la falsificazione dei documenti di identità. Stavolta l’opposizione ha scelto di ritirarsi prima della battaglia. L’Albania ha bisogno di costruire uno Stato democratico ed europeo. Abbiamo una fragile tradizione delle istituzioni, dopo 50 anni di dittatura, che ci aveva trasformato nella Corea del Nord dell’Europa. Non rimandando il voto ho protetto la democrazia. Usa e Ue l’hanno capito».
Per ricucire il Paese, accetterà elezioni anticipate?
«No. L’opposizione non può prendere in ostaggio una maggioranza».
Il quotidiano tedesco Bild ha pubblicato intercettazioni che la vedrebbero in contatto con i narcotrafficanti. Accuse pesanti. È preoccupato?
«Non ho la necessità di difendermi da niente. Stiamo mettendo in piedi una grande lotta alla corruzione, una pulizia massiccia di tanti giudici corrotti. Le intercettazioni sono parte di un percorso».
L’ex presidente Sali Berisha ha detto che l’Albania con lei è diventata un «narco-Stato».
«Ma quale narco-Stato. Abbiamo sradicato la cannabis come fenomeno criminale. Cosa dovremmo dire dell’Olanda?».
Chi sono i suoi amici in Italia?
«Ho l’onore di essere amico personale di Renzi e D’Alema».
Che errori ha fatto Renzi?
«Non sta a me giudicare. Forse è più difficile governare l’Italia che l’Albania».
Perché?
«C’è tanto corporativismo. Noi non abbiamo i sindacati, fare le riforme è più facile. In Albania anche le riforme più impopolari sono popolari, la gente le aspetta. C’è tanta voglia di Europa».
L’Albania è pronta a entrare nell’Ue?
«Sì. Ma le decisioni del nostro ingresso dipendono più da dinamiche interne europee».
Come convincerà il Consiglio europeo?
«Se i politici di Bruxelles guardano la cartina, vedono che i Balcani sono circondati da frontiere Ue: Croazia, Slovenia, Ungheria, Grecia. Siamo come il fegato di un corpo chiamato Unione europea».
La vostra economia reggerebbe un ingresso nell’Unione?
«I Balcani sono un’opportunità finora sottovalutata, hanno un potenziale enorme. Certo, io immagino un ingresso in una Ue più flessibile. Ci dev’essere un’Europa con tante Europe: di Schengen, della moneta, della Difesa, dei cittadini. Con queste regole è impossibile. Nonni, genitori, figli, nipoti non possono avere lo stesso peso».
Siete stati un popolo di migranti. Cosa pensa della vicenda Sea Watch?
«L’Italia ha ragione, è stata presa in giro per anni e ha fatto tanto per accogliere. Si possono discutere i metodi del vostro governo, ma non ne vedo altri».