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 2019  giugno 25 Martedì calendario


"Non stumentalizzate l’incidente di Francesco"

Roma «Non strumentalizzate la morte di Francesco per una polemica che con lui non c’entra niente. Si è trattato di un incidente assurdo, una imprudenza che ci ha strappato nostro figlio. Era la prima volta che andava a una festa alla Sapienza. Lui e i suoi due amici pensavano di prendere una scorciatoia, nemmeno conoscevano la città universitaria».
L’appello di genitori di Francesco Ginese arriva alla vigilia dei funerali del giovane foggiano morto trafitto da uno dei cancelli dell’ateneo. L’ultimo saluto a «Gina», come lo chiamavano gli amici che si erano inventati quello strano soprannome dal cognome del 26enne, verrà dato alle 16 nella chiesa di Maria e Gesù a Foggia. Centinaia di persone si stringeranno a Roberto e Concetta e agli altri figli Federico, Fabrizio, Fabio e Chiara. «Non era una testa calda – raccontano i familiari di Ginese —, non era uno che scavalcava per non pagare. Era un ragazzo buono, generoso, simpatico, ironico. Ed era soprattutto felice per aver ottenuto solo pochi giorni fa un contratto a tempo indeterminato per una importante multinazionale farmaceutica: aveva lavorato sei mesi a Roma, nel loro ufficio per le relazioni istituzionali con il Parlamento. Ed era stato confermato», dice un amico di famiglia, Paolo Affatato.
Dopo la laurea in Scienze politiche a Bologna e quella in Economia alla Luiss, Roma era diventata la nuova casa di Francesco: viveva con tre colleghi in un appartamento al Nomentano.
Il lavoro
Il giovane era con due amici. Da pochi giorni era stato assunto a tempo indeterminato
I genitori sono stati avvisati nella notte fra venerdì e sabato scorso dai medici del Policlinico Umberto I. «Venite a Roma, è in coma». «Francesco ha perso moltissimo sangue in 10 minuti nonostante le ripetute trasfusioni», racconta ancora Affatato. «Non si è ripreso dallo choc emorragico. Speravamo che ce la facesse... E pensare che il Pronto soccorso è di fronte al cancello dove Francesco è rimasto ferito. Ma i genitori ritengono che i medici dell’Umberto I abbiano fatto il possibile per salvarlo».
Il giovane aveva una fidanzata, una collega di lavoro che domani sarà a Foggia ai funerali. «Lo conoscevo da bambino, pochi giorni fa mi ha annunciato l’assunzione mentre prendevamo un caffè», aggiunge l’amico di una vita. «In quella parrocchia si è dedicato tanto al volontariato fin da quando era ragazzino. Aveva una formazione e una sensibilità tali che parlava con naturalezza a un senzatetto o a un esponente politico».