Libero, 5 giugno 2019
Perché gli uomini non trovano mai niente
Andre, allora lo fai tu, ’sto pezzo?». La collega mi guarda senza nascondere il ghigno, e comunque in questi casi si cerca di non dar soddisfazione, magari ingoiando il nervoso che, come si dice, sorge spontaneo. «Ma certo, lo faccio io, che problema c’è? E poi mi pare tagliato su misura», replico esibendo intelligente autoironia. «Appunto», mi vien subito risposto con malcelata punta di scherno, peraltro non gradito. Tant’è, sai chemmenefrega. Argomento: i maschi che non trovano mai niente. Anche se ce l’hanno sotto il naso. Anche se l’indicazione per arrivare all’oggetto – il documento custodito nel cassetto della credenza, la scatoletta di tonno stivata nell’angolo destro sul fondo della dispensa o quant’altro – viene fornita con precisione, in genere da una femmina, compagna o sorella o collega o madre che sia (perché quando c’è un lui che non trova qualcosa, c’è sempre una lei che invece sa perfettamente dove bisogna metter le mani). E in effetti sì, è vero, noi uomini ci si trova spesso in questa odiosa situazione, mezz’ora a ribaltare la casa e poi arriva lei e lo trova in tre secondi. Che nervi!... Che poi noi uomini lo sappiamo: nel nostro disordine ci sguazziamo alla perfezione, sono loro – loro! – che hanno l’insopportabile mania di spostare tutto. È questa la scusa immancabile. Vabbè dài, in effetti è così: non troviamo mai niente. E però attenzione, c’è una spiegazione. Non che sia scoperta recentissima, ma ora l’ha rilanciata Focus, il noto magazine che tratta di scienza – uno dei pochi organi d’informazione che ancora si può citare come fonte attendibile senza essere spernacchiati, «sai, l’ha detto Focus...». E comunque, la teoria è anche affascinante, perdipiù restituisce al masculus rincoglionitus anche una certa allure, un tono anticamente aristocratico ormai svanito tra le nebbie del tragico Fantozzi. Spiegano infatti gli studiosi che è tutta questione di “visione periferica”, altra cosa che – fra le tantissime – ci differenzia dal pianeta femminile. C’entra l’occhio, insomma. Sentite qua: secondo gli scienziati – meglio ribadirlo, per evitare insulti e pernacchie – in epoca primitiva le donne dovevano in genere occuparsi dei figlioli, e poi cercare erbe e bacche e radici, e poi preparare i pasti, e al limite controllare che non arrivassero i nemici – roba che il senatore Pillon, in confronto, sembra un femminista radicale. In ogni caso, visti i compiti, proprio le donne hanno nel tempo sviluppato una “visione periferica” che consente loro di tener d’occhio una moltitudine di cose contemporaneamente. La questione è stata persino quantificata: signorine e signore sono in grado di vedere con buona precisione fino a 45 gradi dal centro del loro campo visivo (gli scienziati, omuncoli, precisano che a quell’angolo noi maschi già vediamo suocato), e in alcuni casi sviluppano una visione periferica che sfiora i 180 gradi – cioè, tipo camaleonti. E dunque anche oggi, davanti a una scrivania disordinata, riescono ad avere una percezione immediatamente complessiva. E gli uomini? E bè, signori, il nostro compito, ai tempi di grotte e villaggi, era un altro: andare a caccia. Individuare la preda, stanarla con coraggio e sprezzo del pericolo e catturarla, per poi portare trionfanti il bottino a casa e sfamare la famiglia ammirata e riconoscente (e qui Pillon si alza ad applaudire). E dunque la vista dell’uomo-cacciatore, nei secoli, ha sviluppato soprattutto la capacità di mettere a fuoco una cosa alla volta, di focalizzare l’obiettivo, e però con una qualità dell’immagine molto superiore. Noi uomini, insomma, siamo uno strumento di altissima precisione, mica possiamo perdere tempo nel cercare un cazzo di soprammobile che pare sparito nel nulla (e invece è lì, a dieci centimetri...). Dice: sì, ma queste cose accadevano diecimila anni fa. Non c’entra: fanno ancora sentire i loro effetti. Anche perché determinati comportamenti hanno caratterizzato l’esistenza di donne e uomini per epoche lunghissime – la nascita dell’homo sapiens è stata recentemente spostata ancor più indietro, a 300mila anni fa. Per concludere: è vero, noi maschi non troviamo mai niente, ma non è solo colpa nostra, è una questione – si potrebbe dire – antropologica. «Eh già...». Come, tesoro? «Antropologica, eh?...». Puoi anche far la spiritosa, ma è così. «Tu cacciatore, dunque?». Bè, ’na volta. «E adesso?». Adesso mica siamo nella preistoria, che discorsi... «Ecco, allora fai così: vai a caccia al supermercato, prendi sapone e sale grosso». Prendo cosa? «Il sapone per i piatti, è nel secondo corridoio». E se non lo trovo? «Ma và?... Chiamami, come sempre». Vabbè, tieni vicino il telefono. «Okay». Ciao. «Ciao».