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 1950  giugno 29 Giovedì calendario

Stanlio e Ollio in Italia

San Remo, giovedì 22 giugno 1950, notte
I due noti comici  cinematografici americani, Stan Laurei e Oliver Hardy sono giunti oggi da Parigi, diretti a Roma, dove, per conto della Universalia Film gireranno una produzione di Salvo D’Angelo, già affermatosi con Fabiola. I due attori interpreteranno il film Atollo H che è un lavoro comico con una certa sostanza umana, avendo al loro fianco il comico italiano della rivista  Walter Chiari e, forse, il francese Fernandel.
È la prima volta che i due grandi attori americani vengono in Europa a lavorare. Questa  sera, in occasione della  inaugurazione della Pergola Fiorita, ha avuto luogo una festa in loro onore, presenti numerose  personalità artistiche e  clnematozrafiche. Domani Stan Laurei e Oliver Hardy proseguiranno per  Genova ove nel pomeriggio daranno un trattenimento di beneficenza e, in serata, partiranno alla volta idi Roma.

Sanremo, 23 giugno, matt.
Hanno cominciato i capistazione della Costa Azzurra a passarsi la voce fra loro, nel trasmettere gli ordini telefonici di servizio, e, lungo la linea, l’annunzio ha superato Ventimiglia. «Sono nella  vettura-letto, loro e le mogli, in un  singolo riservato, sul train bleu». In poco tempo le stazioni si  sono riempite di curiosi come – dicono gli organizzatori della venuta di Hardy e Laurel in  Italia – di rado capita di  vederne per dei divi del cinema,  specie in Liguria, dove la gente è di solito poco espansiva. A San Remo folla addirittura e bambini, soprattutto bambini,  l’avanguardia delle migliaia, che – è prevedibile – i due buoni clowns del cinema troveranno in molte altre città d’Italia. Va detto subito, smentendo luoghi comuni su molte  celebrità del cinema, che Stan  Laurei e Oliver Hardy rimangono per la strada e al bar sempre gli stessi Stanlio e Ollio, gli stessi Krik e Krok che i  ragazzi conoscono nei film e nelle maschere di cartone per  carnevale.
Di ormai sessant’anni Arthur Stanley Jefferson (tale è il  vero nome di Stanlio), è piccolinò, più di quanto non appaia in film, ha pochi capelli, ma il viso conserva proprio  l’espressione che sapete e non occorre il sorriso a bocca in giù per accorgersene. Oliver Hardy, di due anni più giovane di lui, sembra molto ingrassato in  confronto ai tempi di Muraglie quando cominciò a fare l’uomo cattivo con Ridolini (si chiama «Grasselli» nelle edizioni  italiane). Migliaia di metri di  pellicola hanno portato in giro la sua prosperosa persona per il mondo. A San Ramo quando è sceso dal treno, aveva una magiostrina un po’ stretta in capo e gli occhiali troppo piccoli: molti ragazzi probabilmente hanno creduto che avesse fatto apposta a combinarsi così per divertirli, e gli applausi  sono stati spontanei. Nel pomeriggio Stanilo ha chiacchierato con gli amici (si intende che la voce non ricorda quella dei doppiati e dei molti imitatori). Ollio ha dormito sodo. La sera e toccato ai due  attori il compito di inaugurare la stagione estiva cenando in un noto ristorante. Al tavolo, con le autorità locali e i dirigenti della casa che li ha  scritturati per il film Atollo, da girarsi in Italia, i due amici dei ragazzini di mezzo mondo hanno compostamente  adempiuto al loro compito. Erano seri, compassati, un po’ malinconici, con grosse  gardenie all’occhiello delle giacche scure: intorno, agli altri tavoli, «smokings» bianchi e «toilettes», un pubbloco ben diverso da quello dei pomeriggi domenicali. Le due mogli degli attori erano un po’ incerte ma soddisfatte. L’orchestra li aveva accolti suonando «Quell’uom dal fiero aspetto» del Fra Diavolo. Ci sarebbe voluta l’altra loro musichetta, il singhiozzante e vecchio «Cucù», ma quasi nessuna orchestra ne ha la partitura, tanto che, per il ricevimento a Roma, sembra che una banda se ne sia fatta fare una trascrizione. I due grandi comici americani Stan Laurei e Oliver Hardy saranno oggi graditi ospiti di Genova. Èssi si esibiranno nel massimo teatro cittadino, il Comunale dell’Opera. Alle 17.30 i due artisti terranno una conferenza-stampa all’Associazione ligure dei giornalisti, trattando, in particolare, del nuovo film che essi si accingono ad interpretare. Verso le 18.30 sarà offerto in loro onore un ricevimento alla Associazione italo-americana (M.A.).

Corriere d’Informazione, sabato-domenica 24-25 giugno 1950
MILANO. L’annuncio dell’arrivo di Ollo e di Stanlio, la celebre coppia di comici che giunge la prima volta in Italia per girare un film a Roma, ha radunato sul sesto marciapiede della Stazione  centrale una folla di viaggiatori e di persone ansiosi di vedere in carne e ossa i due eroi di tante risate. E la buona mezz’ora di ritardo del treno, proveniente da Ventimiglia, anziché scoraggiare chi ne attendeva l’arrivo a  mezzogiorno, ha fatto che la piccola folla si moltiplicasse. Quando il treno è comparso sotto la tettoia, il marciapiedi si-è trasformato in un torrente tumultuoso. Tutti correvano per risalire lungo II treno, giacché lo scompartimento ove avevano viaggiato da Genova Oliver Hardy e Stan Laurei, con le rispettive consorti, era  venuto a fermarsi di là delle tettoie. Ed ecco la inconfondibile figura di Ollio, sfereggiante, un po’ congestionata, apparire allo sportello. Battimani, risate, e qualche ammiccamento, da parte del festeggiato, con una  sfumatura anche di quella furbesca  civetteria che sappiamo, e  un’ombra, forse, di apprensione per la ressa che lo attende e nella quale gli è giocoforza tuffare la sua mole dai dichiarati 150 chili. Ha il vestito «mauve» e la magiostrina. Niente occhiali. Dietro Ollio scende Stanlio, sorridente alla maniera del personaggio di celluloide che egli, senza studio, riproduce nella realtà. Indossa un abito grigio e un cappello di paglia floscio. Si stringono d’attorno alla coppia le due blonde mogli, Ida Laurei e Lucille Hardy, che la sorte, bisogna sapere, ha volute inversamente  proporzionate ai loro mariti.
Stanilo e Ollio declinano con disinvoltura la fatica degli  autografi. Ignorando le tante mani, che fin sopra il treno si  protendevano loro d’intorno, a offrire taccuini. Mentre 1 due comici si avventurano nella calca festante, cominciano a sfolgorare i lampi dei fotografi. Per Ollio l’impresa di raggiungere l’uscita non è cosi agevole come per il suo mingherlino compagno. Ollio di  tanto in tanto si ferma, si volta, corruccia il volto: «Please». È un invito a voler moderare gli entusiasmi troppo dinamici, le effusioni troppo pressanti. Fra i battimani, ai quali i due  protagonisti dell’insolita scena di allegria rispondono amabilmente scappellandosi ed elargendo i loro celebri sorrisi, la piccola folla perviene ai cancelli dell’uscita, e poi si riversa, attraversata la galleria delle carrozze, giù per lo scalone. Finché i due beniamini non prendono posto  sull’automobile che li porterà in un albergo del centro, si rinnovano gli  applausi. Un momento ancora. Due parole al microfono della radio: Contenti d’essere In Italia? «Felicisslmi» (ma in lingua inglese); e qual è il loro film  preferito? Fra Diavolo. Ecco che il pubblico se ne va soddisfatto d’aver visto in viso una delle più note coppie dello schermo, cui un’intera generazione deve tante risate (Corriere d’Informazione, sabato-domenica 24-25 giugno 1950).

Corriere della Sera, 25 giugno 1950
Per dodici ore la popolare  coppia Stan Laurel-Oliver Hardy,  venuta in Italia per girare un film, ha fatto ieri sosta a Milano. I due comici hanno trovato alla  Stazione Centrale – fra la ressa e le acclamazioni d’un pubblico di grandi e di piccoli convenuti per contemplarli in carne e ossa – un’accoglienza festosa, meritato omaggio per gli eroi di tante  matte risate che da «Fra Diavolo» in poi hanno divertito una  generazione. E a trovarsi a tu per tu con Stanlio e con Olilo, tutti quelli che s’accalcavano loro  attorno non avevan certo bisogno di sforzarsi per riconoscere in essi i lepidi personaggi di celluloide, tanto più che, a tratti,  ammiccando furbescamente, Ollio accennava a qualcuna delle sue mosse più tipiche, e Stanlio, per non esser da meno, atteggiava il viso a una compunta mestizia per poi dare in una risata di pretto stile claunesco. Piccoli successi estemporanei di due comici 1 quali, per ripetere i gesti che li hanno resi celebri sullo schermo, non hanno che da ripetere se stessi. E proprio questo riscontro fedele tra la favola comica e la concreta realtà, mandava ieri la gente in solluchero. Ollo,  manovrando a stento la sua mole sferegglante nella calca, sin troppo effervescente, Stanilo seguendolo con più disinvoltura,  hanno cosi percorso l’interno della stazione, bersagliati dai lampi dei fotografi. Al loro braccio erano le rispettive consorti, bionde,  comprese del certo ruolo di  ufficialità che l’occasione comportava. Un’automobile, nella galleria  delle carrozze, ha finalmente accolto i due festeggiati, che apparivano – esibizioni a parte – un po’ accaldati e stanchi. E allora gli anni di cui sono pur cariche le pingui spalle di Ollio. e più quelle mingherline di Stanlio,  palesavano il loro peso. I due  comici sono intervenuti nel  pomeriggio a una prolezione di Fra  Diavolo, suscitando nuova  curiosità e buonumore fra il  pubblico, ed hanno partecipato a una riunione in onore della stampa. Alle 0.45 sono ripartiti per Roma, ove in luglio daranno inizio al nuovo film, insieme con un  comico italiano e uno francese

Corriere d’Informazione, giovedì-venerdì 29-30 giugno 1950
Roma, giugno. Il viaggio di Stanlio e Ollio in Italia, con questo caldo, si è subito profilato come una specie di corrida per i due comici, che dappertutto si sono visti assaliti da una folla di grandi e di piccini, furibonda di entusiasmo. Alle stazioni e in treno hanno  dovuto difendersi con i loro  sorrisi timidi e cortesi, continuando a recitare piccoli sketchs per  accontentare gli aficionados.  Naturalmente non hanno potuto chiudere occhio e riposare. La fatica maggiore per i due  pazienti attori è stata quella di tenere a bada un tale che alle due di notte, nel treno per Roma,  voleva assolutamente offrir loro da bere. Non c’era verso di  convincere il volonteroso signore di  abbandonare l’idea, perché egli seguitava a ripetere che il suo era un dovere di gratitudine  verso quelli che chiamava i suoi  benefattori. «Sono riuscito a  rintracciarli su questo treno, e ora vorrei brindare con loro.  Capirete – spiegava il viaggiatore – mi hanno fatto vincere un  milione». Era successo questo. A San Remo i due comici furono  portati a visitare il casino da  gioco. Il loro ingresso fu accolto con grandi evviva dai  giocatori che abbandonarono i tavoli per gettarsi su Stanlio e Ollio. Ad un tavolo di roulette, l’uomo che nel treno per Roma voleva offrir da bere aveva puntato sul dodici. La pallina si era fermata su questo numero, ma prima che si fermasse il gioco era  stato interrotto per l’irruzione in sala della folla che spingeva  avanti gli attori. Il giocatore  ebbe un tuffo al cuore e si morse le labbra. Se Stanlio e Ollio  fossero arrivati un minuto dopo, e il gioco non avesse dovuto  interrompersi, avrebbe vinto. Non è da escludere che abbia  mandato qualche accidente ai poveri comici, che d’altronde facevano del loro meglio per essere  lasciati in pace e non vedevano l’ora di tornarsene in albergo. Le  puntate erano rimaste lì; quando gli attori se ne andarono, il gioco ricominciò dal punto di  partenza; però il banco, se avesse  perso, avrebbe pagato doppio. La pallina della roulette partì  nuovamente e l’uomo che aveva puntato sul dodici la osservava ancora con amarezza; le  probabilità che andasse a fermarsi sul suo numero non erano  certamente incoraggianti. Ma il gioco non sarebbe quello che è se non serbasse appunto le sue  sorprese: uscì il dodici e il giocatore, allibito e felice, vinse un  milione.
Stanlio e Ollio si compiacquero con lui, ma non accettarono il drink. Erano stanchi e dopo le esperienze che avevano  dovuto fare dal loro sbarco in Europa (a Glasgow l’entusiasmo  dimostrato loro dalla folla fu tale che sette persone finirono  all’ospedale) prevedevano che l’arrivo a Roma non sarebbe  stata una fatica molto lieve. Infatti diecimila romani erano ad  attenderli alla stazione. Stanlio fu strappato giù dal treno e issato sulle spalle dei più fanatici mentre Ollio, con i suoi centoventi chili e l’imponente-statura, fu lasciato sulle sue gambe. Nessun divo del cinema americano, maschio o femmina, aveva mai  avuto un’accoglienza simile; e la cosa è tanto più notevole in quanto, da un po’ di tempo in qua, la gente dimostrava ormai una certa indifferenza verso i frequenti arrivi delle celebrità dello schermo, ai quali aveva già fatto l’abitudine.
Le feste con cui sono stati accolti il «grasso» e il «magro» dimostrano che la loro  popolarità, a differenza che in  America, è ancora molto viva in Europa e in Italia. La forza pubblica si è dovuta  impegnare a fondo per evitare che i due comici venissero travolti dalla folla. Come ad un grosso comizio, molti cartelli si  agitavano sopra le teste infuocate e sudate. Uno di essi diceva: «Viva Stanlio er chiodo», alludendo alla sua magrezza. Su un  altro, più grande, si leggeva: «Viva Ollio er ciccione e Stanlio er seccardino, che a forza de facce ride cianno fatto scordà li guai nostri». Sul piazzale della stazione, ad attendere gli attori, c’erano un vitellone bianco e una scimmia inghirlandati. Alla vista di quella folla di scalmanati, le due bestie s’impaurirono e il vitello,  sbandando a destra e a sinistra, quasi con l’aria di voler prendere tutti a cornate, gettò il panico intorno. Intanto i due attori, che erano accompagnati i dalle loro mogli, furono fatti salire su un’auto scoperta, l’uno accanto all’altro (le signore presero posto su un’altra  macchina), per essere  accompagnati ad un vicino albergo di via delle Terme. Il corteo era  aperto da una fanfara che suonava la popolare marcetta di tutti i loro film. Il volto rotondo di Ollio, rosso come un pomodoro e gocciolante di sudore,  finalmente si spianò, e i suoi  infantili sorrisi apparvero più  sereni. La folla lo aveva  intimorito; del resto l’autista, nel  proteggerlo per farlo salire in  macchina, aveva perso le scarpe. Poche ore dopo, eccoli di nuovo in mezzo al pubblico. Ma questa volta con minori  pericoli. Stanlio e Ollio furono  condotti a ricevere l’omaggio di centinaia di bambini nel giardino di Villa Aldobrandini. Fatti salire su un palco, il «grasso» e il «magro»  cominciarono a farsi i soliti dispetti, conditi di sorrisi e di cortesie  ipocrite, e mandando in estasi  tutti quanti. A un certo punto i due attori furono, per così dire, spettatori di se stessi. E fu quando Alberto Sordi e Mauro Zambuto, che doppiano i loro film in italiano,  improvvisarono lì per lì, al microfono, un battibecco divertentissimo. La voce fina e isterica di Zambuto, che doppia Stanlio, e quella grave e bonaria di Sordi, che doppia Ollio, fecero una strana impressione ai due attori, i quali ridevano e si divertivano più degli altri. Visti di persona. Stan Laurei e Oliver Hardy appaiono più anziani delle loro immagini  sullo schermo. Benché più vecchio dei due, Hardy, che è del ’92, dimostra un’età inferiore a quella del suo compagno, che invece è del ’95. Laurei è  inglese e col suo vero nome si chiama Arthur Stanley Jefferson. Andò in America nel 1910,  insieme con Charlie Chaplin,  dove poi si unì col comico americano Oliver Hardy. Dal 1926 il «grasso» e il «magro» lavorano insieme. Vi è stata soltanto una brevissima separazione negli anni immediatamente precedenti alla guerra, ma poi si unirono di nuovo, più fedeli che mai. Avevano capito che l’uno senza l’altro non  potevano avere successo. Il cinema li aveva messi insieme con  intuito felice e non permetteva che si separassero, almeno fino a quando lavoravano per lo  schermo. Ora Salvo D’Angelo li ha chiamati in Italia, dove  saranno protagonisti di un film che s’intitola Atollo K
Gino Visentini