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 2019  aprile 14 Domenica calendario


Milano-Foggia per i clan sono a un passo

Tra Milano e Cagnano Varano ci sono ottocento chilometri e tre o quattro Italie. E la stessa distanza vale per misurare i gradi di separazione tra la vita storta di Enzo Anghinelli e quella dritta del maresciallo dei carabinieri Vincenzo Carlo Di Gennaro. E tuttavia i colpi esplosi nell’arco di sole quarantotto ore per giustiziare l’uno e l’altro raccontano la medesima catastrofe di un Paese compulsivamente prigioniero di una remunerativa parola d’ordine della Politica – sicurezza – eppure smarrito nel sentirsene regolarmente orfano. La verità è che, stordito da una propaganda che semplifica con ferocia e rozzezza ciò che semplice non è, il Paese ha perso di vista quello che il sangue di Milano e di Cagnano Varano ci dicono. Che la Sicurezza di una collettività, delle sue strade, delle sue piazze, delle sue case, è nella consapevolezza piena della realtà dei territori in cui vive. Nella convinzione che affidare una ordinata convivenza civile a dieci, cento, mille poliziotti, carabinieri o magistrati in più, o armare per legittima difesa i padri di famiglia con diecimila o centomila fucili in più, equivale a decidere di svuotare il mare con un secchiello. Dunque, a dichiarare bancarotta dell’intelligenza. Chi oggi cade dal pero per l’esecuzione di Anghinelli, già in carcere per narcotraffico, dovrebbe fare mente locale al fiume di cocaina che ha reso Milano, non da ieri, uno dei più grandi mercati della droga d’Europa. E, in generale, alla piaga del ritorno dell’eroina, delle pasticche vendute a prezzi da dumping di fronte alle scuole elementari e medie nelle grandi città, ma anche in provincia. Nell’ultima Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze (2018), si legge: “Sulla base di quanto rilevato nel 2017, circa 4 milioni di italiani hanno utilizzato almeno una sostanza stupefacente illegale e, di questi, mezzo milione ne fa un uso frequente”. E ancora: “Il mercato delle sostanze stupefacenti pesa per lo 0,9% del Pil”, più o meno quattro volte la crescita stimata della nostra economia per l’anno in corso, e “il loro consumo è calcolato valere 14,4 miliardi di euro, il 40% del quale per il solo acquisto di cocaina”. Siamo dunque il Paese che mentre si pippa 6 miliardi di euro l’anno in cocaina, inveisce contro” i negri che spacciano” e immagina grottesche” zone rosse” nei centri storici, confondendo, con tutta evidenza, la causa con l’effetto. Pensando che spostando la coca più in là, occhio non veda e cuore non dolga. O che ripulita una piazza di spaccio (come evidentemente è giusto ma non sufficiente fare) quella piazza, prima o poi, non torni a riempirsi. Fino a quando, appunto, una mattina come le altre, nella civile via Cadore, gli attori feroci e famelici di quel mercato da 14,4 miliardi di euro non piantano una pallottola in testa a un cristiano. Non è molto diverso da quello che non abbiamo e continuiamo a non voler vedere in quell’angolo di Italia chiamata Capitanata, settemila chilometri quadrati che comprendono Foggia e la sua provincia (la seconda più estesa di Italia) e i comuni del vicino Promontorio del Gargano. Cagnano Varano, appunto. Dimenticata da Dio, ma soprattutto dagli uomini, la si riscopre ad anni alterni. Nell’agosto 2017, fu la strage di San Marco in Lamis. Oggi, il maresciallo Di Gennaro. Tralasciando, per dire, la banale circostanza che negli ultimi 30 anni, in quella terra, ci sono stati 360 omicidi, l’80 per cento dei quali è rimasto irrisolto. O ancora, sempre per dire, che la questura di Foggia, ancora fino a due anni fa considerato ufficio di “seconda fascia” nelle griglie del Viminale, sia l’unica, in Italia, dove le tabelle statistiche dei reati commessi hanno una colonna dedicata alla voce “stragi”. L’Arcivescovo di San Giovanni Rotondo, monsignor Franco Moscone, arrivato da soli tre mesi e mezzo in quella terra, che fu di Padre Pio oltre che del premier Giuseppe Conte, ha detto ieri: «Io reagisco con il Vangelo, ma qui sembra di stare in America Latina». E nel suo stupore c’è la verità dell’ennesimo buco nero della nostra consapevolezza e la vacuità di una Politica che parla di sicurezza senza avere la più pallida idea, evidentemente, di cosa sia. All’indomani della strage di San Marco in Lamis, l’allora ministro dell’Interno Marco Minniti e il governo Gentiloni produssero uno sforzo straordinario che ha portato in Capitanata centinaia di uomini delle forze dell’ordine, creato un nuovo reparto dell’Arma (” i Cacciatori di Puglia") e dato sostegno a quei magistrati silenziosi della Direzione distrettuale antimafia di Bari e della Procura di Foggia che con formidabile coraggio, ogni giorno, combattono a mani nude. Ci vorrebbe magari anche un po’ di politica. Possibilmente non solo ai funerali di Stato e non ossessionata dalla cinica costruzione di leadership. Certo, sul Gargano, barconi di migranti non se ne avvistano. Ma scafi con la marijuana albanese, rifiuti tossici, cocaina campana, quanti se ne vuole. Dimenticavamo.” Stanno anche i negri di Borgo Mezzanone”, per dirla alla pugliese. Gli schiavi del caporalato in mano ai clan. Che muoiono andando o tornando dai campi dove raccolgono pomodori a due euro l’ora.